mercoledì 5 ottobre 2011

Lo stato di salute dell'economia cinese: ecco alcune diagnosi

Nell'arco di qualche anno la seconda economia mondiale potrebbe avere un brutto risveglio. Secondo un sondaggio condotto da Bloomberg alla fine del mese scorso e realizzato sulla base delle proiezioni rilasciate da investitori, analisti e traders, nel giro di un quinquennio il trend economico della Cina rischia una brusca frenata, con un ritmo annuo che potrebbe scendere al di sotto del 5% - contro l'attuale 9% - entro il 2016 (data in cui invece, sulla base delle stime del Fondo monetario Internazionale, il Dragone dovrebbe effettuare il grande sorpasso sugli Stati Uniti). Più precisamente, il 47% degli intervistati ritiene che la fase di rallentamento si verificherà in un lasso di tempo che va dai 2 ai 5 anni, mentre il 20% confida che tale inversione di marcia avverrà entro soltanto un anno.

La Cina, che durante la crisi finanziaria del 2008-2009 aveva già registrato un crollo record delle esportazioni degli ultimi 32 anni, alla luce di una seconda recessione di Stati Uniti e UE, potrebbe trovarsi ancora una volta in serie difficoltà nel sostenere una crescita economica sostanzialmente trainata dall'export. Un problema questo che Pechino sembrava già aver preventivato quando, mostrando le linee guida del XII Piano quinquennale, sottolineò l'esigenza di potenziare la domanda interna.“Espandere la domanda interna è la nostra strategia guida a lungo termine", dichiarò a ridosso del V Plenum Zhang Ping, presidente della commissione nazionale per le Riforme e lo Sviluppo.

Il pericolo di una bolla immobiliare, l'inflazione galoppante e  la fragilità finanziaria di UE e USA sono tra i principali ostacoli che mettono a rischio la corsa del Dragone. Secondo il 38% degli interpellati dall'agenzia d'informazione finanziaria newyorkese l'economia cinese sarebbe in netto peggioramento, il 13% ritiene sia in crescita, mentre il 47% ne ha evidenziato una sostanziale stabilità. A fare un po' di chiarezza in questo marasma di numeri e percentuali ci hanno pensato le stime ufficiali della China Federation of Logistics and Purchasing, che alcuni giorni fa hanno evidenziato un PMI (Purchasing Manager Index) in crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente; valore questo che di fatto pone nuovamente l'indice del manifatturiero cinese di poco oltre la soglia del 50%, indicando così un mercato di fatto in espansione.

E sebbene come ha affermato Zhang Liqun, researcher presso il Centro di Ricerca e Sviluppo, "la probabilità che l'economia cinese rallenti è ancora alta, in quanto le piccole imprese si trovano a fronteggiare molti problemi", le prospettive a breve termine per chi investe nel Regno di Mezzo sono ancora piuttosto positive. Buona parte degli analisti ritiene che nei prossimi 12 mesi il mercato cinese si confermerà tra i più redditizi, secondo soltanto a quello statunitense.
Ulteriori rassicurazioni vengono dal chief econmist di HSBC, Qu Hongbing, il quale ha quasi escluso l'eventualità di un rallentamento al di sotto del 5%, pur evidenziando come un atterraggio duro dell'economia dagli occhi a mandorla implicherebbe gravi ripercussioni su tutta l'economia globale.

di Alessandra Colarizi

domenica 2 ottobre 2011

La Rpc compie 62 anni: ai festeggiamenti non sono ammessi gli "imbucati"


Festeggiamenti in pompa magna per il 62° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese, che sotto la direzione di Hu Jintao, Wen Jiabao e Wu Bangguo hanno esaltato una Tiananmen gremita di persone; oltre 120mila i partecipanti tra cinesi e stranieri, secondo quanto riportato dalla agenzia di stampa Xinhua. Tra i rituali consueti per celebrare l'evento, l'alza bandiera e l'offerta di una corolla di fiori al monumento degli Eroi del Popolo, martiri della Rivoluzione maoista, il tutto preceduto da un discorso del premier cinese tenutosi nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre: "La Cina ha bisogno di maggiore democrazia interna, l’unico modo per rispondere alle grandi sfide che si pongono davanti a noi e risolvere i problemi che più di tutti preoccupano la popolazione," ha affermato nonno Wen, il primo ministro dal cuore tenero che, per i suoi appelli a favore di una maggior giustizia sociale, è incappato più volte nella maglia della censura degli organi di stampa filogovernativi.  Parole, quelle del premier, che si scontrano in maniera evidente con  i provvedimenti messi in atto dal Partito, il quale continua a reprimere con ogni mezzo coloro che cercano giustizia e democrazia.

E mentre la leadership si fa bella dei suoi ultimi successi - in primis il lancio del modulo spaziale Tiangong che ha preceduto di soli due giorni la festa nazionale - e il Global Times descrive il "sincero trasporto" con il quale l'anniversario della Repubblica è stato celebrato anche in Tibet (giusto la scorsa settimana due monaci seguaci del Dalai Lama si sono dati alle fiamme in protesta contro Pechino, ma di questo, ovviamente, il quotidiano cinese non fa parola...) proprio nei giorni a ridosso dei festeggiamenti, decine di persone venivano arrestate e allontanate dalla capitale vittime delle misure preventive di un governo sempre più ossessionato dallo scoppio di nuovi focolai di rivolta.

giovedì 29 settembre 2011

"Elezioni con caratteristiche cinesi" e cyber-candidature

I cittadini cinesi sono chiamati alle urne; un evento che si ripete ogni tre o cinque anni, a seconda del luogo, al fine di eleggere i Renmin Daibiao, ovvero i delegati delle assemblee popolari delle unità rappresentative di base. In altre parole, nel corso dei prossimi mesi l'elettorato dei villaggi e dei distretti urbani di tutto il Paese procederà alla nomina dei rappresentanti delle assemblee popolari locali, il livello più basso del sistema parlamentare cinese, nonché l'unico sul quale il popolo può esporre il proprio giudizio. Un sistema che esiste dagli anni 80" e che sulla carta permette la candidatura a qualsiasi persona abbia un minimo di 10 elettori, ma che in pratica è sottoposto allo stretto controllo del PCC (Partito comunista cinese) e assorbito in un sistema politico basato sulla cooptazione dall'alto. La lista dei candidati deve essere infatti vagliata e approvata dai membri del Partito di pari livello ai quali spetta l'ultima parola. Insomma, una sorta di contentino per mettere a tacere chi spinge verso un'apertura democratica, ma di fatto una conferma dell'autoritarismo gerarchico che vige nel sistema cinese.

Eppure, se fin dalla nascita di queste elezioni popolari - nonostante l'opposizione dei vertici- vi è sempre stato il tentativo di avanzata di candidati indipendenti, quest'anno Zhongnanhai si è trovato a dover tenere testa a più di 100 nuovi sfidanti. Galeotto fu il internet e il tanto temuto Weibo, il Twitter cinese, che si è trasformato nel veicolo di propaganda per eccellenza degli "indipendenti". Caso esemplare è quello di Li Chengping, giornalista e blogger noto per la sua serrata critica sociale, il quale vanta sul proprio microblog più di tre milioni di seguaci. Nativo di Chengdu, nella provincia del Sichuan, Li avanza un programma di riforme piuttosto soft, proponendo una maggior sicurezza degli autobus scolastici, assistenza agli anziani e sussidi per i neolaureati. "Dietro alla mia candidatura non si celano velleità di ribellione verso il governo, sarebbe un atteggiamento veramente ingenuo", ha dichiarato il blogger che, per evitare guai con le forze dell'ordine, ha rifiutato ogni tipo di donazione e si è dichiarato pronto a fronteggiare l'insorgere di qualsiasi manifestazioni di piazza.

Nulla di pericolosamente sovversivo insomma, ma il governo cinese non sembra di questo parere. Il 30 maggio scorso, il Global Times, quotidiano filogovernativo in lingua inglese, commentava con queste parole il crescente desiderio di partecipazione dei cittadini: "lo scarto negli ideali tra diversi gruppi di pensiero nella società cinese è cresciuto in questi ultimi anni. La partecipazione di candidati indipendenti potrebbe accelerare questo processo, recando ancora più turbolenza, minacciando la coesione della nazione… sollecitando il voto attraverso internet, potrebbero distruggere il sistema, ponendo una sfida proprio in un momento cruciale per la scena politica cinese… il sistema politico cinese ha mostrato flessibilità verso le differenti opinioni insistendo sui cambiamenti interni al posto di riforme dall’esterno. Per quanto riguarda i candidati indipendenti, essi dovrebbero integrare i loro sforzi personali con l’andamento generale delle riforme politiche della Cina".

D'altra parte il Partito si è fatto i suoi conti in tasca, e facendo buon viso a cattivo gioco, continua a tollerare le elezioni popolari in quanto strategica valvola di sicurezza sociale. "La gente ha bisogno di sfogare le proprie insoddisfazioni, e certamente è meglio che lo faccia andando a votare, piuttosto che innescando movimenti di protesta", ha commentato Tang Wenfang, professore di scienze politiche presso l'università dell'Ohio.

Ma la libertà di movimento per gli "indipendenti" resta comunque molto limitata: lo scorso 22 settembre una decina di poliziotti in divisa ha impedito lo svolgimento di un comizio organizzato da alcuni candidati, mentre Liu Ping -  ex operaia di 47anni che era stata costretta al pensionamento per aver protestato contro le demolizioni forzate - presentata la sua candidatura per l'assemblea di distretto, è stata oggetto di intimidazioni e perquisizioni, per essere poi infine estromessa dalla lista a causa di imprecisate motivazioni legali. Una battaglia contro i mulini a vento quella degli "indipendenti", che tuttavia lascia sperare in un cambiamento, seppur a lungo termine. "Anche se soltanto uno di noi verrà eletto", ha affermato Li Chengping, "questo sarà comunque un primo passo avanti".

di Alessandra Colarizi

martedì 27 settembre 2011

La Tigre e il Dragone, amici-nemici per la pelle

Messe da parte le storiche inimicizie, lunedì scorso Cina e India hanno dato il via al primo Dialogo Strategico Economico, al fine di instaurare rapporti commerciali vantaggiosi per entrambe le parti. Un passo decisivo senza dubbio compiuto alla luce della complessa situazione internazionale, che gravata dalla crisi del debito europeo e dall'incertezza economica statunitense, sta assistendo all'avanzata silente di nuovi protagonisti. “Una più stretta relazione tra Pechino e Delhi non avrà soltanto risvolti positivi per le relazioni bilaterali tra i due Paesi, ma darà anche fiducia ai Paesi emergenti”, ha dichiarato durante la cerimonia d'apertura il ministro della commissione nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, Zhang Ping.

La Tigre e il Dragone, seppur controvoglia, si trovano a collaborare ormai da tempo su più fronti: da una parte come membri del G20, dall'altra come rappresentanti asiatici del BRIC (Brasile, Cina, Russia, Sud Africa e India), legati a doppio filo dalla necessità di affrontare sfide comuni. E il vertice tenutosi lunedì a Pechino, sotto la regia del premier cinese Wen Jiabao e del suo omologo indiano Manmohan Singh, ha dato la possibilità di trattare una serie di questioni calde, raggiungendo nuovi accordi volti ad incentivare l'apertura dei mercati e a migliorare l'ambiente d'investimento. Temi cruciali sono stati poi la situazione del settore ferroviario, il problema delle risorse idriche e delle fonti di energia rinnovabili. L'icontro è stato accolto con grande entusiasmo da entrambe le parti e secondo Liu Xiaoxue, researcher presso l'Accademia delle Scienze Sociali, “darà all'India maggiori possibilità di business in Cina”.

Pace fatta? Meglio parlare di un tiepido armistizio: recentemente i media indiani hanno reso nota l'intenzione della ONGC Videsh Ltd , compagnia petrolifera statale, di effettuare -  congiuntamente con il Vietnam - una serie di esplorazioni nel Mar cinese meridionale, da tempo al centro di una spinosa controversia a sei che vede Pechino, Hanoi, Filippine, Taiwan, Malasya e Brunei, coinvolte in una complessa disputa territoriale. Oggetto della contesa le isole Paracel e Spratly, pugni di scogli disabitati ma estremamente ricchi di risorse energetiche, e pertanto particolarmente appetibili. Ma non solo. Le acque contese ricoprono un ruolo fondamentale nella strategia energetica del Dragone, ospitando nei loro fondali la base nucleare sottomarina di Hainan; ragione questa per la quale Pechino non può assolutamente tollerare sconfinamenti. In risposta alle provocazioni di Delhi, il governo cinese ha annunciato un paio di settimane fa che provvederà ad estendere le proprie esplorazioni nell'Oceano Indiano di 10.000 chilometri quadrati; altro bacino d'acqua di importanza strategica per la politica oceanica cinese (http://cinasia-baochai.blogspot.com/2011/09/la-strategia-del-filo-di-perle-e-la.html).

Ma se dal mare soffia vento di burrasca, sul banco dei negoziati commerciali i due Giganti asiatici sembrano più inclini a far buon viso a cattivo gioco. “I grandi vantaggi commerciali aiuteranno a superare le divergenze. I rapporti bilaterali tra i due Paesi ultimamente hanno visto una crescita molto rapida”, ha affermato Liu Xiaoxue. E ulteriori rassicurazioni arrivano anche dai numeri: nel 2010 gli scambi tra Pechino e Delhi hanno visto una crescita su base annua del 42,4%, con esportazioni verso l'India del +31,3% e importazioni in rialzo del 51,8%. Un armistizio quello tra i due nemici storici che negli ultimi otto mesi ha fruttato ben 48,16 miliardi di dollari, evidenziado una crescita del 19% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

(A.C)

lunedì 26 settembre 2011

Quando i giornalisti giocano a fare i detective

Arresti facili, minacce e morti misteriose: il mestiere del giornalista in Cina sembra essere segnato da un destino inquietante che si dispiega attraverso trame degne del giallista Qiu Xialong. Sullo sfondo una notizia scottante da occultare ad ogni costo; un “ispettore” un po' incauto, assetato di verità; un mandante sconosciuto e molti, moltissimi sospettati. E poi c'è l'arma del delitto...un coltello. Trent'anni, giornalista televisivo, Li Xiang è stato freddato lunedì scorso nei pressi della sua abitazione con 10 colpi di arma da taglio. Un caso semplicissimo per la polizia locale che data la sparizione di portafogli, telecamera e portatile ha potutto archiviare il tutto, avanzando il movente del semplice furto. E dopo due giorni i presunti colpevoli erano già in manette: Li Junzhao e Zhang Xiaobo, due giovani disoccupati che, secondo le autorità, “con la vittima non avevano nulla a che fare”. Forse, eppure c'è qualcosa che non torna, un particolare che non è passato inosservato ai più: il reporter televisivo stava seguendo molto attivamente la questione degli scandali relativi alla vendita e al riutilizzo di olio di scolo, rilavorato e infine “magicamente” trasformato in olio da cucina, nonostante l'alta tossicità. Un giro di riciclo che si aggira intorno ai 2 milioni di tonnellate e che avrebbe come basi operative le provincie dello Shandong, Henan e Zhejiang.

Un ennesimo scandalo alimentare per la Cina che ormai per salvare la faccia farebbe di tutto. Anche uccidere? Il popolo di internet sembra non avere dubbi: la morte di Li, che sul suo blog aveva fatto il nome di un'azienda locale invischiata nel business dell'olio, è strettamente legata alle sue denunce.

Ma facciamo un salto indietro. Un'altra morte avvolta nel mistero, un altro caso rapidamente archiviato. Era il 9 gennaio del 2007 quando, nella località di Huiyuan, nello Shanxi, Lan Chengzhang, collaboratore della China Trade News, fu ucciso a bastonate da alcuni “teppisti”. L'uomo, che stava facendo luce sulla trasgressione degli standard minimi di sicurezza nell'industira mineraria della zona, - secondo un giornale locale - sarebbe stato assalito e picchiato, mentre il suo collega si trovava chiuso nell'ufficio di uno dei padroni della miniera. Qualcosa che non torna ci sarebbe, ma la stampa ufficiale - in altre parole il governo cinese – al tempo dichiarò che Lan era “un falso giornalista, il quale stava cercando di estorcere denaro agli investitori della provincia.” E con questa fantasiosa ricostruzione, il caso fu chiuso. “Se si trattava veramente di un giornalista”, promisero le autorità locali, “interverremo con severità”. Non si seppe più nulla.

A questo punto, data la tragica sorte dei suoi colleghi, si dovrebbe considerare fortunato Ji Xuguang, giornalista del Southern Metropolis Daily, il quale, la scorsa settimana, è stato “semplicemente" minacciato e poi trattenuto dagli agenti per aver denunciato l'atroce storia di Li Hao, il trentaquattrenne di Luoyang che ,dopo aver rapito sei donne tra i 16 e i 34 anni, le ha poi rinchiuse per due anni in un sotterraneo a 4 metri di profondità, costringendole ad avere ripetuti rapporti sessuali. Due sono state uccise, una è riuscita a fuggire e a confessare l'accaduto alla polizia, la quale ha tuttavia insabbiato la cosa probabilmente per paura di compromettere l'immagine della città in corsa per il titolo di "città più civilizzata della Cina". La spiata del signor Ji, giunta a più di due settimane dall' arresto del sospettato, è stata definita dagli agenti di sicurezza niente meno che “una rivelazione di segreti di Stato”.

Ma le intimidazioni delle forze dell'ordine non hanno sortito i frutti sperati, e giovedì scorso, subito dopo il suo rilascio, il giornalista metteva tutto per iscritto, rendendo noto come le autorità avevano tentato di tenere all'oscuro l'opinione pubblica facendo ombra su un crimine avvenuto a meno di due miglia dall'ufficio di pubblica sicurezza della città. Venerdì i particolari della scabrosa vicenda, campeggiando sulle prime pagine dei quotidiani internazionali, erano già sulla bocca di tutti.

Per una volta forse, il "detective" è riuscito a fare luce sul caso senza rimetterci le penne; un lieto fine dal retrogusto amaro, ma a quanto pare di questi tempi in Cina, tra la lama della cesoia governativa e quella di un "anonimo coltello", tocca accontentarsi del male minore.

sabato 24 settembre 2011

Un erede di "grande peso" per Mao Zedong


Mao Xinyu, il più giovane discendente di Mao Zedong, ha già fatto ampiamente parlare di sé, e non sono esattamente elogi quelli che circolano da diversi mesi a questa parte sul web. Nato nel 1970, il "nipotino" del grande Timoniere ha conseguito la laurea presso il dipartimento di storia della Renmin University e al momento è researcher presso l'Accademia di Scienze Militari dell'Esercito di Liberazione Popolare. Autore di diversi libri, tra i quali spicca non a caso il volume "Nonno Mao Zedong", nel 2009 è stato promosso al rango di generale maggiore, una carica che gli è costata "pesanti" critiche  data la stazza oversize che lo contraddistingue. "Una persona priva di requisiti idonei come lui che diventa generale, questo è un insulto all'Esercito di Liberazione Popolare", ha commentato Pu Zhiqiang, attivista e avvocato per i diritti umani. Ad aver alimentato ulteriormente i sospetti sulla promozione del giovane Mao, è stato sopratutto il noto "acume" del quale ha dato prova in numerose occasioni, lanciandosi in dissertazioni senza capo né coda. Un ars oratoria che è già stata battezzata dal popolo di internet come "Major General Genre" e della quale abbiamo un esempio particolarmente esilarante nel video qui sopra. Evidente l'imbarazzo dell'intervistatore che, lanciata la domanda "Cosa ne pensa della nostra campagna contro gli insegnanti senza licenza", ha dovuto simulare grande interesse per un discorso fatto di mezze frasi sconclusionate, ripetizioni e balbettii; il tutto, bisogna però riconoscere, contraddistinto dalla grande convinzione con la quale Mao, forte del suo nome, ha recitato la sua parte alla perfezione, senza mostrare alcun segno di cedimento.

Qua sotto il testo dell'intervista di Mao tradotto in inglese:


(Host) We are now organizing a campaign. It’s about unlicensed teachers. What do you (think of it)?
(Mao)Unlicensed teachers…I want to say…Just now, I…well…then…well, my secretary showed me. I want to extend it (the topic). About unlicensed teachers…I want to…here…this…this…I want…just…just not that I want to dodge anything…I want to stress this…Which is to say nowadays those unlicensed teachers, now our country’s this…speaking of this tea…teaching rank, I think, there is a very important part, called private teachers. Just private teachers. This, how to say, I’ve considered…observed for a long time this private teacher thing. A private teacher…how to say…He even…a private teacher from…I think…Technically speaking, he is not a teacher formally certified by the country. He is…that is to say, he is also, as a private teacher…His…well…Of course, his this teaching quality, his this caliber is surely not as good as this formal normal college kind of thing. Of course, this private teacher thing, including this unlicensed teacher thing you’ve mentioned, this problem has indeed become a…a big problem of the education part. This is to say, first, this is to say…In the future, I…I…I…the problem of education, I truly deeply hope that many of this…I hope a large number of, well, private teachers can, through their…effort, their own effort, painstaking study…Um…can improve their own level. I hope many private teachers can become excellent formal teachers. Well, apart from private teachers, well…who hold our education back, I think now most..most people’s general feedback is to say…Don’t simply talk about private teachers. Even our formal teachers who came out from normal college…their, well, cultivation, and their education background, is yet to be improved.
(http://www.ministryoftofu.com/2011/03/the-major-genreral-genre-how-chinese-make-fun-of-maos-grandsons-senseless-talk/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+MiniTofublo)

giovedì 22 settembre 2011

Han Han: il ragazzo cattivo che Pechino non mette in castigo

Classe 1982, faccia pulita, aria da star. Potrebbe sembrare uscito da una soap televisiva, ma non fatevi ingannare: il Time lo ha classificato tra le 100 persone più influenti del Pianeta e il suo gruppo su Facebook conta già 4.197 fan. Han Han è ormai diventato il blogger più famoso della Cina e i numeri sono dalla sua: 450 milioni di visitatori l'anno e una media di quasi 15.000 commenti giornalieri. Una folla di proseliti alla quale nemmeno la censura può mettere un freno.

Ma chi è veramente Han Han? Personaggio caleidoscopico, tutto da scoprire. Shanghaiese e pessimo studente, a diciassette anni scrisse il suo primo libro "Le Tre Porte". Poi bocciato, fece fagotto di libri e quaderni e, dato un calcio a secoli e secoli di tradizione confuciana,  varcò la soglia della scuola..per l'ultima volta. Un colpo di testa, una ragazzinata? Forse, però bisogna ammettere che gli è andata molto bene. Quando un insegnante preoccupato gli domandò: "E adesso cosa pensi di fare?", Han non ebbe esitazione: "Camperò vendendo libri e mi comprerò una macchina da corsa". Parole presuntuose, ma anche incredibilmente profetiche: Le Tre Porte, un affresco sul mondo dei disagiati teenager anni 80 ", è anche il libro che ha riscosso più successo in Cina negli ultimi vent'anni. Ma non è tutto. La penna irriverente di Han ha dato vita ad altri quattro romanzi, a diversi articoli e saggi; tutti sotto il comune denominatore di una critica graffiante che non risparmia l'Accademia degli scrittori, critici letterari e uomini di potere. E che si sia fatto dei nemici è evidente: la sua ambiziosa rivista letteraria Party - che dava spazio ad autorevoli artisti, scrittori e musicisti cinesi - nonostante il grande successo riscosso, non è mai andata oltre il primo numero; deboli tracce del bavaglio governativo. Ora infatti Han scrive per il New York Times, si diletta nelle corse automobilistiche ed è l'icona pop giovanile del momento. Ma nonostante i commenti al vetriolo dei suoi post, sulla lista nera di Pechino il suo nome ancora non c'è.

Non ho resistito alla tentazione di visitare il tanto discusso blog. Sotto riporto l'ultimo post di Han, che sebbene risalente al 30 giugno, tratta una tematica molto attuale, facendo riferimento agli ultimi scandali che hanno coinvolto la Croce Rossa cinese. La modalità è sempre la stessa: testo originale+mia approssimativa traduzione.


中国的慈善机构是很淡定的,因为他们都是政府机构,事态再失控,他们都不害怕。他们知道,他们拥有最后一道防线:舆论消灭权。在这些慈善机构们到了最危险的时候,肯定有个部门会发出最后的吼声,然后一片寂静。比较著名的一次慈善机构行使舆论消灭权是在2002年,《南方周末》头版揭露希望工程负责任挪用亿元善款进行投资,最终导致亏损。结果这份报纸几十万份被收回销毁,仅存几千在人间。写这篇文章的新闻人方进玉遭到处理,提供线索的杨女士在2006年患癌症去世,审计报告一直没有对外公开。此前希望工程还有假信丑闻,上海一家规模不大的私营公司捐助希望工程17名学生,他们收到了所有学生的感谢信,结果经查证,仅有3名学生收到了善款,其余均为假信,他们踏访了那片土地,发现感谢信中的一些学生其实已经失学。后来南方周末的记者去做过深度报告,有一家未收到善款的失学的兰姓孩子家中母亲双腿瘫痪,家中孩子全部失学,由于当时中央还征收农业税,而残疾人可以免除农业税,孩子的母亲交不起五十元办理残疾证,所以爬到了当地政府门口要求减免,官员说,你没有残疾证,所以你不是残疾人。后来走访的学生虽然补收到了希望工程善款,但日期其实已经被涂改。

虽然在假信风波中,有相当责任是地方的共青团和教委,因为是官方慈善机构的性质,所以善款会先到当地共青团,再到教委,再到学校,再到个人,但毫无疑问这是整套系统出现的问题。那么为什么类似红十字会这样的慈善机构,臭名昭著,但官方一样不允许非官方的慈善机构或者NGO的产生呢?我觉得这并不是因为官方担心管理混乱,因为NGO再混乱也混乱不过他们自己。而是由于官方机构做的实在太差,所以他们明白很多NGO的诞生势必会很快树立威信,吸引大量年轻人和各界人士,而NGO往往都与慈善有关,加上独立,透明,又有资金和会员的支持,又获得人心,等于是建党伟业,假以时日,势必会政权构成一定的威胁,就算没有威胁,被监督和对比着也是浑身不舒服,就好比金正日一定不喜欢金城武天天站在他边上。所以官方牢牢控制着慈善机构,管理媒体,审计和司法的又都是自己人,这便是中国所谓慈善机构的问题来源。

但是很明显,红十字会的后台没有希望工程硬,在新浪微薄搜索红十字,会出现很多内容,正面负面都有,但是搜索希望工程或者其娘家青基会,马上会出现“根据相关法律法规,你所搜索的内容不予显示”,这就变成了没希望工程。而在百度和谷歌上搜索其丑闻,很多也被屏蔽。在丑闻出现以后,红十字会的各种领导虽然智商不济,但还硬撑召开了发布会,说了一堆不着边的傻话,而且新闻媒体也没有遭到报复。希望工程面对自己的丑闻则不会进行任何的回应,直接封杀媒体,销毁报纸,处理记者。红十字会表示,争取马上开通查询系统,可以让捐款者知道每一笔善款的去处。而希望工程则无法审计。面对一个这样霸道而神秘的慈善工程,我们完全有理由用最坏的心去揣测他,并要求对希望工程进行独立的审计。

在我们做学生的时候,大家都曾经被要求为希望工程捐献,而且年复一年。如果你问我,我们还要为希望工程捐款么,我问你,如果美国人用TWITTER搜索一个慈善机构和一个慈善工程,结果搜索不到任何信息,那他们会为这个慈善机构捐款么?人类没有任何理由为一个不愿公布审计报告并压迫传媒的机构捐款,无论它救助的是什么样的对象或者获得了什么样的成就。

如果我们以最好的心去揣测,那么希望工程也可以退出历史舞台了,如果现在退出,那也算功成身退,毕竟希望工程帮助过不少贫困学生,虽然这是拿老百姓的捐款来节省应该是属于财政的开支,但也是有善。当年邓小平推出希望工程,财政尚不富裕,需要民间慈善。但如今,公款吃喝一年数千亿,维稳一年数千亿,讨好各种生僻国家一家数百亿,而中国有失学儿童三百万,承担他们教育仅仅需要一年十亿。假设现在的中国没有一所小学,要给中国的五十万个村里每一个村都盖一个小学,包括华西村之流也给盖上,需要的全部资金也仅仅等于我们的全体行政人员一个季度不要进行公款消费。所以我觉得希望工程已经完全没有任何的理由向民间征集善款,教育本来是国家财政的一个重要支出部分。我们来看一个数据:2010年香港GDP17481亿港元,征税2090亿港元。深圳GDP9511亿元,征税3061亿元,广州GDP10604亿元,征税3379亿元。香港税收占GDP12%,深圳、广州均为32%。香港教育预算540亿,医疗预算399亿,共占税收45%;而广深两地的教育、医疗预算累计才213亿元,占税收3%。说到医疗,我们再看另外一个数据:政府投入的医疗费用中,80%是为850万以党政干部为主的群体服务;据监察部、人事部披露,全国有200万名各级干部长期请病假,其中有40万名干部长期占据了干部病房、干部招待所、度假村,一年开支约为500亿元。

这两个数据说明了什么我就不说了。到了今天,政府有足够的能力和义务去承担基础教育和希望工程,老百姓无需去掏不明不白并不容质疑的捐款。如果政府对教育的支出所占的GDP比例达到了其他国家的相应比例,而基础教育问题依然无法解决,那才是民间慈善应该帮助和顶上的时候。但这些不意味着我们不再需要慈善,我自己抄袭自己一下,引用去年一篇文章的结尾来给这篇文章结尾:

诸恶莫作,众善奉行。但是如果诸恶一直在作,甚至越做越过,乃至是非颠倒,这一切都不影响后面的那句,众善奉行。

只有众善够重,诸恶才能被诛。



Le organizzazioni caritatevoli cinesi se ne stanno tranquille, perchè sono tutte organizzazioni statali e pertanto anche quando la situzione sfugge di mano, non hanno paura. Sanno di avere un'ultima linea difensiva: il potere di distruggere l'opinione pubblica. Quando sono in situazioni di estremo pericolo, c'è sicuramente un dipartimento che emetterà un ultimo ruggito, al quale farà seguito un po' di tranquillità. Uno dei casi più famosi in cui un'organizzazione di beneficenza ha esercitato il suo potere per soffocare l'opinione pubblica risale al 2002, quando la prima pagina del Southern Weekend smascherò il responsabile del Progetto Speranza di essersi appropriato indebitamente di fondi per 100milioni di yuan, al fine di realizzare degli investimenti che alla fine si rivelarono un fallimento. Come risultato, centinaia di copie del giornale furono ritirate e distrutte, così che ne sono sopravvissute soltanto un migliaio. Quanto all'autore dell'articolo Fang Jinyu incappò nelle disposizioni, la signora Yang che aveva fornito gli indizi nel 2006 morì di cancro mentre il rapporto di revisione non fu mai reso pubblico. Ma in realtà in passato il Progetto Speranza era già stato coinvolto in uno scandalo riguardante lettere false. Una piccola società privata di Shanghai offrì assistenza a 17 studenti del Progetto, dai quali in seguito ricevette una lettera di ringraziamento. Dopo diversi controlli si scoprì che soltanto tre dei ragazzi avevano veramente ottenuto il denaro, quanto agli altri si era trattato di lettere false. Messa in allerta, la società effettuò ulteriori investigazioni dalle quali emerse che alcuni dei bambini che avevano inviato i loro ringraziamenti in realtà continuavano a non frequentare nessuna scuola. Tempo dopo il giornalista del Southern Weekend stilò un rapporto più approfonditò dal quale venne fuori che la madre di uno dei bambini che non aveva ricevuto la donazione era paralitica da entrambe le gambe. Al tempo Pechino ancora riscuoteva le tasse agricole. La donna che essendo invalida in teoria avrebbe goduto dell'esenzione, non potendosi permettere 50 yuan per la tessera di invalidità, si recò davanti all'ufficio governativo implorando una riduzione delle imposte. Come tutta risposta le venne detto che non avendo la tessera allo Stato non risultava come inferma. Sebbene i bambini furono risarciti dei fondi del Progetto Speranza, tuttavia ormai la data risultava alterata.

Nonostante la tempesta di scandali, la Lega locale della Gioventù Comunista e la Board of Education che avevano avuto una responsabilità notevole nella cosa, essendo organizzazioni caritatevoli governative pertanto le donazioni arrivano prima alla Lega locale della Gioventù comunista, in seguito alla Commissione Statale per l'Educazione, poi alle scuole e solo alla fine al singolo individuo. Ma non ci sono dubbi che l'intero sistema presenti dei grandi problemi. E allora perchè ci sono istituzioni caritatevoli quali la Croce Rossa - nota a tutti - mentre il governo non permette allo stesso modo la nascita di organizzazioni di beneficienza inufficiali o di ONG (Organizzazioni non governative). Io non penso assolutamente che sia perchè lo Stato teme disordini nell'amministrazione, dato che le ONG non possono divenire più caotiche di quello che già sono. Credo piuttosto che dipenda dal fatto che l'operato delle istituzioni governative è veramente pessimo, pertanto il governo è consapevole che la rapida diffusione di ONG darebbe loro notevole prestigio, attraendo un gran numero di giovani e di persone di ogni livello sociale. Inoltre le ONG spesso sono correlate ad attività caritatevoli, sono indipendenti, operano in maniera trasparente, godono del supporto dei loro membri e di fondi, riuscendo ad ottenere il favore generale. Il che costituisce nel giro di qualche tempo un pericolo sicuro per il potere statale, e anche qualora questo pericolo non vi fosse, comunque sia i controlli e il confronto lo metterebbero a disagio; un po' come si sentirebbe Kim Jong II accanto a Takeshi Kaneshiro. Ed è così che il governo controlla fermamente le organizzazioni di beneficenza e gestisce i media, mentre l'attività di audit e il controllo della giustizia ricadono nelle mani delle stesse persone. Questa è l'origine del problema delle cosiddette istituzioni caritatevoli cinesi.

Ma è chiaro, i retroscena della Croce Rossa non sono così oscuri. Ricercando su Sina Weibo “Croce Rossa” appaiono moltissimi esiti, sia positivi che negativi. Se invece proviamo a digitare “Progetto Speranza” oppure Youth Fondation il risultato visualizzato è: “il contenuto della tua ricerca non può essere mostrato sulla base del regolamenti vigenti in materia”. Su Baidu e Google molte delle notizie relative a questi scandali sono schermate. Dopo la diffusione di questa ondata di scandali, la leadership della Croce Rossa, sebbene non propriamente dotata di grande intelligenza, e tuttavia ostinata a tenere conferenze stampa, ha affermato un mucchio di idiozzie del tutto irrilenvati, senza nemmeno effettuare ritorsioni contro i media. Quando invece fu il Progetto Speranza a dover far fronte all'ondata scandalistica, non fu in grado di dare alcuna risposta, limitandosi ad ostacolare gli organi di informazione, distruggendo i giornali e mettendo in mezzo i giornalisti. La Croce Rossa ha saputo mostrare come è stato possibile immediatamente dare vita ad un sistema di investigazione che permette ai donatori di sapere quale sia la destinazione dei loro fondi; il Progetto Speranza invece non è in grado di mettere in atto questo tipo di verifiche. Quando ci troviamo faccia a faccia con queste misteriose e tiranniche organizzazioni di carità, noi abbiamo tutto il diritto di fare congetture armati di una sana dose di circospezione, e abbiamo anche tutto il diritto di richiedere una verifica sul suo operato.

Quando eravamo studenti noi, a tutti era stato chiesto di fare delle donazioni al Progetto Speranza, e anno dopo anno. Se tu mi chiedessi di aiutare nuovamente tale organizzazione io ti ti domanderei a mia volta se in America le persone, cercando su Twitter un'istituzione o un progetto di beneficenza non trovassero alcun risultato, allora tu pensi che devolverebbero i loro soldi in donazioni? Il genere umano non ha alcuna ragione di aiutare un'istituzione che non permette la divulgazione di rapporti di verifica e che reprime la circolazione delle informazioni. E non importa quale sia il suo obiettivo o se abbia ottenuto dei successi.

Se noi mutiamo le nostre disposizioni e ci avviciniamo con positività a tale organizzazione, allora essa deve a sua volta lasciare la scena. Se si ritira adesso, può dire di aver comunque servito al suo scopo; dopotutto ha prestato aiuto a non pochi studenti bisognosi, sebbene di fatto abbia preso i soldi di comuni cittadini per fare economia su ciò che avrebbe dovuto pagare lo Stato. Comunque rimane un 'opera buona. Quando Deng Xiaoping lanciò il Progetto Speranza, la situazione finanziaria era tutt'altro che prospera, e la beneficenza era un bisogno reale. Ma adesso, ogni anno vengono mangiati via miliardi di fondi governativi, ogni anno, centinaia di miliardi utilizzati per ingraziarsi ogni tipo di insolito Paese, quando in Cina ci sono 3milioni di bambini che non possono andare a scuola,e basterebbe ogni anno soltanto un miliardo per assicurar loro l'istruzione. Supponendo che nel nostro Paese non ci fossero scuole elementari, per fornirne almeno una ad ognuno dei 500mila villaggi della Cina, compresi quelli delle regioni occidentali, l'intero dei capitali necessari equivarrebbe sotantanto a quanto il nostro personale amministrativo, in tre mesi, non vuole destinare ai fondi pubblici. Pertanto io penso che il Progetto Speranza non abbia alcuna ragione di accumulare donazioni tra i cittadini: l'istruzione è un'importante spesa che dovrebbe spettare all'amministrazione finanziaria del Paese. Prestiamo un attimo attenzione ai numeri: il Pil di Hong Kong nel 2010 ammontò a 1.748 miliardi di HKD, dei quali 209 miliardi di tasse; quello di Shenzhen fu di 9.511 miliardi di yuan, 306,1 miliardi solo di imposte; quello di Canton raggiunse i 10.604 miliardi di yuan, dei quali 337,9 miliardi di esazione tasse. Le entrate fiscali di Hong Kong ammontavano al 12% del Pil, mentre a Shenzhen e Canton raggiunsero il 32%. Il budget stanziato per l'istruzione a Hong Kong (di 54 miliardi) e quello destinato all'assistenza sanitaria (39,9 miliardi), sommati equivalsero al 45% delle esazioni fiscali, mentre i fondi per l'istruzione e la sanità, a Canton e Shenzhen, raggiunsero un totale di 21,3 miliardi di yuan, il 3% del gettito fiscale. Ma per quanto riguarda la sanità dobbiamo fare attenzione anche ad altri dati: all'interno delle spese mediche immesse dal governo, l'80% - pari a 8,5 milioni – sono per i servizi destinati ai quadri più importanti del Partito. Sulla base di quanto rivelato dal ministero della Supervisione e dal ministero del Personale, in tutta la Cina ci sono 2 milioni di quadri a tutti i livelli che richiedono permessi per malattia per lunghi periodi di tempo, di questi, 400mila occupano prolungatamente ospedali del Partito, ostelli e resort, con un dispendio annuo di circa 50 miliardi di yuan.
Queste statistiche presentano una stuazione della quale ancora non ho parlato. Oggi il governo ha sufficienti capacità e ha anche il dovere di assumersi la responsabilità di assicurare l'istruzione primaria e il Progetto Speranza. E i cittadini non devono tirare fuori i loro soldi per donazioni dubbie. Se la quota sborsata dallo Stato per l'educazione, in rapporto al Pil, raggiunge la quota corrispondente in altri Paesi, allora vuol dire che il problema dell'istruzione di base non è ancora stato risolto e che è giunto il momento che la beneficenza ricada sulle persone comuni. Ma ciò non vuol dire che non dobbiamo più impegnarci in opere caritatevoli, io stesso sono stato preso un po' alla sprovvista. Vorrei concludere questo scritto citando la chiusura di un articolo che scrissi l'anno scorso:

“nessuna forma di malignità può essere perpetuata, tutti devono praticare la carità. Ma se la malvagità continua incessantemente a tessere le proprie trame, diffondendosi e crescendo sempre più, anche la distinzione tra bene e male diventa confusa. Eppure ciò non influisce sull'affermazione precedente: dobbiamo praticare la carità e ricercare il bene comune. Solo quando si raggiungerà questo bene comune, solo allora la malvagità potrà essere sconfittà.”

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