martedì 6 gennaio 2015

Mo Yan, sulle arti e la corruzione


Riporto la sommaria traduzione di un'intervista al Premio Nobel Mo Yan, apparsa sul sito della Commissione Disciplinare e ripresa da Caijing il 2 gennaio. Molte le critiche di quanti accusano lo scrittore di essere il corifeo del Partito comunista. Mi ripropongo di terminarla al più presto, per il momento eccone un assaggio.

Gli scrittori e gli artisti devono rimanere radicati alla vita reale, devono stare vicino alla gente comune, condividerne il destino; devono veramente capire cosa pensa il popolo e quali sono le difficoltà della vita di tutti i giorni.

Il 15 ottobre ha preso parte al simposio sulle arti tenuto dal Segretario generale Xi Jinping. In quest'occasione sono state discusse importanti questioni come il ruolo della letteratura nella nuova era e la direzione che l'arte deve assumere. Cosa l'ha colpita di più?

A quel tempo mi trovavo nel mio villaggio di Gaomi, nello Shandong, per esaminare del materiale in preparazione di un lavoro. Non appena ho ricevuto l'avviso sono tornato [a Pechino]. La riunione con Xi non è stata come quelle alle quali abbiamo preso parte in passato. L'atmosfera era molto diversa, più casual e tranquilla. Abbiamo persino chiacchierato un po' in maniera familiare e cordiale. Xi Jinping ha parlato lungamente a braccio improvvisando. Ascoltando il discorso mi sono rimasti impressi diversi punti.

In primo luogo ha detto che artisti e letterati devono tenere a mente che il loro compito principale è quello di 'creare'. Le opere sono il loro fondamento. Come scrittore, ho realizzato che occorre mettersi a scrivere in tranquillità e lasciar parlare le opere. In secondo luogo, [Xi] ha detto che l'innovazione è la forza vitale dell'arte e che bisogna far sì che lo spirito d'innovazione compenetri tutto il processo della creazione artistica valorizzando l'originalità artistica. Dato che scrivo romanzi, penso di doverlo fare con originalità, mantenendo caratteristiche peculiari cinesi. Questo è il mio obiettivo, la mia sfida. Punto terzo: Xi ha detto che è sopratutto l'arte a dover essere innovativa; e in ultima analisi deve trarre origine in modo diretto e indiretto dal popolo, dalla vita reale. L'arte deve certamente mettere le ali all'immaginazione ma deve anche tenere i piedi ben piantati a terra. Penso che quanto viene richiesto a scrittori e artisti sia rimanere radicati alla vita reale, stare vicino alla gente comune, condividerne il futuro; devono veramente capire cosa pensa il popolo e quali sono le difficoltà della vita di tutti i giorni. Connettersi alla terra e mescolarsi alla gente comune.

L'8 dicembre 2012 durante la cerimonia per il Premio Nobel per la letteratura ha tenuto un discorso su "il narratore" (讲故事的人, tradotto in inglese 'storyteller'). E' proprio grazie alle sue storie che il resto del mondo ha cominciato a conoscere meglio la Cina. Oggi qual'è il suo consiglio affinché le storie cinesi diventino sempre più brillanti e affinché la voce della Cina assuma crescente sonorità (nel resto del mondo, ndt)?

Mi sento molto imbarazzato a raccontare storie cinesi, in realtà ci sono molte storie che potrebbero essere raccontate in maniera più brillante. Vorrei che le opere artistiche e letterarie parlassero dell'uomo, fossero incentrate sulle persone. Il compito dei teorici è quello di convincere le persone con il raziocinio, quello degli artisti e dei letterati è invece di commuoverle. Soltanto la verità può convincere le persone, così come soltanto fatti reali riescono a far commuoverle. Per questo vorrei scrivere storie sulla Cina reali; per farlo basta portare nelle storie che scriviamo i nostri veri sentimenti.

In trent'anni di riforme e apertura, la società cinese ha subito cambiamenti incredibili ottenendo grandi risultati. E questa è una cosa che nessuno può negare. Altrettanto innegabile è il fatto che, in Cina, ci siano ancora diversi problemi sociali da risolvere. Raccontare storie sulla Cina vuol dire elogiare i nostri progressi, le nostre conquiste, ma bisognerebbe anche evitare di eludere i problemi.
Quando vado all'estero, spesso i giornalisti stranieri mi fanno domande sui problemi che si trova ad affrontare il paese. Si tratta di problemi piuttosto seri ed è difficile dare una risposta. Allora utilizzo due semplici frasi per spiegarmi meglio, sono le due questioni più dibattute di questi anni. Una è che il Partito comunista cinese, più di ogni altro partito in qualsiasi altro paese, dà speranza di prosperità alla Cina. L'altra è che il Presidente Xi Jinping, più di qualsiasi altro capo di stato, spera che il popolo cinese trascorra giorni felici. Sono affermazioni che non solo nessuno è in grado di smentire, ma sono anche vere.

In questi due anni, nel partito a tutti i livelli è stata messa in pratica l'essenza delle 'otto disposizioni' (中央八项规定) e corretti risolutamente i 'quattro venti' (四风 formalismo, burocrazia, edonismo e spreco, ndt). Cosa l'ha colpita di più e cosa ritiene vada migliorato?

Le 'otto disposizioni' e i 'quattro venti' sono entrambe misure tempestive. In realtà qualche anno fa circolavano già provvedimenti e slogan molto simili. Ma la tempo la maggior parte è stata spazzata via con un colpo di vento, oppure si parlava di rafforzarli e poi invece il grado di implementazione era piuttosto scarso, così i provvedimenti rimanevano appesi al muro, gli slogan servivano soltanto a riempire la bocca. Questa volta credo che ci stiamo muovendo nel modo giusto, il risultato è evidente. In passato ero dell'opinione che alcune cose non potessero essere cambiate; per esempio l'appropriazione indebita di fondi pubblici, la stravaganza e gli sprechi, credevo che non fossero arrestabili né proibibili. Adesso invece per quanto ostinati siano i comportamenti sbagliati, tutti possono essere gestiti e puniti.

Un esempio concreto?

Prima di tutto, ora è raro vedere in posti lussuosi come ristoranti, alberghi utilizzare soldi pubblici o vedere circolare 'auto blu'. Un altro esempio: in passato non importava quanti fossero i commensali, i tavoli abbondavano sempre di pietanze, adesso invece si fa attenzione a risparmiare. Anche i quadri sono diventati molto sospettosi. Penso che questo sia il genere di cose che rende molto felice il popolo. Certo, probabilmente molte altre persone non sono contente per niente, come i capi di tutti quei posti che guadagnano sul lusso. Ma alla fine ciò che più conta adesso è la felicità della gente comune. I cambiamenti non sono solo di facciata, sono avvenuti anche più in profondità e coinvolgono ogni aspetto. Sopratutto nel cuore dei leader e dei funzionari. Un tempo non davano peso alle cose, oggi invece sono molto più attenti. In questo modo hanno sviluppato una certa autodisciplina, un cambiamento che è tutto interno e per questo più prezioso.

Ho notato nel suo romanzo "The Republic of Wine" (酒国) un'aspra critica contro l'utilizzo dei fondi pubblici e altre pratiche nocive tipiche degli anni '90. Era verso queste tendenze malsane che temeva non vi fosse rimedio, giusto?

Al tempo pensavo non vi fosse modo di fermarle, come si poteva fare? Ma ora capisco che bastava assumere il controllo della situazione, ma farlo davvero. Sono passati soltanto due anni e il fenomeno è praticamente sotto controllo. La lotta alla corruzione è andata ben oltre le mie aspettative.

Quale consiglio avrebbe per correggere i 'quattro venti'?

In qualsiasi tipo di governance, tutti i livelli devono essere d'esempio: dai piani alti a quelli bassi, dai funzionari e alla gente comune, dal governo centrale ai governi locali. Se ai livelli più elevati indugiano nei formalismi, a livello basso occorre non lo si faccia. Come? Mi pare che negli ultimi anni il fenomeno sia abbastanza rientrato. In passato, anche i quadri a livello di base si sono lamentati del fatto che i grandi controlli e le molte critiche in realtà non erano altro che apparenza. Quando un dirigente del partito andava nelle zone rurali, i funzionari di grado inferiore recitavano la loro parte, addirittura facevano le prove prima. Cercavano qualcuno che ricoprisse la parte dell'alto funzionario in ispezione e poi tutti ripetevano a memoria quello che devono dire, gli portavano persino il tè. Che senso ha fare questo tipo di controlli? Non è forse uno spreco di denaro? Penso che questo genere di cose vada gradualmente eliminato.

I quadri dovrebbero stabilire un concetto di base, ovvero che il loro lavoro
è prima di tutto in funzione del popolo e che pertanto devono assumersi le loro responsabilità verso il popolo. D'altra parte, gli alti funzionari dovrebbero riuscire a vedere oltre le recite, oltre l'apparenza, e a capire la natura del problema. Se ti accorgi che a livello inferiore c'è qualcuno che recita, bisogna abbandonare il palco e rifiutarsi di ricoprire il ruolo prestabilito. E' con questa forma di ostruzionismo e mancata cooperazione che i 'quattro venti' possono essere corretti e l'apparenza eliminata.


Lei da molta importanza ai fatti reali, molti dei suoi romanzi - come "The Garlic Ballads" (天堂蒜薹之歌) e the "Republic of Wine"- criticano apertamente il fenomeno della corruzione e del burocratismo dei funzionari. Una volta ha dichiarato che la corruzione è un problema molto serio per il Paese dal punto di vista politico, lo è altrettanto per gli scrittori dal punto di vista 'umano', e che è necessario analizzare le contraddizioni tra i desideri della gente, la legge, la moralità e le istituzioni. Potrebbe spiegare meglio questo punto?

Ho lavorato per dieci anni presso il "Procuratorial Daily", il quotidiano del Procuratorato supremo del popolo; ho intervistato alcuni procuratori a livello di base, ho potuto conoscere bene alcuni casi, ma raccontare storie sulla corruzione utilizzando una lingua letteraria non basta a rendermi soddisfatto.
Occorre, piuttosto, parlare degli uomini, creare personaggi esemplari. L'obiettivo fondamentale dovrebbe essere proprio quello di scrivere delle persone comuni e creare dei personaggi.

Naturalmente i funzionari corrotti sono detestati da tutti, eppure dobbiamo ugualmente cercare di descriverli come persone. I funzionari corrotti non sono quei clown che vediamo sul palco dell'opera detergersi il viso incipriato; hanno una caratteristica comune, questa caratteristica comune è proprio l'essere corrotti. Eppure ognuno ha un carattere distintivo, tutti sono persone con una vita reale. Alcuni funzionari corrotti hanno una natura ingannevole. Quando incappano in qualche incidente tutti si chiedono come possa essere successo. Altri hanno invece hanno buoni rapporti interpersonali e godono persino di una buona reputazione. Potremmo dire che molti di loro hanno una doppia faccia. In realtà, non è possibile descriverli utilizzando semplici stereotipi. Se veramente si vuole scrivere di loro occorre dipingerli a tuttotondo, portando allo scoperto i loro sentimenti, le loro contraddizioni emotive, le loro paure e i loro rimpianti. Persino le loro frustrazioni e la loro bontà. Ovviamente, occorre anche descrivere la loro avidità e stupidità. Perché, in fondo, commettere questo genere di errori non è forse da stupidi? Un tempo spesso si diceva che un quadro a livello di contea, se non commette errori, continuerà a non avere problemi per tutto il resto della sua vita: non dovrà preoccuparsi di come mangiare e vestire o di trovarsi un alloggio. Hanno tutto già bello e sistemato, a cosa serve raggiungere una tale avidità da accumulare ricchezze illecite? Per me sono proprio degli sciocchi.

Ho anche detto che non è giusto attribuire il problema della corruzione al sistema e alla società. Prima di tutto perché il fenomeno della corruzione è presente tanto in Cina quanto all'estero; tutti hanno funzionari corrotti e funzionari onesti. In secondo luogo, all'interno dello stesso sistema sociale ci sono persone corrotte e persone che non lo sono affatto. Alcune persone hanno una visione del mondo piuttosto corretta e agiscono senza disonestà, altre hanno una visione del mondo e della vita gretta e distorta. Queste ultime non riescono a resistere alla tentazione di cadere nel baratro. Il sistema sociale, certo, ha parte delle sue colpe quando non è abbastanza rigoroso o presenta delle falle. Tuttavia il livello di moralità, il grado di civiltà e la visione della vita cambiano da persona a persona e, anche se il contesto è lo stesso, ci sarà sempre qualcuno che rigetterà le influenze corruttive, qualcun'altro che salterà nell'abisso. Questo è un fatto oggettivo.

La corruzione che più spaventa è quella dei valori sociali. Avviluppati nella distorsione dei valori, tutti siamo vittime, tutti siamo in qualche modo coinvolti. Quale consiglio dà affinché chi detiene il potere passi da quello stato in cui "non osa cedere alla corruzione" o "non può cedere alla corruzione" allo stadio in cui "l'integrità diventa motivo di gloria e la corruzione dei funzionari è motivo di vergogna".

A questo proposito voglio raccontare due storie personali. C'è un mio parente, che spesso discute della nostra società, pieno di indignazione. Quando si parla di corruzione, viene pervaso dal risentimento. Lo scorso anno, suo figlio ha fatto l'esame per accedere alle scuole medie. Per 5 punti non è entrato nella scuola del nostro distretto. Allora è venuto da me dicendo che si trattava di soli 5 punti e che dovevo assolutamente dargli una mano; che non aveva paura di dover tirare fuori dei soldi. Al che io gli ho fatto notare che ogni volta che ci vedevamo non faceva altro che lamentarsi della corruzione e dell'avidità dei funzionari, ma se a quel punto io avessi preso i soldi e li avessi dati [a chi di dovere] e quell'altro se li fosse presi, non sarebbe stato proprio come corrompere un funzionario? Non mi sarei macchiato le mani anche io? Non ci saremmo trovati invischiati in uno di quegli episodi di corruzione di cui parliamo spesso? Lui mi ha risposto che stavolta è diverso. Mio figlio deve andare a scuola.

Altro episodio. Non molto tempo fa, ero in macchina di un amico quando ci siamo fermati al lato della strada. Un posteggiatore abusivo ci ha chiesto 20 kuai. Il mio amico, che ha una certa esperienza, gliene ha dati 10 dicendo che non c'era bisogno della fattura. Il tipo li ha presi e se li è messi in tasca tranquillamente. Anche quest'uomo, nel suo piccolo, aveva un po' di potere. Aveva chiesto 20 kuai, alla fine se ne è intascati 10 puliti, senza bisogno di ricevuta.

Ho voluto raccontare queste due storie non per dimostrare che io sono più nobile di loro. Se mi fossi trovato nella loro situazione, non avrei fatto la stessa cosa anche io? A dire il vero, non posso assicurare che avrei agito diversamente, né posso assicurare che mi sarei comportato meglio. Quindi penso che in un certo senso la corruzione non sia soltanto un male che riguarda la burocrazia, ma contamina anche la società. Certo, i funzionari dovrebbero dare il buon esempio. "Se i funzionari si comportano in maniera scorretta, il popolo vacilla". "Quando ai piani alti tutto va bene, ai piani bassi va anche meglio". Per quanto riguarda il modo in cui riuscire a convincere chi ha il potere a non provare nemmeno il desiderio di farsi corrompere, penso che la cosa principali sia arrivare a conoscere i punti deboli delle persone. Una volta individuati i punti deboli sarà subito possibile costruire un sistema di controllo. Il principio secondo cui "l'onestà è gloria e la corruzione è vergogna" ha sempre fatto parte della nostra tradizione. E' anche uno dei temi centrali dell'opera tradizionale. Questo insegnamento di lunga data naturalmente riveste un ruolo enorme. Tuttavia, debba coniugarsi all'istituzione di un sistema. Questo perché l'istruzione riesce ad esercitare un ruolo importante su molte persone, ma non su tutte. La funzione educatrice e ammonitrice del detto "l'onestà è gloria e la corruzione è vergogna" certamente ha un alto valore a livello di propaganda, ma è necessario che questa propaganda sia costruita sul presupposto che esiste già un sistema di controllo delle debolezze umane. Prendendo due piccioni con una fava è possibile, così, ottenere risultati anche migliori.

A dire il vero quando parliamo dei comportamenti scorretti (altrui) siamo sempre pronti a definirli malsani, quando però tocca a noi direttamente dobbiamo tenerci fuori. Cambiare questa tendenza è un processo graduale. Bisogna perseverare per avere successo.

I risultati non si ottengono in una notte. Occorre avere un certo spirito introspettivo perché non basta concentrarsi sugli altri, guardare cosa fanno i funzionari, scrutare i loro aspetti più sordidi. Bisogna cambiare il punto di vista. Chiedersi se fossi al posto loro se sarei o meno in grado di controllarmi. In realtà, spesso abbiamo bisogno che sia una forza esterna e giusta a giudicarci, mentre dobbiamo continuare ad aggiustare le nostre inclinazioni più intime per arrivare infine ad ottenere l'autocontrollo desiderato. Le grandi opere letterarie riescono ad esercitare quest'influenza discreta mostrando alle persone le pulsioni buone e giuste e come sconfiggerle. Sono fermamente convinto che dai buoni pensieri di milioni di persone scaturirà una grande forza morale. E che questa forza morale riuscirà a contenere il verificarsi di fenomeni detestabili e a correggere i comportamenti scorretti. Così facendo a lungo andare il comportamento della società può essere migliorato.



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