giovedì 31 maggio 2018

In Cina e Asia



Mao “promoter” del Blockchain


Non capita spesso di vedere l’immagine di Mao Zedong comparire ad un evento pubblico. Men che meno se l’evento in questione ha l’obiettivo di promuovere una tecnologia controversa come la Blockchain, pilastro delle criptovalute che Pechino sta sottoponendo a controllo stringente. E invece proprio il Grande Timoniere — o meglio un suo sosia — ha aperto i lavori del Boao Blockchain Forum for Asia sull’isola di Hainan. “Spero sinceramente che questo forum sia un successo, vi ringrazio nel nome di Mao Zedong!”, ha scandito con accento dello Hunan l’attore. La legge cinese vieta l’utilizzo dell’immagine o del nome dei leader per scopi commerciali, e la trovata pubblicitaria è stata criticata ferocemente dal popolo della rete che ne ha condannato il cattivo gusto e il “sensazionalismo”, sebbene il dibattito sull’evento sia stato drasticamente censurato. L’episodio si inserisce nell’ambito di un inatteso entusiastico interessamento della Cina per il Blockchain. Promossa dalle autorità soprattutto nel settore finanziario, la nuova tecnologia è stata recentemente associata a ogni genere di business, spesso a sproposito e con semplici finalità pubblicitarie. Ma negli ultimi tempi è diventata anche un astuto espedienti per proteggere il movimento #METOO dalla censura grazie al suo alto grado di decentralizzazione. Ed è forse proprio questo il più grande ostacolo per una sua applicazione sistematica in un sistema politico fortemente centralizzato come quello cinese.

L’Africa potrebbe aggiungere il renminbi alle sue riserve valutarie

Le banche centrali di 14 paesi africani si incontreranno quest’oggi e domani ad Harare per discutere la possibile inclusione dello yuan nelle riserve valutarie. Lo rivela un comunicato del Macroeconomic and Financial Management Institute of Eastern and Southern Africa (MEFMI), secondo il quale parteciperanno i rispettivi vice governatori, oltre ad alcuni funzionari dell’African Development Bank. “La maggior parte dei paesi della regione MEFMI ha ricevuto prestiti o sovvenzioni dalla Cina e sarebbe solo economicamente conveniente ripagare in renminbi [yuan cinesi]”, ha spiegato Gladys Siwela-Jadagu, portavoce del MEFMI. Nell’ultimo anno la graduale stabilizzazione dello yuan ha dato nuovo vigore al processo di internazionalizzazione della valuta cinese. Piani analoghi di diversificazione dei depositi in moneta straniera sono al vaglio delle banche centrali europee.

Cina: dal 2014 circa 200 simulazioni di test nucleari


La Cina sta promuovendo lo sviluppo del suo arsenale nucleare a un ritmo senza eguali. Secondo l’istituto di ricerca China Academy of Engineering Physics, ogni settimana Pechino effettua mediamente cinque test per simulare esplosioni nucleari. In confronto gli Stati uniti sono ancora fermi a quota uno. Tradotto sul lungo periodo, questo vuol dire che tra il settembre 2014 e lo scorso dicembre, il gigante asiatico ha realizzato all’incirca 200 sperimentazioni in laboratorio contro le 50 messe a segno da Washington tra il 2012 e il 2017, stando ai dati della Lawrence Livermore National Laboratory. Cina e Stati uniti sono entrambi firmatari del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari e pertanto impossibilitati a condurre test atomici. Sono invece ancora liberi di realizzare esperimenti per mezzo di una pistola a gas che simula il calore estremo, la pressione e le onde d’urto prodotte da una vera esplosione nucleare. Si tratta di uno tecnologia che risponde ai nuovi equilibri mondiali, come espresso a inizio anno in un rapporto del Pentagono dedicato allo sviluppo di armi nucleari più leggere e meno devastanti, utilizzabili per attacchi di precisione e montabili su missili da crociera. La Casa Bianca ha al vaglio un programma di ampliamento delle proprie scorte nucleari da 1,2 trilioni di dollari.

Cina-Usa: l’Alaska è il vero ago della bilancia (commerciale)

Mentre il segretario al Commercio Wilbur Ross si appresta a raggiungere Pechino per finalizzare i negoziati commerciali, l’Alaska si offre di raddrizzare la bilancia commerciale. Come dichiarato in un’intervista a Bloomberg dal governatore Bill Walker, lo stato più grande e meno popoloso degli Usa può — con le sue risorse naturali — fare la differenza negli scambi con la Cina, che dal 2011 è già il suo primo partner commerciale. Da solo l’accordo sulle forniture di gas naturale liquefatto siglato lo scorso anno è in grado di ridurre il deficit americano di 10 miliardi di dollari. A ciò si aggiunge l’export di prodotti ittici — che al momento si attesta sul miliardo di dollari ma che Walker stima possa essere triplicato — oltre a centinaia di milioni di dollari di opportunità nell’industria mineraria. Ma nei piani di Pechino, l’Alaska riveste anche un ruolo strategico come trampolino di lancio per le proprie ambizioni artiche. Non è un caso che Xi Jinping l’abbia scelta come tappa intermedia di ritorno in Cina dal suo primo faccia a faccia con Trump a Mar-a-Lago.

Pyongyang: sì alla denuclearizzazione ma con tempi nordcoreani

La Corea del Nord porterà avanti la denuclearizzazione della penisola secondo i propri tempi. In un’editoriale, ripreso dal Rodong Sinmun e l’agenzia KCNA, Pyonyang definisce lo smantellamento del sito nucleare di Punggye-ri la prova dei propri intenti pacifici ma mette anche in chiaro che “la Corea del Nord avanza lungo la strada intrapresa da sola, secondo la propria tabella di marcia — indipendentemente da quello che gli altri possono dire e da dove soffia il vento — , per attuare la decisione presa della Terza Assemblea Plenaria del Settimo Comitato Centrale del partito dei Lavoratori”. Un’affermazione che sembra confermare la propensione nordcoreana per un processo diluito nel tempo. Esattamente quello che non vuole l’amministrazione Trump, ma che gli stessi esperti americani ritengono sia necessario considerato il coinvolgimento di “decine di siti, centinaia di costruzioni e migliaia di persone”. Secondo uno studio della Stanford sono necessari 15 anni per portare a compimento il processo.

Intanto, ieri il parlamento del Seul ha mancato la ratifica della Panmunjom Declaration (l’accordo raggiunto da Kim Jong-un Moon Jae-in durante il loro storico incontro) a causa della contrarietà dell’opposizione, preoccupata per l’assenza di riferimenti chiari a una denuclearizzazione “completa, verificabile e irreversibile”. Dettagli su cui presumibilmente si sono confrontate le delegazioni americana e nordcoreana confluite nel weekend nella zona demilitarizzata per colloqui propedeutici al vertice del 12 giugno tra Trump e Kim, mentre in queste stesse ore funzionari dei due paesi sono riuniti a Singapore per definire gli aspetti logistici dell’evento. La Corea del Sud non sta a guardare e alla Casa Blu si ragiona sulla possibilità di una partecipazione di Moon allo storico incontro in qualità di mediatore.

In Cina e Asia



Le divergenze tra Usa e Corea del Nord rimangono “significative”

Mentre a New York si apre un secondo giorno di colloqui, le divergenze tra Washington e Pyongyang sulle modalità in cui deve essere effettuata la denuclearizzazione “rimangono abbastanza significative” e “non sarà facile colmare il divario”, secondo il ministro dell’Unificazione sudcoreano. Ieri sera Mike Pompeo e Kim Yong-chol, vicepresidente del comitato centrale del partito dei Lavoratori (primo alto funzionario a mettere piede su solo americano dal 2000) si sono confrontati davanti a una bistecca per “una buona cena di lavoro” durata circa 90 minuti. Mentre i dettagli rimangono oscuri, un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che la Corea del Nord “deve mettere in chiaro cosa vuole fare”. Intanto i preparativi continuano come da programma, con incontri diplomatici su più fronti. “Saremo pronti per il 12 giugno”, ha dichiarato la portavoce Sarah Sanders.

Cresce l’influenza cinese nel mondo

La Cina sta accorciando la distanza dagli Stati uniti in termini di influenza globale. Complici gli investimenti e le donazioni elargite ai paesi a basso-medio reddito. Lo rivela uno studio di AidData, secondo il quale dall’ultimo rapporto del 2014, il gigante asiatico ha superato India e Giappone arrivando a tallonare Washington. Le due superpotenze sono rispettivamente a quota 354,4 e 394,6 miliardi di dollari di aiuti e altre forme di sostegno. Ma mentre l’influenza cinese si espande anche grazie alla famigerata “nuova via della seta”, Pechino rimane piuttosto indietro nel fornire ausilio e consulenza nell’implementazione delle politiche di sostegno. “Il modo in cui la Cina ha storicamente fornito assistenza allo sviluppo è stato molto frammentato tra più agenzie [e] dipartimenti governativi”, spiega Samantha Custer, curatrice del rapporto.

La Cina vince i mondiali. Fuori dal campo

Mengniu, Vivo e Wanda. Sono alcuni degli sponsor esotici che affiancheranno Coca Cola, Visa e Adidas ai prossimi mondiali. Mentre la nazionale cinese di calcio non è tra le 32 squadre ad essersi qualificate, le ambizioni calcistiche di Pechino sono cosa ben nota da quando Xi Jingping ha annunciato una rivoluzione sportiva mirata a rendere la Repubblica popolare una superpotenza del pallone entro il 2050. Nell’attesa che le capacità tecniche degli atleti cinesi raggiungano i livelli auspicati, la Cina si è ritagliata un ruolo da protagonista lontano dal campo. Complici gli scandali che hanno colpito la FIFA e la natura controversa del paese ospite (la Russia), la manifestazione sportiva quest’anno ha faticato a trovare l’appoggio di finanziatori occidentali venendo snobbata da Sony, Johnson & Johnson e Castrol. Una situazione che la Cina ha saputo capitalizzare al meglio.

Due anni fa, nel pieno dell’inchiesta anticorruzione, il colosso Wanda ha siglato una partnership da 150 milioni di dollari con la FIFA spiegando che “poiché alcune società occidentali si stanno ritirando, cogliamo l’opportunità. Se più compagnie di fratelli cinesi diventeranno sponsor della FIFA come Wanda, uniremo le forze per far progredire gli interessi del calcio cinese”. Negli ultimi 18 mesi, Hisense, Vivo, Mengniu e Yadea hanno risposto all’appello. Ma se la fratellanza imprenditoriale “made in China” sarà in grado di veicolare il soft power cinese nel mondo è ancora tutto da vedere.

Le emissioni tornano a crescere

Le emissioni di carbonio generate dalla Cina aumenteranno ulteriormente nel 2018, nonostante gli sforzi pubblicizzati da Pechino per passare a fonti e politiche energetiche più ecologiche. Lo rivela uno studio di Greenpeace,stando al quale dall’inzio del 2018 le emissioni sono aumentate del 4%. Se questo tasso dovesse persistere per il resto dell’anno, assisteremmo al più rapido aumento su base annua in sette anni. Contribuendo a oltre un quarto della produzione globale di CO2, la Cina è già il primo emettitore al mondo. Come riporta il Financial Times, la ripresa dell’economia cinese nel 2017 ha innescato una spirale crescente dopo due anni di calma piatta. Mercoledì, Bloomberg ha riferito che la Cina starebbe anche valutando di aumentare le sue importazioni di carbone dagli Stati Uniti per agevolare la riduzione del surplus commerciale, pomo della discordia con l’amministrazione Trump.

Protezionismo e alluvioni
Le inondazioni causate dai cambiamenti climatici potrebbero costare alla Cina 389 miliardi di dollari nei prossimi due decenni, molto più di qualsiasi altro paese. Ma l’effetto a catena innescato dai disastri naturali sul commercio globale potrebbe vedere gli Stati Uniti uscire come il vero sconfitto. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Climate Change secondo il quale le spese che la Cina dovrà sostenere in seguito alle alluvioni aumenteranno dell’82% nel periodo 2016–35 a dispetto dei soli 30 miliardi che dovrebbe sborsare la prima economia mondiale. Tuttavia, la Cina riuscirà ad arginare meglio gli effetti secondari delle catastrofi naturali grazie al suo network di relazioni economiche. Secondo lo studio, infatti il libero scambio permette alle nazioni di scambiare beni e servizi per superare temporaneamente carenze o interruzioni delle attività produttive nelle regioni colpite da gravi inondazioni. L’agenda protezionistica di Trump al contrario, nei prossimi 20 anni, rischia di far lievitare i costi di Washington a 170 miliardi.

I nuovi cinesi vivranno una vita più sana degli americani

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, per la prima volta la Cina ha superato gli Usa quanto ad aspettativa di vita in buona salute. I dati, che fanno riferimento al 2016, pronosticano ai nuovi nati 68,7 anni in buone condizioni fisiche rispetto ai 68,5 a cui andranno i contro gli americani, anche se questi ultimi, in termini assoluti, vivranno più a lungo (78,5 contro i 76,4) — gli ultimi dieci anni tuttavia saranno contraddistinti da una salute precaria. Il gigante asiatico sorpasserà gli Stati Uniti anche per quanto riguarda la durata della vita nel 2027. Secondo un’analisi Reuters dei dati dell’OMS, gli Stati Uniti rientrano tra quei soli cinque paesi — insieme a Somalia, Afghanistan, Georgia e Saint Vincent e Grenadine — dove l’aspettativa di una vita sana alla nascita è diminuita nel 2016. Singapore rimane al primo posto con un’aspettativa di 76,2 anni in buona salute, seguito dal Giappone.

lunedì 28 maggio 2018

Weekly News Roundup: Dispatches from the Silk Road Economic Belt



China to enhance cooperation on law enforcement security with other SCO countries 
Chinese State Councillor Zhao Kezhi on 21 May met with leading officials from six other member countries of the Shanghai Cooperation Organization (SCO), respectively, pledging to enhance practical cooperation on law enforcement security. They are in Beijing for the 13th meeting of SCO Security Council Secretaries, focusing on issues including the regional security situation and priority of security cooperation among the SCO members. (Xinhua)

Xi urges more SCO security cooperation
Chinese President Xi Jinping on 22 May met with heads of foreign delegations attending the 13th meeting of Security Council Secretaries of the Shanghai Cooperation Organization (SCO) in Beijing. During the meeting, Xi suggested that the SCO member countries continue to uphold the common, comprehensive, cooperative and sustainable security concept, and promote a security governance model that addresses both symptoms and root causes, so as to push forward the SCO security cooperation to a new level. (Xinhua)

China’s Bingtuan paramilitary force tightens grip on Xinjiang
In Hotan county, in the south-west of China’s remote Xinjiang region, where once there was only barren desert, rows of trees have taken root, bearing red dates and pomegranates.
The agricultural project is one of the latest in a decades-long programme of land reclamation efforts in Xinjiang that cost $4bn last year alone, according to Bingtuan, a 3m-strong paramilitary force that is creating the new farmland areas.(FT)

Chasing the Fire-Worshippers of Tashkurgan
In far western China, the Tajik people still practice customs with roots in one of the world’s oldest religions. (Sixth Tone)

Pakistan turns to China to avoid foreign currency crisis
Pakistan has again turned to China for help in avoiding a foreign currency crisis, deepening the two countries’ economic ties by borrowing $1bn from Chinese banks in April, Pakistan’s central bank
governor has revealed. (FT)

Pakistan seeks economic lifeline with fresh China loans
Pakistan expects to obtain fresh Chinese loans worth US$1-2 billion (S$1.34-2.68 billion) to help it avert a balance of payments crisis, Pakistani government sources said, in another sign of Islamabad's growing reliance on Beijing for financial support. (Reuters)

1st section of CPEC's largest superhighway inaugurated in Pakistan's Punjab
Pakistani Prime Minister Shahid Khaqan Abbasi on Saturday inaugurated the first section of the 392-km Multan-Sukkur Motorway, the largest transportation infrastructure project under the China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) in Multan in the country's eastern Punjab province.The prime minister opened the 33-km section spanned from Multan to Shujaabad city for public, which was completed well before the stipulated time.The six-lane superhighway will connect the country's southern port city of Karachi with northwestern city Peshawar through the populated provinces of Punjab and Sindh. (GT)

B&R needs broader support
China may have proposed the Belt and Road (B&R) initiative but the aim is for it to involve many countries, experts said on Sunday, with more diversified investors as well as financial institutions expected to play a bigger role in bridging the funding gaps in B&R projects. For instance, the country's new outbound investment in 52 countries along the routes increased by 22.4 percent year-on-year in the first quarter of 2018, rising to $3.61 billion according to official data. However, there have been complaints about China's problems with funding for B&R projects. The Chinese government has promised $1 trillion worth of infrastructure investment under the B&R. But the funding for transportation projects stood at $90 billion between 2014 and 2017, the Asia Times reported on May 18, citing data from the Center for Strategic and International Studies (CSIS). Also, the CSIS noted in an earlier study that China's $1 trillion promise may not be met for several years. (Global Times)


CENTRAL ASIA

The people of Turkmenistan can no longer use their president’s image as toilet paper
Police are making sure Gurbanguly Berdimuhamedov’s face isn’t being soiled.

Russia plans to open second military base in Kyrgyzstan

After almost five years of fits and starts on the question, Moscow is set to open a second military base in Kyrgyzstan. With this strengthened military presence, Russia will be in a better position to respond to any militant or terrorist threats potentially spilling over from Afghanistan, to shore up its influence with a Bishkek fearful of terrorism and instability, to send a message to other Central Asian states that Russia remains the pre-eminent power in the region, to both please Beijing and counter the growing Chinese presence across Central Asia, as well as to regionally challenge the United States, which is still actively involved in Afghanistan.

Kazakhstan draws ire from Russia for pursuing multi-vector foreign policy
Recent developments in Armenia, where a former president–turned–prime minister, Serzh Sargsyan, hastily stepped down in the face of vigorous street protests on April 23, underscored the potential vulnerability of Russia’s regional alliances. The Eurasian Economic Union (EEU) has been a pillar of Russia’s post-Soviet diplomacy since its formation in 2014, following two decades of various regionalist experiments with trade and economic integration.

Are Central Asia's Militants Already Coming Home From The Middle East?
Kyrgyzstan appears to be waging a major battle on its own soil against alleged members of "international terrorist organizations."In less than 12 months, there have been at least 28 security operations that resulted in apprehending suspects who Kyrgyz authorities say were connected to terrorist groups in Syria and Iraq. (Rferl)

La Cina abolirà il controllo delle nascite



Pechino ha intenzione di abolire il controllo delle nascite già a partire dalla fine di quest’anno. Lo rivela uno scoop di Bloomberg, secondo il quale il Consiglio di Stato avrebbe commissionato uno studio per determinare le ripercussioni della sospensione della controversa politica che negli ultimi quarant’anni ha permesso alla Cina di diventare la seconda economia mondiale, macchiandosi tuttavia di sistematiche violazioni dei diritti umani, dalle sterilizzazioni forzate agli aborti selettivi.

Fonti anonime pronosticano l’introduzione di una politica della “fertilità indipendente” mirata ad assicurare a chiunque il diritto di poter decidere liberamente quanti figli dare alla luce. Una decisione in proposito verrà probabilmente presa nella seconda metà dell’anno, anche se una sua ufficializzazione potrebbe essere rimandata a inizio 2019. Pare che già nel mese di aprile un primo studio di fattibilità abbia raggiunto la scrivania del premier Li Keqiang.

Mentre gli esperti sono ancora al lavoro, stando alla ricerca preliminare, un rilassamento della politica sarebbe in grado di apportare soltanto benefici “limitati”. “Anche se il controllo sulle nascite venisse completamente rimosso entro l’anno, sarebbe comunque troppo tardi per la Cina”, ha commentato Chen Jian, ex direttore della Commissione nazionale per la pianificazione famigliare, aggiungendo che la nuova misura non sarà in grado di incidere radicalmente sul numero dei nati. Un bel grattacapo per la leadership capitanata dal presidente Xi Jinping, intenta a guidare l’economia nazionale verso tassi di crescita più contenuti e sostenibili senza tuttavia incidere troppo pesantemente sul mercato del lavoro.

Stando alle proiezioni del governo, nel 2030 un quarto dei cinesi avrà compiuto almeno 60 anni, un 13% in più rispetto al 2010. Oltre a ridurre la forza lavoro a disposizione, il precoce invecchiamento della popolazione rischia di pesare su pensioni e sanità mettendo a rischio i piani di Xi, determinato a rendere la Repubblica popolare “un paese socialista moderno” entro il 2035. Addirittura, stando a un rapporto di Deloitte Insights, proprio il fattore demografico potrebbe portare a un sorpasso dell’economia indiana nel corso delle prossime due decadi.

Come spiega il Global Times, i tempi sono cambiati e oggi “una popolazione in crescita viene considerata più una risorsa che un peso. Secondo il vecchio modo di pensare, quando le risorse sono limitate, il controllo della popolazione contribuisce a ridurre la pressione sull’occupazione e lo sviluppo economico. Si stima che la politica di pianificazione familiare abbia impedito circa 400 milioni di nascite dagli anni ’70, riducendo la pressione sulle risorse e sull’ambiente. Dopo decenni di rapido sviluppo, la Cina è passata da un’economia pianificata chiusa a un’economia di mercato aperta, in cui lo sviluppo è sempre più guidato dall’innovazione”.

Per la prima volta dagli anni ’80, negli ultimi mesi il termine “pianificazione famigliare” si è eclissato dai rapporti ufficiali, mentre il rimpasto amministrativo consolidato durante la riunione parlamentare dello scorso marzo ha visto la nascita di una nuova Commissione sanitaria nazionale con il compito di “elaborare politiche e misure per far fronte all’invecchiamento della popolazione e combinare l’assistenza sanitaria statale con l’assistenza alla vecchiaia”. Il nuovo organo manda ufficialmente in pensione la Commissione nazionale per la salute e la pianificazione familiare, creata nel 2013 in concomitanza con un primo allentamento della politica del figlio unico introdotta all’epoca delle riforme denghiane. Quell’anno, una direttiva rivoluzionaria ha concesso a tutte le coppie in cui almeno uno dei due coniugi fosse figlio unico di avere fino a due bambini. Privilegio esteso nell’ottobre 2015 a tutte le famiglie senza precondizioni. I risultati non sono stati tuttavia quelli sperati e, malgrado l’introduzione della “politica dei due figli” — secondo l’Istituto nazionale di statistica — lo scorso anno il numero delle nascite è sceso del 3,5% a quota 17,2 milioni.

La tendenza generale rispecchia infatti una minore inclinazione dei giovani cinesi alla procreazione. Non solo si fanno meno figli e li si fanno tendenzialmente più tardi, sono anche sempre meno le donne in età fertile. Giustificando i numeri, le autorità hanno messo in risalto come “fattori socioeconomici abbiano influenzato più chiaramente la volontà delle persone di dare alla luce e crescere un bambino”. A remare contro sarebbe un mix di costi finanziari, mancanza di servizi per l’infanzia e ambizioni lavorative, in passato meno condivise dalla popolazione femminile. Senza contare che la predilezione per la progenie maschile — sfociata in aborti selettivi dei feti femminili — si è tradotta in un surplus di 30 milioni di uomini oggi in cerca di una compagna.

Auspicando l’eliminazione completa del controllo delle nascite, durante la scorsa Assemblea nazionale del popolo — il parlamento cinese — il delegato del Guangdong, Huang Xihua, ha messo in risalto la necessità di assistere le coppie con “baby bonus”, alleggerimenti fiscali ed educazione pubblica gratuita. “Eliminare le restrizioni sulle nascite senza implementare politiche di incentivazione non aiuterà molto considerate tutte le sfide incombenti”, conferma un demografo indipendente a Bloomberg.

[Pubblicato su Il Fatto quotidiano online]

giovedì 24 maggio 2018

In Cina e Asia



Il RIMPAC chiude la porta a Pechino

Washington ha ritirato l’invito per una partecipazione cinese alle prossime esercitazioni navali del Pacific Rim (RIMPAC), in programma per quest’estate. Le operazioni, che si tengono ogni due anni e coinvolgono una ventina di paesi, hanno accolto regolarmente la Cina a partire dal 2014. Ma la rapida militarizzazione del Mar cinese meridionale — contestata dagli Usa con le sempre più frequenti “operazioni di libera navigazione” — costerà a Pechino la prima esclusione in quattro anni. Giustificando la decisione improvvisa, il Pentagono ha affermato che gli Stati Uniti hanno “prove evidenti che la Cina ha schierato missili anti-nave, sistemi missilistici terra-aria e disturbatori elettronici sulle isole contese dell’arcipelago Spratly (Nansha in mandarino), nel Mar Cinese Meridionale ”. La nota fa poi riferimento “all’atterraggio di bombardieri cinesi a Woody Island (Yongxing in mandarino)”, nelle Paracel. Secondo gli esperti, nell’ultimo anno l’escalation nella penisola coreana ha permesso a Pechino di estendere indisturbatamente la propria presenza nel tratto di mare dove passano ogni anno 5 trilioni di dollari di merci. Lo smacco arriva mentre il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si trova a Washington per parlare di Corea del Nord con Mike Pompeo.

Dopo Cuba la Cina: funzionario americano riporta lesioni dopo misteriosi suoni

L’ambasciata americana in Cina ha emesso un avviso diretto a tutti i cittadini americani, dopo che un impiegato del consolato di Guangzhou ha subito lesioni celebrali leggere in un caso che ricorda molto l’episodio degli “attacchi sonori” contro i funzionari statunitensi a Cuba. “Non possiamo in questo momento stabilire un collegamento con ciò che è accaduto a L’Avana, ma stiamo indagando su tutte le possibilità”, ha spiegato a Reuters un funzionario dell’ambasciata. Nell’avviso si fa riferimento a “sensazioni sottili e vaghe, ma anormali, di suono e pressione”. L’uomo, richiamato negli Usa per accertamenti, aveva notato i primi sintomi alla fine dello scorso anno. Nel caso di Cuba, non ancora risolto, gli investigatori avevano avanzato tra le possibili cause un’arma elettromagnetica o un dispositivo di spionaggio imperfetto. Mentre proseguono le indagini, il consigliere di Stato cinese Wang Yi, in questi giorni negli Usa, ha affermato che “non vogliamo vedere questo caso individuale venire ingigantito, complicato o addirittura politicizzato. Speriamo che le persone non lo associno ad altre questioni non necessarie”.

Pyongyang si prepara a nascondere le armi nucleari?

Mentre i preparativi per la chiusura del sito nucleare di Punggye-ri proseguono di buona lena, il governo nordcoreano ha nominato la provincia di Chagang “zona rivoluzionaria speciale del Songun”. Durante una riunione del ministero della Sicurezza dello Stato è stato stabilito che “rendere la provincia di Chagang un punto d’appoggio strategico per l’esercito di fronte alla guerra moderna fa parte dell’eredità di Kim Il Sung e Kim Jong Il”. Collocata al confine con la Cina, Chagang è per il 98% montagnosa e ospita i famigerati tunnel attraverso cui gli alti funzionari nordcoreani hanno accesso hanno via di fuga oltreconfine. Tutte caratteristiche che — stando agli esperti — rendono l’area un nascondiglio perfetto per l’arsenale nucleare di Pyongyang. Secondo fonti di Daily NK, il governo si starebbe concentrando su un piano per rafforzare il background ideologico dei residenti nella regione così da impedire la fuga di notizie all’estero.

Intanto Trump ha ammorbidito la sua posizione sulle modalità in cui dovrà essere realizzata la denuclearizzazione della penisola. “Sarebbe meglio avvenisse tutto in una volta. Ma non credo di volermi impegnare completamente”, ha affermato il presidente americano aprendo la porta all’eventualità di uno “smantellamento graduale”, come proposto da Kim Jong-un.

Myanmar: i ribelli rohingya dietro il massacro hindu

C’è l’Arsa (Arakan Rohingya Salvation Army) dietro la carneficina dei 100 hindu trucidati e seppelliti in una fossa comune nello stato Rakhine lo scorso 26 agosto. Lo rivela un rapporto di Amnesty International che per primo fa luce sulle violenze da cui è scaturito l’esodo di massa dei rohingya in Bangladesh. Fino a oggi la paternità del massacro era rimasta sospesa tra le accuse incrociate dell’esercito regolare birmano e dei ribelli dell’Arsa. Secondo il rapporto, realizzato sulla base delle testimonianze dei superstiti, “uomini armati vestiti in nero e civili rohingya sono comparsi nel villaggio di Ah Nauk Kha Maung Seik verso le 8:00 ora locale e hanno radunato dozzine di persone tra donne, uomini e bambini hindu. A partire dagli uomini, le vittime sono state bendate e 53 persone giustiziate.In un villaggio vicino, a Ye Bauk Kyar, altri 46 hindu sono scomparsi, presumibilmente uccisi dai ribelli rohingya. Mentre il rapporto non assolve i militari birmani dalle accuse di pulizia etnica contro la minoranza musulmana tuttavia mette in evidenza la complessità della situazione nello stato Rakhine.

sabato 19 maggio 2018

Weekly News Roundup: Dispatches from the Silk Road Economic Belt



China's long game for Middle East influence
One major project within China's Belt and Road infrastructure initiative is a railway from Kazakhstan to Iran, which Beijing has described as a tool to integrate Central Asia with the Middle East. (Axios)

The Rise of China-Europe Railways
Just 10 years ago, regular direct freight services from China to Europe did not exist. Today, they connect roughly 35 Chinese cities with 34 European cities. But despite their rapid advances, these lines must compete with maritime routes that have dominated commerce between Asia and Europe since the late fifteenth century. It remains to be seen how much trade they can capture. (Reconnecting Asia)

First China-Belgium freight train from China's Tangshan arrived in Antwerp
After travelling 16 days and covering a distance of 11,000 km, the first China-Belgium freight train
from China's Tangshan port has arrived in the Belgian port of Antwerp. (Xinhua)

How China is trying to impose Islam with Chinese characteristics in the Hui Muslim heartland

Islamic domes and signs in Arabic are being pulled down and no new ‘Arab style’ mosques can be built under campaign that has Hui communities worried. (Scmp)

Concern in Pakistan over flood of Chinese investment
There are fears in the Pakistani manufacturing sector about Chinese inroads in the e-commerce market as Alibaba gains a large foothold. (Asia Times)

China’s ‘debt-book diplomacy’ comes under fire
A damning report has highlighted 16 countries targeted by Beijing with Pakistan, Djibouti and Sri Lanka identified as the most vulnerable. (Asia Times)

China's Mass Indoctrination Camps Evoke Cultural Revolution

The recollections of Bekali, a heavyset and quiet 42-year-old, offer what appears to be the most detailed account yet of life inside so-called re-education camps. Bekali’s case stands out because he was a foreign citizen, of Kazakhstan, who was seized by China’s security agencies and detained for
eight months last year without recourse. Although some details are impossible to verify, two Kazakh diplomats confirmed he was held for seven months and then sent to re-education. (Ap)
Bulgaria to host contentious China summit
Bulgaria will host a summit between China and 16 central and eastern European countries, stoking fears of potential EU divisions over how to deal with Beijing. Boyko Borisov, Bulgaria’s prime minister, said the so-called 16+1 group, which includes 11 EU members, would meet in Sofia in July, with China on the look out for unfinanced projects to back. (FT)

China, EAEU sign agreement on trade, economic cooperation
China and the Eurasia Economic Union (EAEU) on Thursday signed an agreement on trade and economic cooperation, the first major systematic arrangement ever reached between the two sides.
The document was signed by Chinese Vice-Minister of Commerce Fu Ziying, Chairman of the Board of the Eurasian Economic Commission (EEC) Tigran Sargsyan and representatives of the EAEU members at the Astana Economic Forum that kicked off on the same day. (Xinhua)

CENTRAL ASIA 

Turkmenistan’s New Turkmenbashi International Seaport-Another Link in Expanding Eurasian Trade
Turkmenistan’s President Gurbanguly Berdimuhamedow visited the Caspian shore, on May 2, to inaugurate the Turkmenbashi International Seaport. The new $1.5 billion facility, Berdimuhamedow told attendees, is important not only for Turkmenistan but the wider region as well. It promises to become an important link in the formation of a modern system of maritime transport across the Caspian. He added that his government is offering use of the port to neighboring countries, including the other Central Asian republics (Regnum, May 3). (Jamestown foundation)

Majlis Podcast: Mr. Mirziyoev Goes To Washington
Shavkat Mirziyoev is making his first visit as Uzbekistan's president to Washington, D.C., this week.
It will be the first time an Uzbek president has been received at the White House since March 2002, when Islam Karimov visited just months after his country had agreed to allow the United States to use an air base in Uzbekistan for operations in Afghanistan. (Rferl)

Trump to Meet Uzbek President, and Press for Human Rights
President Trump will welcome President Shavkat Mirziyoyev of Uzbekistan to the White House on Wednesday, part of what his aides say is an effort to launch a new era of partnership with a country that is making its first fitful turns away from authoritarianism.Mr. Trump plans to raise issues of human rights and press freedoms, according to senior administration officials who previewed the visit on condition of anonymity because they were not authorized to be identified in discussing it. (NYT)

Uzbekistan aglow after president’s successful US visit
But Tashkent will have to do its own legwork in new strategic partnership. (Eurasianet)
Kyrgyzstan man faces prison for Facebook insults
Behind a Facebook argument about architecture in Kyrgyzstan is a knottier tale of rival politics and geopolitical allegiances. (Eurasianet)

giovedì 17 maggio 2018

In Cina e Asia


Negoziati Cina-Usa: l’amministrazione americana si spacca

Il pollice all’insù con cui il vicepremier cinese Liu He ha salutato la stampa non sembra riassumere troppo fedelmente l’esito dell’incontro preliminare avuto ieri con i membri della Camera dei Rappresentanti nel tentativo di prevenire l’imposizione di dazi incrociati. Non sono infatti mancate lamentele sulle politiche cinesi in materia di proprietà intellettuale, trasferimento di tecnologia e barriere sugli investimenti nel mercato interno. “Ho esortato il vice-premier cinese a cogliere questo momento in tempo per affrontare le preoccupazioni e continuare a far crescere questa relazione in un modo più giusto”, ha dichiarato Kevin Brady, presidente repubblicano del Comitato che sovrintende le controversie commerciali. Per il momento dal vicepremier non sono giunte promesse di nessun tipo solo la disposizione a “lavorare duro” per risolvere i problemi che minacciano le relazioni bilaterali. Ma le negoziazioni reali cominceranno soltanto oggi, quando Liu incontrerà il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, il segretario al Commercio Wilbur Ross e il US Trade Representative Robert Lighthizer. Incerta la presenza del falco Peter Navarro,che stando alle prime indiscrezioni — poi smentite dalla Casa Bianca — sarebbe stato messo da parte a causa del suo atteggiamento “imprevedibile e poco professionale”. Secondo il Financial Times, il trade advisor non avrebbe gradito l’organizzazione di meeting privati tra Mnuchin e Liu. Segno di una spaccatura crescente in seno all’amministrazione Trump.

Xinjiang: le prove schiaccianti delle detenzioni forzate

Il numero dei detenuti nei campi di rieducazione dello Xinjiang potrebbe avvicinarsi al milione. Lo rivela uno studio accademico che documenta 138 milioni di dollari in contratti di appalto per la costruzione, il rinnovamento e l’espansione delle strutture in giro per la regione autonomia islamica al confine con l’Asia Centrale. I dettagli che emergono tratteggiano l’immagine di vere e proprie prigioni con tanto di muri circostanti, recinzioni di sicurezza, reti metalliche, filo spinato rinforzato, sistemi di sorveglianza, sistemi di accesso sicuro, guardie, stazioni di polizia o strutture per forze di polizia armate. Secondo l’autore dello studio, il sistema potrebbe essere anche più esteso del vecchio laojiao, la “rieducazione attraverso il lavoro” abolita nel 2013 con l’inizio di una riforma giudiziaria. Mentre di queste strutture detentive si è cominciato a parlare fin dal 2014, è solo lo scorso anno che il reclutamento del personale e le gare d’appalto sono state rese pubbliche. Dal canto suo Pechino disconosce l’esistenza del fenomeno e respinge le richieste di informazioni da parte dei governi stranieri.

Il prezzo dello spionaggio

100mila dollari cash più “assistenza a vita”. E’ quanto promesso da Pechino a Jerry Chun Shing Lee, la talpa assoldata tra il 2007 e il 2011 per spiare Washington, stando agli atti processuali visionati dal South China MorningPost. L’uomo — arrestato a gennaio — venerdì dovrà rispondere davanti a un tribunale della Virginia delle accuse di cospirazione e possesso illegale di documenti segreti sulla difesa nazionale. Si tratta di uno dei casi più clamorosi ad aver coinvolto l’intelligence delle due superpotenze. Il tradimento di Lee è costato agli Usa l’uccisione di una decina di agenti della CIA e l’arresto di almeno altri sei per opera delle autorità cinesi, decretando lo smantellamento temporaneo delle attività di spionaggio americane oltre la Muraglia.

Uccisa ragazza. L’Uber cinese corre ai ripari
Non bastano le scuse. La violenta morte di una 20enne di Zhenzhou per mano di un autista ha spinto Didi (“l’Uber cinese”) a pubblicare un piano per tutelare la sicurezza dei propri clienti. Tra le norme proposte c’è quella di realizzare — previo consenso del passeggero — una registrazione audio di ogni viaggio effettuato sulla piattaforma, che verrà archiviata per 72 ore prima di essere cancellata dai server di Didi, A ciò si potrebbe aggiungere una sorveglianza video all’interno delle automobili così da risolvere più facilmente l’incorrere di controversie tra conducente e cliente, oltre al riconoscimento facciale obbligatorio per gli autisti e alla sospensione del servizio dalle 22.00 alle 6.00 di mattina. Finora la proposta ha raccolto oltre15mila commenti perlopiù positivi e poco preoccupati dalle ricadute che un maggior controllo potrebbe avere sulla loro privacy. La sicurezza prima di tutto. Le polemiche non sembrano comunque dare tregua alla società che nel 2016 ha acquisito le operazioni di Uber Cina. E’ sopratutto il servizio low cost Hitch — che permette ai conducenti di scambiarsi informazioni sui clienti — ad aver sollevato il putiferio per i toni sessisti adottati. Dopo l’incidente di Zhenzhou molti utenti di sesso femminile hanno deciso di cambiare foto e profilo per occultare la propria identità. Intanto, la televisione di stato CCTV consiglia alle passeggere di “non parlare troppo” con i driver.

martedì 15 maggio 2018

In Cina e Asia


Liu He negli Usa per un nuovo round di colloqui commerciali

Comincia oggi la missione del vicepremier Liu He a Washington per disinnescare le avvisaglie di una possibile guerra commerciale. Come anticipato da Trump, gli Usa sono disposti a rimuovere le sanzioni imposte contro la società produttrice di attrezzature tlc ZTE nell’ambito di un vecchio caso legato alla vendita di prodotti “made in Usa” a Iran e Corea del Nord. Secondo due fonti della Reuters, in cambio, la Cina sarebbe in linea di principio intenzionata a importare più prodotti agricoli statunitensi per raddrizzare la bilancia commerciale. Durante recenti colloqui di Pechino, la parte cinese avrebbe anteposto la risoluzione del dossier ZTE a qualsiasi accordo sulle reciproche tariffe. L’esito ventilato dagli osservatori internazionali prevede la riabilitazione dell’azienda cinese sul mercato americano in cambio di una sospensione dei dazi imposti da Pechino su prodotti agricoli, carne e vino statunitensi in risposta alle tariffe su alluminio e acciaio. Non solo. Stando all’ambasciatore a Pechino Terry Branstad,un’apertura cinese dei mercati automobilistico e agricolo potrebbe portare a un ritiro dei dazi ventilati come misura di ritorsione per punire il presunto furto di proprietà intellettuale — la famosa “sezione 301". La mossa, che sta generando scompiglio all’interno dell’amministrazione Trump, arriva mentre il presidente americano è più che mai intenzionato a ottenere il sostegno cinese in previsione dell’incontro con Kim Jong-un.

C’è lo zampino cinese dietro al caos delle compagnie aeree

La carenza di personale che sta flagellando le compagnie aeree internazionali, causando la cancellazioni di voli e quant’altro, è anche colpa della Cina.Secondo gli esperti, infatti, “la crescita riportata dall’industria dell’aviazione cinese (+13% nel 2017) è senza precedenti nella storia, tanto che ormai ci sono più aerei che piloti necessari a farli volare”. Secondo l’International Air Transport Association, entro il 2022 la Cina potrebbe superare gli Stati Uniti diventando il più grande mercato del trasporto aereo al mondo. E stando a Boeing da qui al 2025 il gigante asiatico avrà bisogno di 110mila nuovi piloti. Un dilemma — considerata la presenza di appena 22 scuole di volo — a cui Pechino sta rispondendo offrendo stipendi fino al doppio rispetto a quelli concessi dai competitor internazionali per attirare nuovi talenti oltre la Muraglia.

Pechino contro la popolazione delle grotte


Mentre il 2020 — data entro cui Xi Jinping si è riproposto di sconfiggere la povertà — si avvicina, i buoni propositi dei funzionari locali si scontrano con la resistenza della “popolazione delle caverne”. Sono i casi di Zhongdong (nel Guizhou) e la contea di Lin, nello Shanxi, dove due tipologie di abitazioni-grotta continuano a dare alloggio a migliaia di persone. Nel caso di Zhongdong si tratta di un’unica caverna (di 100 metri di larghezza, 50 metri di altezza e 230 metri di profondità) dentro cui vivono 18 famiglie fin dalla fondazione della Repubblica popolare per scappare ai briganti. Nella provincia dello Shanxi invece ad essere presi di mira sono i tradizionaliyaodong, abitazioni ricavate sulle pendici dell’altopiano del loess, utilizzate dalla popolazione della Cina nordoccidentale da millenni. Si calcola che siano ancora 40 milioni i cinesi a risiedere in queste inusuali abitazioni. Nonostante i tentativi del governo di inurbare i “cavernicoli” quasi nessuno è disposto ad abbandonare le proprie case fresche d’estate e calde d’inverno per la dispendiosa vita di città. Negli ultimi cinque anni, in tutto il paese 8,3 milioni di persone sono state rilocalizzate nell’ambito della campagna contro la povertà lanciata da Xi.

In Indonesia la Belt and Road porta il marchio Trump


L’ultimo tassello della Belt and Road cinese è un gigantesco progetto immobiliare legato alla famiglia Trump. Una filiale della società di costruzioni statale Metallurgical Corporation of China (MCC) ha recentemente firmato un accordo con l’Indonesia MNC Land per costruire un parco tematico fuori Giacarta che include negozi, complessi residenziali, un campo da golf e hotel del circuito Trump. Secondo Ap, le banche cinesi sono in procinto di contribuire alla realizzazione con un’iniezioni di 500 milioni di dollari. Mentre non ci sono prove di un diretto coinvolgimento di società cinesi nella costruzione o nel finanziamento delle proprietà del gruppo Trump, tuttavia si tratta del primo progetto nell’ambito della Nuova Via della Seta ad essere in qualche modo collegato alla famiglia del presidente americano. Richard Painter, un tempo avvocato dell’ex presidente George W. Bush, ha definito il progetto “problematico” giacché potrebbe violare una clausola costituzionale sugli emolumenti se i fondi del governo cinese dovessero generare profitti per la Trump Organization.

sabato 12 maggio 2018

I gruisti cinesi sono in sciopero


"A tutti gli operatori di gru a torre, i controllori e gli operatori di ascensori che lavorano duramente, saluti! Come costruttori, gruisti, operatori di attrezzature meccaniche e ingegneri impiegati nel comparto più pericoloso del cantiere, il nostro stipendio e la nostra retribuzione sono molto al di sotto dei rischi che corriamo e dell’assoluta indispensabilità del nostro lavoro”. Così esordiva la Federazione dei gruisti di Changsha in una lettera aperta fatta circolare il 25 aprile su WeChat con l’intento di indire uno sciopero settoriale per il 1 maggio, in concomitanza con la Festa dei lavoratori. Nei cinque giorni successivi, l’appello avrebbe raggiunto portata virale per poi sconfinare offline con l’organizzazione di manifestazioni in una trentina di città attraverso 19 province della Cina, tra cui Gansu, Sichuan, Henan, Hunan, Fujian, Jiangsu, Guizhou, Hubei, Jiangxi e Guangxi. Ogni evento ha visto la partecipazione di un numero compreso tra le centinaia e le migliaia di persone. 10mila i manifestanti soltanto a Chengdu, capoluogo del Sichuan.

Secondo quanto riporta il quotidiano statale Global Times, le richieste dei lavoratori — perlopiù migranti — includono aumenti salariali per compensare l’inflazione, pagamenti più consistenti in caso di straordinari, contratti di lavoro formali, regolare pagamento del salario su base mensile, orari di lavoro fissi e ferie retribuite, oltre al versamento dei contributi pensionistici e delle assicurazioni sociali. Si parla di portare gli attuali stipendi mensile tra i 4000 e i 6000 yuan (956 dollari) per 10 ore di lavoro ad almeno 7000 yuan fino a un massimo di 9000 yuan per i gruisti, la categoria che opera in condizioni di più estreme e senza nemmeno la possibilità di usufruire delle toilet nel momento del bisogno.

La risposta del governo — sempre occhiuto quando entrano in gioco mobilitazioni di massa — non si è fatta attendere. Sulla stampa governativa la notizia degli scioperi ha trovato spazio limitato, mentre in rete l’immancabile censura ha rimosso ogni informazione indipendente sul nascere. Chi ha tentato di condividere contenuti inerenti al 1 maggio si è visto convocare dai funzionari del ministero della Sicurezza dello Stato. Sforzi che non sono, tuttavia, bastati a occultare la portata storica delle proteste, trascurate persino dai media internazionali.

Come spiega China Change, sito sulla società civile oltre la Muraglia, la manifestazione dei gruisti rappresenta la prima azione collettiva su scala nazionale ad aver attecchito nella Repubblica popolare da diversi decenni a questa parte. La prima in assoluto ad aver coinvolto contemporaneamente aziende differenti sulla base di legami orizzontali e interregionali. Requisiti considerati necessari per poter cominciare a parlare di un vero e proprio “movimento operaio” in Cina. A ciò si aggiunge la totale spontaneità dell’iniziativa — estranea all’intrusione di Ong e altri attori esterni -, coordinata attraverso gruppi chiusi su QQ e altre piattaforme di microblogging nel rispetto di un preciso codice di condotta interno.

Non stupisce che a guidare il risveglio delle coscienze sia una delle categorie più coinvolte nello sviluppo urbanocentrico della Nuovissima Cina; la stessa che nel 2013 ha inscenato un raro esempio di lotta operaia nel porto di Hong Kong, modello di capitalismo realizzato su cui Pechino esercita un crescente controllo politico. Mentre il rallentamento dell’economia e degli investimenti infrastrutturali minaccia tra i 5 e i 6 milioni di posti di lavoro, secondo China Labour Bulletin, durante le prime dieci settimane del 2018 sono stati rilevati oltre 400 scioperi, più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Rispecchiando la delocalizzazione del manifatturiero verso le più economiche province centrali, la maggior parte dei conflitti sindacali si è registrata nella Cina interna tra Henan, Anhui e Guizhou. Le stesse interessate dalla mobilitazione del 1 maggio.

[Pubblicato su il manifesto]

giovedì 10 maggio 2018

Weekly News Roundup: Dispatches from the Silk Road Economic Belt


SHOULD PAKISTAN BE ALARMED AS BFF CHINA GETS PALLY WITH INDIA?
Islamabad has more reason than most to feel uneasy as China’s President Xi Jinping meets Indian Prime Minister Narendra Modi. The concerns rise from Indian press reports that Beijing and New Delhi have been quietly discussing an unlikely compromise resolution of India’s opposition to Belt and Road projects located in the Pakistan-administered half of Kashmir, through which flows its only overland link to China. (Scmp)

Freight train service connects Chinese port with Belgium
A freight train service has been launched from a port in North China's Hebei province to Belgium, a further line for freight between China and Europe.A train carrying 41 containers of local products, such as kaoline and yeast, departed around noon Thursday from Jingtang Port District in the city of Tangshan, marking the inauguration of the service. (China Daily)

CEFC to increase ESPO crude cargoes it gets under Rosneft supply contract: sources
CEFC China Energy plans to increase the volume of Russian ESPO crude it receives under a long-term supply contract with Russian producer Rosneft since ESPO is sought by more Chinese refiners, four trade sources said. (Reuters

Faced With Chinese Expansion, Kazakhstan Seeks Alternative Energy Markets
It could be assumed that the intensifying trade war between the United States and China would cause economic slowdown in China and result, in the long run, in the drastic reduction of Chinese imports of energy resources from Kazakhstan. But in his recent interview to Kazakhstani media outlets, Chinese ambassador to Astana, Zhang Hanhui, dispelled these fears. (jamestown)

EU Is Ready to Fight Back Against China's Growing Trade Dominance
Europe is set to tighten controls over foreign investment, a sign of growing wariness of China’s efforts to use its $11 trillion economy to become a dominant global power. A Bloomberg survey of the European Union’s 28 member states found that at least 15 governments actively or tacitly support draft legislation that would screen investments from outside the bloc. With a majority prepared to wave it through, the proposal is on course for passage by the European Parliament, the bill’s next step to becoming law. (Bloomberg)

How a Medieval Society Withstood Nearly 60 Years of Drought

The Uighurs of the Central Asian steppe survived by trading with their neighbors, rather than warring with them. (Atlantic)

China urges ADB to back Belt and Road Initiative, AIIB
Japan pushes 'quality infrastructure' as US seeks 'environmental safeguards'. (Nikkei)

So far, 18 of the 25 projects financed by the Beijing-based bank have involved co-lending with the World Bank, Asian Development Bank, European Bank for Reconstruction and Development, European Investment Bank and Islamic Development Bank. The remaining seven projects have been financed solely by the AIIB.Mr Alexander said the bank was intending to increase the total loans it disburses this year from $2.7bn last year and $1.6bn in 2016. He did not give a target number, but it is thought that the bank is looking to lend between $3bn and $3.5bn this year. (FT)

Pakistan minister who oversees Chinese projects recovering after assassination attempt
Pakistani Interior Minister Ahsan Iqbal wounded in an apparent assassination attempt by a gunman linked to a new ultra-religious Muslim party – an incident likely to raise tensions before an election expected in late July. (Scmp)

Europe-bound freight trains from Urumqi exceed 1,000 since 2016
More than 1,000 China-Europe freight trains have made journeys starting from Urumqi, capital of Xinjiang Uygur Autonomous Region, since May 2016, when the Urumqi transport hub opened.(Xinhua)


CENTRAL ASIA


Leader of Turkmenistan visits Tashkent for first time since election of new Uzbek president
Uzbekistani President Shavkat Mirziyaev’s first foreign trip, in March 2017, nearly seven months after coming to power, took him to Turkmenistan. The salient point of the visit was the opening of a mile-long rail-and-car bridge connecting both countries over the Amudarya river and the signing of a strategic agreement, one of only two Uzbekistan ever signed with its Central Asian neighbors (President.uz, March 7, 2017; Gazeta.uz, March 6, 2017). Mirziyaev visited Turkmenistan two more times following his first visit. And on April 23–24, 2018, a little more than a year since the first official bilateral summit, he hosted President of Turkmenistan Gurbanguly Berdimuhamedow in Uzbekistan.

Uzbekistan takes reform story to bond investors
Interest in the opening up of Uzbekistan, the Central Asian state that was long one of the world's most isolated nations, has been growing amid a flurry of announced reforms. Soon investors will get a chance to take their own view on its economic prospects. (Nikkei)

Uzbek journalist set free in landmark trial

An Uzbek court cleared a journalist of charges of conspiracy against the government, released him and ordered investigations into “violations” during his detention on Monday, after a trial closely monitored by rights groups. (Reuters)

Uzbek Leader to Visit White House
President Shavkat Mirziyoyev will meet with his U.S. counterpart (RFE/RL), Donald J. Trump, in Washington later this month for talks on regional security, trade, and investment, the White House announced.


Dalla Cina “un cappello” per la sorveglianza celebrale



Negli Stati Uniti e in Svezia è un chip sottopelle ad aumentare l’efficienza dei lavoratori. In Cina basta un cappello. Secondo quanto riporta il quotidiano hongkonghese South China Morning Post, la Repubblica popolare è il primo paese al mondo ad avere adottato su larga scala una tecnologia in grado di monitorare emozioni e altre attività mentali sul posto di lavoro.

Si tratta di sensori wireless, applicabili ai normali berretti e caschi da lavoro, capaci di controllare costantemente le onde cerebrali di chi li indossa. I dati acquisiti vengono trasmessi a computer che, sfruttando algoritmi e l’intelligenza artificiale, rilevano i picchi emotivi come depressione, ansia o rabbia. Informazioni di cui la Hangzhou Zhongheng Electric, azienda specializzata nella produzione di apparecchiature per le telecomunicazioni, fa tesoro per dosare la frequenza e la durata dei periodi di pausa al fine di ridurre lo stress mentale e aumentare l’efficienza dei propri dipendenti. Ma la società di Hangzhou non è l’unica ad aver abbracciato l’avveniristico sistema.

Mentre infatti all’estero questo tipo di tecnologia comincia ad essere testata soltanto a livello sperimentale — negli Stati Uniti limitatamente alle competizioni di tiro con l’arco — secondo gli esperti in nessun altro posto viene impiegata così massicciamente come in Cina, dove è già presente nelle fabbriche, sui trasporti pubblici, nelle compagnie statali e persino nell’esercito. Nel caso della Ningbo Shenyang Logistics, i dispositivi — integrati con cuffie per la realtà virtuale così da simulare diversi scenari di lavoro — vengono utilizzati per formare le nuove leve e ridurre al minimo gli errori. Secondo stime dell’azienda, ammontano a 140 milioni di yuan i ricavi accumulati nei due anni intercorsi dall’introduzione del sistema di sorveglianza. Risultati in linea con i numeri positivi riportati dalla State Grid Zhejiang Electric Power, che alla nuova tecnologia deve un incremento dei profitti pari a 2 miliardi di yuan (315 milioni di dollari) grazie agli alti standard di lavoro assicurati. Ma non si tratta soltanto di vantaggi monetizzabili.

Come conferma Jin Jia, professore associato di scienze neurologiche e psicologia cognitiva presso la business school della Ningbo University, la presenza di un dipendente particolarmente emotivo in un incarico chiave rischia di influenzare l’intera linea di produzione, mettendo a repentaglio la propria sicurezza e quella degli altri. “Quando il sistema emette un avviso, il manager chiede al lavoratore di prendersi un giorno di riposo o assumere un ruolo meno critico. Alcuni lavori richiedono alta concentrazione. Non c’è spazio per un errore “, spiega l’esperto che fa parte del centro di ricerca Neuro Cap finanziato dal governo cinese. Uno dei vari progetti accademici a godere delle elargizioni statali. A Shanghai, la prestigiosa Fudan University è all’opera per sviluppare — in partnership con il Changhai Hospital — sensori più sofisticati così da monitorare le emozioni dei pazienti e ridurre le aggressioni contro il personale medico di cui abbonda la cronaca locale degli ultimi anni.

Una maggiore sicurezza è anche quanto assicura Deayea, la compagnia tecnologica che fornisce i dispositivi ai macchinisti impiegati sulla linea ad alta velocità Pechino-Shanghai, sbandierando un’accuratezza dei risultati del 90%. Ecco perché in un futuro non lontano la Cina potrebbe diventare anche il primo paese al mondo ad adottare la sorveglianza celebrale nelle cabine di pilotaggio degli aerei. Senza contare come un impiego nella vita di tutti i giorni potrebbe semplificare le operazioni più comuni. Una volta ottenuta una maggiore velocità e sensibilità, il dispositivo wireless si presta a diventare una “tastiera mentale” così da consentire all’utente di controllare un computer o un cellulare a distanza senza dover alzare un solo dito.

Le buone notizie, tuttavia, finiscono qui. Non soltanto nei prossimi anni il bagaglio dei dati acquisiti potrebbe regalare alla seconda economia mondiale un vantaggio schiacciante sugli altri competitor internazionali. Secondo Qiao Zhian, professore di psicologia manageriale presso l’Università Normale di Pechino, senza un opportuno quadro normativo, un abuso della tecnologia rischia di sfociare in un controllo delle menti e nella violazione della privacy dei lavoratori. Oggi si parla di allarme videosorveglianza, domani potrebbe essere la volta della “polizia del pensiero”, avverte l’esperto.

[Pubblicato su Il Fatto quotidiano online]

In Cina e Asia



Malaysia: l’opposizione al potere per la prima volta dal ‘57


E’ ufficiale, la coalizione d’opposizione Pakatan Harapan, guidata dall’ex leader novantenne Mahathir Mohamad, ha ottenuto 113 seggi in parlamento,un numero sufficiente a formare il nuovo governo. Si tratta di un voto storico che manda a casa il Barisan Nasional (BN), partito al potere dal 1957 capitanato dal contestato premier Najib Razak. La vittoria dell’opposizione giunge inaspettata — nonostante le accuse di corruzione contro Najib relative al fondo statale 1MDB — per via del consenso ottenuto tra l’etnia maggioritaria Malay. Recentemente indagato sotto la nuovissima legge sulle fake news, Mahathir aveva promesso che in caso di vittoria avrebbe ceduto lo scettro a Anwar Ibrahim, ex leader incarcerato nel 2015 con l’accusa di sodomia. Se la parola verrà mantenuta, la Malaysia potrebbe rappresentare un primo incoraggiante esempio democratico in un il Sudest asiatico dominato da figure dittatoriali, dopo il deludente epilogo del Myanmar.

La Corea del Nord ha liberato i tre prigionieri americani

La Corea del Nord ha liberato gli ultimi tre cittadini americani ancora in stato di detenzione. Due di loro, Tony Kime Kim Hak-song, erano stati arrestati lo scorso anno per aver commesso “atti ostili” contro il regime. I tre — in buono stato di salute — sono stati consegnati nelle mani del neo segretario di Stato Mike Pompeo, giunto al Nord per una nuova missione diplomatica. Ad accoglierli il presidente Trump in persona. La visita sarebbe servita a ultimare i dettagli dell’atteso incontro tra Trump e Kim Jong-un. L’esito soddisfacente della spedizione si discosta nettamente dalla triste sorte toccata a Otto Warmbier, il ragazzo rilasciato in fin di vita lo scorso anno. “Per decenni, siamo stati avversari”, ha affermato Pompeo durante un pranzo in suo onore, “ora speriamo di poter lavorare insieme per risolvere questo conflitto, scacciare le minacce al mondo e fare in modo che il vostro Paese abbia tutte le opportunità che la sua gente merita”. La scarcerazione dei tre detenuti è stata salutata come un segno distensivo nel processo di pacificazione della penisola.

Cina ed Europa allineate sull’Iran

La Cina “manterrà la comunicazione con tutte le parti e continuerà a proteggere ed eseguire pienamente l’accordo” sul nucleare iraniano. Lo ha dichiarato il ministero degli Esteri nella giornata di ieri. Da quando Trump ha annunciato un ritiro degli Stati uniti dal JCPOA, la propaganda cinese ha costantemente rimarcato l’allineamento tra gli interessi di Cina ed Europa in contrapposizione alla tendenza isolazionista degli Usa. Secondo gli esperti, in caso di reintroduzione degli sanzioni contro Teheran la Cina — essendo economicamente meno dipendente dagli States — potrebbe riuscire con più facilità a dribblare i paletti seminati dal dipartimento del Tesoro aiutando a sua volta l’Unione europea a preservare i propri rapporti commerciali con l’Iran attraverso canali finanziari alternativi. Questo tuttavia non risparmierà il gigante asiatico da inevitabili contraccolpi. Se da una parte la chiusura a Occidente spingerà Teheran sempre più tra le braccia di Cina e Russia, dall’altra le restrizioni sul commercio del petrolio potrebbero pesare sulle tasche di Pechino. E poi c’è il caso esemplare di ZTE, la società tecnologica bandita per 7 anni dal mercato americano proprio per aver violato le sanzioni contro l’Iran. L’intesa Cina-Ue è stata rafforzata nelle ultime ore con la visita di una delegazione guidata dal relatore dell’Europarlamento Iuliu Winkler e culminata nella condanna contro il protezionismo americano.

ZTE vittima della guerra commerciale Cina-Usa

Non è Apple né Huawei, bensì proprio ZTE sembra essere la prima vera vittima della (non dichiarata) guerra commerciale tra Washington e Pechino. Ieri la compagnia ha fatto sapere di aver interrotto tutte le principali attività. La produzione presso l’impianto di Shenzhen risulta congelata, le vendite online sono state sospese, mentre il personale afferma di non aver nulla da fare a parte corsi di aggiornamento. L’annuncio arriva dopo il raggiunto accordo con la società di semiconduttori taiwanese Mediatek, apparentemente disposta a sopperire al taglio di forniture tecnologiche “made in Usa”. Il danno potrebbe essere catastrofico. Al momento ZTE impiega 75.000 persone e opera in 160 paesi, detenendo il quarto posto per vendite negli States.

In Cina lievita il numero dei suicidi adolescenziali


Il governo rilasci al più presto le statistiche sui suicidi. E’ l’appello del 21st Century Education Research Institute, istituto con base a Pechino che dal 2013 monitora indipendentemente il fenomeno in Cina. Secondo l’ultimo China Educational Development Yearbook, tra ottobre 2016 e settembre 2017, sono stati registrati 392 casi in cui bambini in età scolare si sono tolti la vita o hanno cercato di farlo. Tra i casi valutati dal rapporto, il suicidio risulta 4,7 volte più frequente tra gli alunni di 13 -17 anni piuttosto che tra gli 8 e i 12 anni, con un’incidenza superiore tra i maschi. Il rapporto evidenzia una diminuzione del fenomeno durante le vacanze estive e invernali a cui coincide un’impennata in prossimità dei test scolastici a sottolineare il nesso che lega il disagio adolescenziale alle pressioni esercitate dal rigidissimo sistema educativo cinese. Un terzo dei casi è collegato a un contesto famigliare problematico. In 23 situazioni il suicidio o il tentativo di suicidio è stato innescato da una lita causata dalla restrizione sull’utilizzo dello smartphone.

Giappone: vittime della sterilizzazione chiedono giustizia


Vogliamo giustizia. E’ quanto chiedono a distanza di decenni le vittime del programma messo in atto dal governo nipponico tra la fine della Seconda guerra mondiale e gli anni ’90 per prevenire la nascita di “discendenti inferiori”. Secondo quanto riporta la Reuters una 60enne con disabilità mentale ha fatto causa contro il governo per ottenere scuse formali e oltre 100mila dollari di rimborso. Abolita soltanto nel ’96 l’ “Eugenics Protection Law” si dice abbia portato alla sterilizzazione di circa 25mila persone, di cui 16.500 non consenzienti. Perlopiù disabili, individui considerati meno intelligenti della media o con problemi del comportamento ma nessuno con patologie realmente trasmissibili. Mentre politiche analoghe sono state adottate anche in altri paesi, come la Svezia e gli Stati Uniti, il Giappone rimane l’unica nazione a non aver ancora provveduto a riconoscere le proprie responsabilità né a fornire una compensazione alle vittime. Discriminazioni contro i disabili sono ancora all’ordine del giorno. Una situazione che rischia di diventare motivo di imbarazzo per Tokyo che si appresta a ospitare le Paralimpiadi nel 2020.

martedì 8 maggio 2018

In Cina e Asia



Seul corteggia il Nord con un piano di cooperazione economica


Seul ha un piano di integrazione economica con il Sud ben preciso. Secondo il Scmp, durante lo storico incontro del 27 aprile, Moon Jae-in avrebbe consegnato a Kim Jong-un un dispositivo USB contenente una “nuova mappa economica della penisola coreana”. L’iniziativa comprenderebbe tre cinture economiche: una che collega la costa occidentale della penisola alla Cina, facendo della regione un centro logistico; un’altra che unisce la costa orientale alla Russia per la cooperazione energetica e la terza sull’attuale confine per promuovere il turismo. I dettagli del piano non sono stati resi noto, anche se secondo fonti dell’ufficio presidenziale sudcoreano i contenuti sarebbero in linea con quanto affermato da Moon lo scorso anno durante una visita a Berlino nonché in campagna elettorale. “La nuova mappa economica include collegamenti ferroviari tra le due Coree e il nordest della Cina estendendosi fino in Europa”. La proposta si sposa perfettamente con quanto ha in mente Pechino per sviluppare il proprio Nordest — la cosiddetta “cintura di ruggine” — ed espandere la Belt and Road alla penisola coreana. Non a caso la stampa cinese ha contestualmente auspicato la ripresa del Tumen River Area Development Program con la Russia. Resta soltanto una grande incognita: davvero Pyongyang ha intenzione di rinunciare al proprio arsenale nucleare, precondizione necessaria a qualsiasi cooperazione economica con la comunità internazionale?

Pechino minaccia di estendere i crediti sociali alle aziende estere

Le società straniere che non rispettano la sovranità cinese su Taiwan, Tibet e Macao rischiano di venire sanzionate secondo quanto stabilito dal controverso “sistema del credito sociale”. E’ quanto minacciato dalla Civil Aviation Administration in una lettera inviata a 36 compagnie di trasporto, tra cui la United Airlines. L’episodio — che la Casa Bianca ha definito “un’assurdità orwelliana” — arriva a pochi mesi dalla polemica innescata dalle scuse di Zara e Mercedes per aver contravvenuto alla “politica di una sola Cina” e mentre la lunga mano di Pechino minaccia l’integrità intellettuale di università e organi d’informazione stranieri facendo leva sul proprio ascendente commerciale. Di crediti sociali si è parlato molto nell’ultimo anno come di quel sistema che stabilisce premi e punizioni — per individui e società — in base al punteggio realizzato sulla base della condotta on e offline. Una vera e propria distopia — secondo molti — che ufficialmente ha lo scopo di creare una società basata sulla fiducia.

Nel frattempo, proseguono le negoziazioni tra Cina e Stati uniti sui dazi. Nonostante l’esito deludente della prima tornata di colloqui degli scorsi giorni, il vicepremier Liu He è atteso a Washington la prossima settimana.

Il grattacielo più alto di Pechino minaccia il Partito

528 metri d’altezza per un totale di 108 piani. Sono i numeri di China Zun, il grattacielo più alto di Pechino terminato lo scorso anno e in attesa di essere inaugurato il prossimo ottobre. Ciò che lo ha reso inviso alla leadership cinese. Secondo la stampa di Hong Kong, infatti il palazzo sarebbe tanto alto da permettere a potenziali spie di sbirciare tra le mura di Zhongnanhai, il quartier generale del partito comunista a soli 6 km di distanza. E’ per questo che gli apparati di sicurezza avrebbero già provveduto ad espropriare gli ultimi tre piani, quelli potenzialmente più remunerativi. Ma anche più insidiosi. Secondo l’analista militare di Macao, Antony Wong, infatti, dalla sommità del China Zun è teoricamente possibile colpire bersagli all’interno e intorno a Zhongnanhai con un fucile semi-automatico Barrett M82. Un’ipotesi che starebbe costringendo lo sviluppatore CITIC Group a rimandare il taglio del nastro.

Cina pronta a superare gli Usa come prima potenza dell’Asia Pacifico

La Cina diventerà la prima potenza asiatica entro il 2030. A dirlo è un rapporto del rinomato think tank australiano Lowy Institute, che imputa l’avanzata cinese al regresso americano. E’ soprattutto la politica estera isolazionista e protezionista di Trump . Al momento gli Usa sono primi secondo una serie di criteri (risorse economiche, capacità militari, resilienza, reti di difesa e influenza culturale); a seguire Cina, Giappone, India e Russia. L’istituto definisce la posizione diplomatica di Washington nella regione “un’evidente debolezza”, soprattutto se paragonata all’appeal della Belt and Road a guida cinese. Entro il 2030, il think tank prevede che il Pil del gigante asiatico sarà quasi due volte quello degli Stati Uniti in termini di potere d’acquisto. Allora la Repubblica popolare ricoprirà il ruolo di nazione più potente d’Asia.

Coree: l’ipotesi di un ritiro dell’America preoccupa gli alleati

“Segnali preoccupanti suggeriscono che un ritiro delle truppe statunitensi dalla Corea del Sud potrebbe essere usato come moneta di scambio nei negoziati con la Corea del Nord”. E’ quanto avverte il quotidiano sudcoreano di stampo conservatore Chosun Ilbo, facendo eco a quanti temono che una riduzioni delle truppe Usa “esacerberà le attuali paure degli alleati in Corea del Sud e Giappone sull’impegno e la determinazione degli Stati Uniti nel perpetuare il proprio compito difensivo”. Seul paga un po’ meno della metà dei costi per lo stazionamento delle truppe statunitensi nel paese e da tempo Trump minaccia di rincarare la spesa da addebitare ai paesi amici coperti dall’ombrello militare americano. Secondo alcuni osservatori, le forze a stelle strisce sostengono la stabilità regionale contrastando l’espansione della Cina nell’Asia Pacifico. Addirittura stando a Chung Dong-young, ex ministro dell’Unificazione, lo stesso Kim Jong Il, il padre dell’attuale leader nordcoreano, avrebbe lodato la presenza dell’esercito statunitense nella penisola come forza stabilizzatrice grazie al suo deterrente contro una corsa agli armamenti nel Nordest asiatico. Intanto secondo la stampa del Sud, Washington e Pechino starebbero negoziando un ritiro del criticato sistema antimissile americano THAAD all’origine del crollo registrato due anni fa dai rapporti diplomatici e commerciali tra la Cina e Seul.

sabato 5 maggio 2018

Pechino promuove funerali ecologici



Wu Zhongxi, 80 anni, ha privilegiato “il bene della comunità” quando alcuni giorni fa ha deciso di sacrificare la propria bara per attenersi alle nuove regole anti-spreco sui funerali. Il signor Wu è uno degli oltre 500 anziani di Lingxi, villaggio nella provincia del Jiangxi, ad aver partecipato alla distruzione di massa delle bare presieduta dai funzionari locali con l’obiettivo di disincentivare la sepoltura e promuovere la cremazione.

Circa 400 abitanti del posto si sono volontariamente offerti di prendere parte attivamente alle operazioni condotte con le scavatrici. Secondo quanto riportato dal Jiangnan City Daily, le casse da morto verranno utilizzate come combustibile per fini energetici, in linea con le nuove politiche “eco-friendly” del governo centrale mirate da una parte a ridurre lo sperpero di risorse necessarie per l’organizzazione dei funerali, dall’altra a preservare più terra coltivabile possibile per attutire gli effetti dell’urbanizzazione a tappe forzate degli ultimi trent’anni.

Giustificando la propria scelta, Wu ha spiegato che “la cremazione aiuta l’ambiente e le generazioni più anziane devono dare l’esempio così da educare i più giovani a cambiare le proprie abitudini”. Dello stesso parere una compaesana che, ammettendo l’iniziale riluttanza all’idea di dover cedere la propria bara fatta costruire 27 anni prima, ha affermato di aver acconsentito alla cremazione su consiglio dei figli. Quanti si sono sacrificati di propria volontà riceveranno una compensazione tra i 1000 e i 2000 yuan a testa (320 dollari), contro i 5000 yuan (796 dollari) spesi per costruire le bare. Chi tuttavia dovesse fare resistenza rischia di incorrere in sanzioni pecuniarie per un importo non precisato, riporta il Beijing News. Le autorità locali non solo hanno intimato la consegna di tutte le casse da morto al momento stipate nelle abitazioni di tutta la contea di Yanshan, ma hanno anche vietato la vendita di nuove fino al 15 giugno.

Da millenni, nelle campagne cinesi, la tradizione confuciana del culto degli antenati prevede che la sepoltura avvenga sotto il proprio campo dentro bare in legno realizzate a mano. In alcune aree del paese tutt’oggi si ritiene che conservare le casse da morto all’interno della propria casa aiuti a proteggere la famiglia dalla cattiva sorte. E sono molti ad anticiparne la fabbricazione per risparmiare sui costi. Tuttavia, una campagna pro-cremazione lanciata da Mao Zedong nel 1956, sette anni dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese, con l’intento di conservare i terreni arabili e combattere una spiritualità considerata feudale e poco adatta all’ateismo professato dal regime comunista, ha fatto sì che oggi l’inumazione sia una pratica limitata alle campagne mentre nella Cina urbana ormai prevale la cremazione.

Ogni anno tra il 4 e il 5 aprile, centinaia di milioni di cinesi tornano nel luogo d’origini per bruciare incensi e banconote sulle tombe dei propri cari per festeggiare il Qingming, la nostra festa di Ognissanti. “Cambiare le antiche abitudini necessita una maggiore elasticità”, commenta ai microfoni della stampa cinese Zheng Fengtian, professore della School of Agricultural Economics and Rural Development preso la Renmin University di Pechino, secondo il quale i metodi drastici applicati dalle autorità negli ultimi anni “sono vivamente sconsigliabili”.

Lingxi infatti non è il primo villaggio a balzare agli onori delle cronache in merito alle nuove regole sui funerali. Nel 2012 era stata la cittadina di Zhoukou, nello Henan, una delle provincie cinesi più povere, a sollevare un polverone mediatico dopo la distruzione forzata di circa 3 milioni di tombe con lo scopo conclamato di tutelare gli spazi destinati all’agricoltura. Ma che i residenti sospettavano fosse finalizzata all’appropriazione dei terreni per progetti immobiliari. Le tombe sono state ricostruite l’inverno successivo, dopo che il governo centrale ha definito le operazioni “illegali”. Nel 2014, è stata la volta di Anqing, nello Anhui, divenuta famosa dopo che circa una decina di anziani si sono frettolosamente tolti la vita in modo da anticipare lo scoccare del 1 giugno, data in cui sarebbe entrato in vigore l’obbligo tassativo della cremazione.

[Pubblicato su Il Fatto quotidiano online]

Hukou e controllo sociale

Quando nel 2012 mi trasferii a Pechino per lavoro, il più apprezzabile tra i tanti privilegi di expat non era quello di avere l’ufficio ad...