giovedì 19 ottobre 2017

In Cina e Asia



Pechino archivia le detenzioni extragiudiziali


Senza dubbio la revisione del sistema giudiziario è ciò che più si avvicina all’idea di riforme politiche in Cina. Lo stato di diritto, già protagonista del quarto plenum nel 2014, è tornato alla ribalta nel discorso di apertura a Congresso tenuto ieri da Xi Jinping. Tra gli obiettivi prefissati per i prossimi cinque anni dal presidente c’è l’abolizione dello shuanggui, sistema di detenzione extragiudiziale cui vengono sottoposti i membri del partito non raramente vittima di tortura; la formulazione di una legge per la supervisione nazionale; l’istituzione di un nuovo gruppo — presieduto da Xi — incaricato di sorvegliare l’attuazione di una governance basata sulla legge, e di una supercommissione disciplinare con poteri di controllo non solo sul partito — come la Commissione centrale per l’ispezione della disciplina (CCDI) — ma anche sul personale statale. Mentre si tratta di cambiamenti ufficialmente declinati a dissipare le critiche nei confronti di una campagna anticorruzione non sempre limpidissima, per gli esperti si tratta in realtà dell’istituzionalizzazione del controllo del partito sulla legge. E’ con questo obiettivo che secondo un’esclusiva del Scmp, alla fine del Congresso l’Assemblea Nazionale del Popolo (il parlamento) e la CCDI verranno affidati alla guida di due fidati alleati di Xi: Li Zhanshu, direttore dell’ufficio generale del Comitato centrale, e Zhao Leji, capo del personale del partito.

Il “sogno verde” di Xi Jinping

Se il discorso con cui Xi ieri ha aperto il Congresso va inteso come bussola per i prossimi anni, allora il futuro della Cina si prefigura sopratutto “verde” e sostenibile. Analizzando il report emerge infatti che la parola “ambiente” ricorre con più insistenza — ben 89 volte — rispetto al termine “economia” retrocesso dalle 104 menzioni del 2012 alle “sole” 70 di ieri. In confronto l’ex leader Hu Jintao si era limitato a parlare di questioni ambientali in appena 74 occasioni. “La modernizzazione che perseguiamo è quella caratterizzata da una coesistenza armoniosa tra uomo e natura” ha detto Xi che da quando ha assunto il ruolo di presidente cinque anni fa ha mandato in soffitta il vecchio modello di sviluppo basato su una crescita a tutti i costi.

Lo sviluppo “verde” è stato inserito per la prima volta nella costituzione del Partito durante il 18esimo Congresso, mentre lo scorso anno 6000 funzionari locali sono stati puniti per non aver fatto osservare le norme ambientali. Non a caso nella “nuova era” di Xi Jinping la “principale contraddizione” non è più quella teorizzata tra Deng Xiaoping nel 1981 “tra i sempre crescenti bisogni materiali e culturali delle persone e la produttività sociale arretrata”. “Le esigenze che devono essere soddisfatte per far vivere meglio le persone sono sempre di più”, ha sentenziato Xi, “Non solo i loro bisogni materiali e culturali sono cresciuti, ma sono aumentate anche le loro richieste per la democrazia, lo stato di diritto, l’equità e la giustizia, la sicurezza e un ambiente migliore.”

Lasciate che mille app sboccino


Mentre il partito comunista cinese cerca di ringiovanire la propria strategia di comunicazione sbarcando sui social — persino sul censurato Twitter — sono ormai diverse centinaia le app “rosse” mirate a fornire ai propri utenti tutorial ideologici, aggiornamenti sulle attività di partito, uno strumento con cui fare networking con i colleghi. “Good China Party Members” è un progetto nato nel 2015 che consiste nella creazioni, su ordinazione, di applicazioni comuniste. Chi sono i clienti? Sopratutto uffici locali del Partito e comitati politici all’interno di aziende statali desiderosi di mantenere stabile la comunicazione con i propri membri. E di controllarli. Sì, perché non solo la registrazione alle app richiede il rilascio di informazioni personali ma pare anche che gli sviluppatori si stiano affidando all’intelligenza artificiale per analizzare “i sentimenti” degli user e determinarne le inclinazioni politiche.

Corea del Nord ha rischio collasso entro un anno

Kim Jong-un avrebbe fatto massacrare centinaia di riformisti vicini allo zio Jang Song Thaek, giustiziato nel 2013 per le sue idee controrivoluzionarie. A sostenerlo è Ri Jong Ho, ex funzionario vicino all’Office 39, l’agenzia incaricata di gestire le fortune della leadership nordcoreana, che durante un recente incontro presso l’Asia Society di New York ha ventilato la possibilità che il Regno eremita non riesca a sopravvivere nemmeno a un anno di sanzioni, considerato che “non c’è nulla da mangiare” e “il commercio è stato bloccato”. Secondo il disertore, inoltre, i rapporti tra la Corea del Nord e la Cina sarebbero sprofondati a un minimo storico, con Pechino infastidito dall’elemosinare del vecchio alleato comunista, restio ad avviare riforme economiche, e Pyongyang preoccupato all’idea di essere tradito da quel “figlio di puttana” di Xi Jinping. Per Ri, l’obiettivo immediato del regime di Kim è quello di instaurare il dialogo direttamente con gli Stati Uniti: “La Corea del Sud può sempre ingoiare la Corea del Nord. C’è un senso di minaccia. Ecco perché sviluppano armi nucleari”.

Tillerson corteggia l’India e condanna la Cina

A due settimane dalla visita di Trump in Asia, ieri Rex Tillerson ha delineato una visione strategica per le relazioni tra Stati Uniti e India nei prossimi 100 anni. Tenendo bene a mente la guerra in Afghanistan e l’assertività cinese, il segretario di Stato ha riaffermato la volontà del nuovo presidente americano di rafforzare la partnership con quella che nel 2050 potrebbe diventare la seconda economia mondiale e il paese più popoloso al mondo. Mentre Delhi e Washington condividono gli stessi obiettivi nella guerra al terrorismo e il libero commercio nell’Indo-Pacifico, “non avremo mai le stesse relazioni con la Cina, una società non democratica”, ha affermato Tillerson al Center for Strategic and International Studies vagheggiando una nuova architettura per la sicurezza regionale affianco a India, Giappone e Australia. Al contrario la Cina viene descritta come un elemento destabilizzante per il continente asiatico per via del suo non rispettare le leggi internazionali. Il segretario di Stato Usa ha fatto chiaro riferimento all’ampliamento delle isole del Mar cinese meridionale. Una questione che ieri è stata inserita dal presidente Xi Jinping nel discorso di apertura al Congresso del Partito tra i maggiori successi ottenuti dal gigante asiatico nei suoi primi cinque anni di governo.

(Pubblicato su China Files)

lunedì 16 ottobre 2017

In Cina e Asia



Zhou Xiaochuan contro il debito

L’economia cinese potrebbe tornare a chiudere l’anno con un 7%, ma il problema del debito corporate e dell’opacità del regime fiscale dei governi locali continua a minacciare la stabilità del gigante asiatico. Ad affermarlo è il governatore della banca centrale cinese Zhou Xiaochuan che domenica, a margine degli incontri di FMI e World Bank a Washington, ha evidenziato una lieve diminuzione del livello del debito cinese, pur riaffermando la necessità di proseguire nel processo di deleverage. Secondo il funzionario, il problema sta sopratutto nella scarsa trasparenza delle politiche fiscali e nei rapporti intergovernativi a livello locale. In attesa di un possibile pensionamento, è la seconda volta in pochi giorni che Zhou invoca le riforme economcihe. La scorsa settimana in un’intervista a Caijing il governatore aveva rimarcato l’esigenza di una “troika”: più commercio estero, un meccanismo “bilanciato e ragionevole” per stabilire il tasso di cambio dello yuan e infine un minor controllo sui capitali per favorire la liberalizzazione della valuta cinese.

La lunga mano di Pechino sulla tecnologia

Il Partito comunista cinese sta cercando di assumere il controllo delle aziende tecnologiche. Secondo il WSJ, i regolatori di internet sarebbero in trattative per l’acquisizione di una quota dell’1% in Tencent e Youku sufficientemente consistente da assicurare loro un certo potere gestionale all’interno dei due colossi cinesi. Questo ad appena pochi giorni dall’offerta di due piccole piattaforme di news ai media statali. Come nel resto del mondo anche in Cina le notizie si leggono sempre più spesso online ed è premura di Pechino che a passare siano solo le informazioni giuste.

Recentemente il FT ha sottolineato come le compagnie tecnologiche siano sempre più franche nel manifestare la loro fedeltà al Partito, incuranti delle potenziali ripercussioni sul business con l’estero. Negli ultimi tempi, oltre 35 società, tra cui Sina e Baidu, hanno istituito comitati di Partito incaricati di verificare che le attività quotidiane siano in linea con gli obiettivi politici di Pechino. Per la prima volta nella storia, il 25 settembre, il comitato centrale, in tandem con il Consiglio di Stato, ha rilasciato una definizione del ruolo e degli obblighi del settore privato nell’economia cinese. E non a caso il patriottismo è emerso come requisito numero uno.

Un Congresso frugale


Quello che si aprirà mercoledì sarà un Congresso all’insegna della frugalità, in linea con la campagna contro gli sprechi inaugurata da Xi Jinping appena assunto l’incarico di segretario generale del Pcc cinque anni fa. Secondo Wang Lilian, incaricato dell’accoglienza, a differenza degli altri anni, i delegati in arrivo nella capitale non saranno accolti da sontuose composizione floreali e striscioni decorativi. Niente frutta nelle stanze d’albergo né cetrioli di mare e gamberi per cena, piuttosto un semplice buffet a base di cucina casereccia come piacerebbe a Xi, balzato agli onori delle cronache tempo fa per un pranzo essenziale a base di baozi in un ristorante popolare di Pechino. I delegati saranno anche costretti a rinunciare a tutti quei servizi gratuiti messi a disposizione in passato: taglio dei capelli, trattamenti facciali e lavori di sartoria. Ma il Congresso, che sancirà un nuovo ricambio della leadership, non influisce solo sulla vita dei politici. A risentirne sono anche i cittadini comuni e le attività commerciali. Airbnb per esempio ha dovuto sospendere tutti gli affitti nell’arco di 20 km dal centro di Pechino a causa delle misure di sicurezza, mentre addirittura è stata temporaneamente sospesa la vendita di forbici e coltelli.

La Cina nel mirino dei jihadisti di ritorno da Siria e Iraq

Il ritorno dei jihadisti dai teatri di guerra mediorientali minaccia la Cina più della maggior parte degli altri paesi. A pensarlo è Raffaello Pantucci esperto di terrorismo presso il Royal United Services Institute di Londra. Secondo l’analista mentre in media il flusso di foreign fighters di ritorno in patria con intenti violenti è generalmente piuttosto esiguo, nel caso della Cina, alle prese con la radicalizzazione della regione autonoma musulmana dello Xinjiang, le cose cambiano. Anche grazie alla propaganda bellicista del Turkestan Islamic Party e agli appelli di Abu Bakr al-Baghdadi, è piuttosto evidente tra i miliziani uiguri dello Xinjiang la volontà di portare a termine una sorta di missione in cui il training in Siria e Iraq è soltanto preparatorio prima dell’obiettivo finale: tornare a casa per vendicare il genocidio culturale di cui si sentono vittima gli uiguri. Allo stesso, secondo Pantucci, il gigante asiatico è piuttosto esposto per via dei suoi molti interessi in giro per il mondo, facile preda della rappresaglia xinjianese.

Al via nuove operazioni congiunte tra Washington e Seul

Mentre rilevazioni satellitari indicano la possibilità di nuovi test missilistici nordcoreani, gli Stati uniti parcheggiano nuovi asset militari al Sud. Una flottiglia guidata dalla portaerei Ronald Reagan ha raggiunto quest’oggi le acque sudcoreane per esercitazioni congiunte con la Corea del Sud, dove da giorni è ormeggiato il sottomarino nucleare lanciamissili balistici Michigan. Le operazioni, che dureranno una settimana e coinvolgono 40 imbarcazioni da ambo i paesi, giungono dopo i molti accenni di Trump all’ipotesi di una soluzione militare della crisi coreana — in barba agli sforzi diplomatici del segretario di Stato Tillerson. Intanto c’è grande attesa per la visita del presidente americano in Asia il prossimo mese, quando ci si attende verrà riaffermato il sostegno a Seul e Tokyo, con il Yomiuri Shimbun che parla della possibile offerta di “un ombrello nucleare” agli alleati asiatici.

(Pubblicato su China Files)

domenica 15 ottobre 2017

Weekly News Roundup: Dispatches from the Silk Road Economic Belt


CEE Is Key to China’s Belt and Road Initiative
With deep government pockets, technical sophistication and a comprehensive investment plan behind it, China’s Belt and Road Initiative (BRI) can have a big impact on the transformation of the Western Balkans. There are caveats, not least debt dependency on cheap Chinese loans, but a proactive approach throughout the region could bring welcome development for many in countries that are not prime investment destinations. That is the conclusion of a major new report, commissioned by the EBRD, which looks at the potential for growth through Chinese infrastructure investments in Central and South-Eastern Europe. (emerging-europe.com)

Could Nepal’s new communist pact mean closer ties with China?
The creation of an alliance of communist parties in Nepal ahead of the upcoming provincial and national elections could lead to closer ties between Kathmandu and Beijing, observers said.

Exclusive: The CPEC plan for Pakistan’s digital future
A new, upgraded cross-border fibre optic cable will address multiple challenges faced by China and Pakistan. (Dawn)

Russia turns to new friends from China and the Middle East

Six years after Rosneft marked a new high watermark in US-Russian corporate relations by agreeing a co-operation deal with ExxonMobil, the Kremlin-controlled oil company has found alternate support from the east. CEFC China Energy agreed last month to pay $9.1bn for a 14.16 per cent stake in Rosneft — and it is not the only Russian company to find new friends in China. (FT)

Rosneft aims to up oil exports to China through Kazakhstan
Russia’s largest oil producer Rosneft wants to boost its supplies of oil to China through Kazakhstan to as much as 18 million tonnes (360,000 bpd) per year from around 10 million tonnes in 2017, industry sources told Reuters. Such a big increase may significantly drain flows of Urals blend to Europe at a time when Russian oil output has been reduced as part of a global pact to support prices. (Azernews)

Xinjiang university calls for promoting Putonghua - Global Times
Professors at Kashgar University in Northwest China's Xinjiang Uyghur Autonomous Region have called for the faculty and students there to speak Putonghua to promote social stability, in a letter published on the school's WeChat account on Sunday. They asked that all members of the faculty and students from all ethnic groups use Putonghua to communicate as a common language, meaning they are asked to speak Putonghua both in and outside the classroom, and between teachers, students, friends and family. (globaltimes)

Construction of new airport begins near China-Russia border
Construction of a new civilian airport has started on China's border with Russia in the northeastern province of Heilongjiang, authorities said on 11 October. Construction of Dongning Airport began 10 October in the border city of Suifenhe, with an estimated budget of 1.15 billion yuan (174 million U.S. dollars), said a city official. Xinhua

How China’s biggest debtors may struggle to pay off their loans
According to the Scmp, Chinese investments in the Karachi Nuclear Power Plant Complex are a rare example of a major Chinese loan that does not face specific concerns about repayment. The Chinese bank is financing most the project with US$4 billion of preferential buyer credit at an interest rate of 2 per cent, a buyer credit of US$2.2 billion at a rate of 6 per cent, and the remainder is a concessional loan at a rate of 1 per cent. (Scmp)

China's CEFC set to raise $5.1 billion from VTB for Rosneft deal: sources
CEFC China Energy is set to raise $5.1 billion in short-term loans from VTB (VTBR.MM), Russia’s second-biggest lender, to part finance its $9.1 billion purchase of a stake in Rosneft Oil ROSM.NN, three people with knowledge of the matter said. CEFC last month said it will buy a 14.16 percent stake in the Russian oil major from a consortium of Glencore and the Qatar Investment Authority, strengthening energy ties between Moscow and Beijing. (Reuters)

If You Build It, They Will Lend: Why Japan May Fund More Infrastructure than China
Demand for infrastructure is growing as developed countries replace deteriorating infrastructure and emerging economies invest in new projects. China has attracted significant attention through its One Belt, One Road initiative and the founding of the Asia Infrastructure Investment Bank, but Japan has recently dominated global project finance. With low borrowing costs and limited domestic credit demand, Japanese banks may be best positioned to lead the financing of a global infrastructure push. (FEDERAL RESERVE BANK OF SAN FRANCISCO)


Afghanistan obtains AIIB permanent membership
Afghanistan has obtained the permanent membership of the Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), the country's finance ministry reported on its website Sunday. Afghan Finance Minister Eklil Hakimi received the Certificate of Permanent Membership of the AIIB on the sidelines of the World Bank and International Monetary Fund (IMF) meeting earlier this week in Washington, the United States, the ministry said in a statement. (globaltimes)

Changchun starts freight train service to Hamburg

China's northeast city Changchun saw its first freight train depart to Hamburg, on 13 October. The trip will take 12 to 15 days at the maximum speed of 120 kilometers per hour, according to a local official. Liu Changlong, Changchun's mayor, said at the opening ceremony that the move will give an impetus to the city's economy and further integrate Changchun with the rest of the world. (China Daily)

Direct China-Britain freight train likely to reshape trade, says logistics chief
The direct China-Britain freight train is likely to shake up traditional trade patterns as speed and reliability are the key in modern supply, said Nichola Silveira, general manager of Logistics of DP World London Gateway. The first China-bound freight train carrying British products left DP World London Gateway terminal on April 10 and arrived at eastern China's Yiwu city known as China's "world supermarket" after a 19-day journey. (China Daily)

CENTRAL ASIA

The Domestic Challenge to Kyrgyzstan’s Milestone Election
Kyrgyzstan’s forthcoming presidential elections on 15 October are a milestone for Central Asia: for the first time, a president from the region will voluntarily stand down at the end of his constitutionally mandated term. Kyrgyzstan has come far in the seven years since the tumultuous events of 2010, when President Kurmanbek Bakiyev was ousted in Bishkek and ethnic violence engulfed the southern city of Osh, killing over 400 people, mostly Uzbeks. The presidential race is tight and unpredictable. Sooronbai Jeenbekov, from the southern province of Jalalabad and representing the ruling Social Democratic Party of Kyrgyzstan (SDPK) party, faces Omurbek Babanov, a wealthy independent candidate from the northern province of Talas, still closely aligned with the party he formed in 2010, Respublika. But whoever wins the ballot will face renewed north-south regional tensions as well as rivalries within Osh, where the memory of violence is still fresh and small arms abound. (Crisis Group)

Will Kyrgyz Democracy Pass Its Next Test?
The outcome of this weekend’s election usher in an unprecedented transfer of power between elected presidents. (Diplomat)

Kyrgyzstan to vote in Central Asia's first real election
Kyrgyzstan will vote on Sunday in the first genuinely competitive leadership election in Central Asia.
The vote on Oct. 15 is Kyrgyzstan's second presidential election since a revolution in 2010 but its first competitive one, a watershed for a region more closely associated with Soviet-tinged autocratic leaders. (Nikkei)

Turkmenistan Downgrades Parliament in Favor of People’s Council
The president of Turkmenistan has approved changes to the constitution downgrading the role of parliament in favor of a revived People’s Council, canceling a minor token gesture toward democratization adopted a decade ago.At the same time, President Gurbanguly Berdymukhamedov has followed through on his long-awaited plan to cancel wide-ranging subsidies that guaranteed Turkmen households free gas, water and electricity. (eurasianet)

Junk Bond Boom Reaches Far Corners of the World
Investors’ thirst for income is enabling governments and companies in some of the world’s poorest countries to sell debt at lower and lower interest rates. And the global bond boom has even reached Tajikistan. (WSJ)

Chief National Security Official of Kazakhstan almost secretly met with the US Secretary of State
Chairman of the National Security Committee of Kazakhstan Karim Masimov, while in Washington, met with Secretary of State Rex Tillerson. The State Department informs on Facebook. The statesmen met on 10 October behind closed doors. Neither details of the meeting, nor the official purpose of the visit is known. Not a single Kazakh media reported a visit. (Fergana News)


Pakistan investment climate
On October 4, the Karachi Stock Exchange 100 index closed at 40,461 points, touching as low as 39,869.88 intraday, Kunwar Khuldune Shaid writes. The market had lost 1,948 points in three days as selling pressures took their toll. However, the tumble in the markets was just the tip of the iceberg. While investors and market analysts feel that the Pakistani government is “distracted,” they are also worried about taxation policies. Altogether, they anticipate that this is going to start hurting the economy and the country’s investment climate. The main driver behind all of this is the ongoing political turmoil in the country following the ouster of Nawaz Sharif as prime minister in July. He had been serving for a third time before his disqualification by Pakistan’s Supreme Court. The KSE-100 Index shed 1,670 points (3.6%) in the immediate hours after the apex court’s verdict. (Asia Times)


venerdì 13 ottobre 2017

Pechino mette alla gogna i debitori inadempienti


Debitore avvisato mezzo salvato. Entro l’anno Pechino ultimerà una blacklist a livello nazionale con lo scopo di catalogare e svergognare pubblicamente quanti non sono ancora stati in grado di ripagare i prestiti bancari accumulati. Secondo il progetto, promosso congiuntamente dalla Corte suprema del Popolo, dal Dipartimento della Propaganda e dalla China Banking Regulatory Commission (CBRC), quanti non riusciranno a ripianare una situazioni debitoria (laolai) vedranno il proprio nome, ID, fotografia, indirizzo e ammontare del debito resi pubblici attraverso vari canali, come giornali, radio, televisione e monitor su bus e ascensori. Perché questo accada entro la fine del 2017 i governi locali sono tenuti a compilare database dei “cattivi elementi” — consultabili da chiunque — che verranno gestiti dai media outlet grazie al supporto dei dati forniti dai tribunali e dei continui aggiornamenti della CBRC sulla somma dei prestiti concessi.

L’iniziativa prende il via da una serie di progetti pilota avviati precedentemente a livello provinciale nel Guangdong, Jiangsu, Henan, Anhui e Sichuan. Nella città di Guangzhou (l’ex Canton), per esempio, i dati personali di 141 debitori incallitisono stati pubblicati su autobus, edifici commerciali e piattaforme d’informazione online, su richiesta delle corti di giustizia locali. Nel Jiangsu, Henan e Sichuan, invece, i tribunali e gli operatori telefonici hanno lavorato in tandem per la realizzazione di un messaggio automatico che scatta ogni qualvolta si tenti di raggiungere telefonicamente un soggetto inadempiente: “La persona che stai chiamando è stata aggiunta alla lista nera dei tribunali per non aver ripagato i debiti contratti. Si prega di sollecitare questa persona a onorare i suoi obblighilegali“, recita l’avviso.

Il servizio è stato messo in funzione in seguito al recente annuncio da parte del ministero dell’Industria e dell’Informazione tecnologica che chiunque voglia acquistare una sim telefonica sarà tenuto a registrarsi con il proprio vero nome, una procedura annunciata a più riprese dal 2010 ma mai applicata seriamente. Da allora le cose sono cambiate e così le esigenze della popolazione. Come spiega la Xinhua, sottoporre gli inadempienti alla pubblica gogna servirà a rafforzare la sicurezza a livello sociale “punendo quanti ritenuti inaffidabili”. L’idea si coniuga armoniosamente con quanto enunciato nelle Linee guida per la costruzione di un sistema di credito sociale (2014–2020), piano che prevede una classificazione dei cittadini in base al loro comportamento in rete, al volante, così come in famiglia. I bravi saranno premiati, i cattivi puniti severamente con l’estromissione ai servizi più comuni. Ecco che il controllo massiccio esercitato sulle tastiere di pc e smartphone attraverso l’imposizione di norme più rigide in materia di registrazione sembrano andare oltre le mere finalità censorie.

Mentre la realizzazione del progetto nella sua interezza presenta mastodontici ostacoli, le prime sperimentazioni sono già in atto. E’ così che, secondo il Legal Daily, tra le misure punitive fronteggiate nell’ultimo anno dai debitori insolventi vanno menzionate il divieto di accesso alle scuole private per i figli, l’impossibilità di prenotare gli hotel di categoria più alta o di acquistare biglietti per i trasporti pubblici. Ma è troppo presto per cantare vittoria. È dal 2013 che il massimo tribunale cinese lavora alla divulgazione delle informazioni personali dei “disonesti” e a giugno erano già 7 milioni e mezzo i soggetti svergognati pubblicamente. “Sono anni che le autorità stanno cercando delle misure per fronteggiare il problema, ma con scarsi risultati. Un verdetto giudiziario non è altro che un pezzo di carta per debitori nella lista nera “, spiega al South China Morning Post Angela Luo, avvocato dello studio di Guangzhou Gold Sun, “tutte queste misure hanno lo scopo di sottoporre i debitori a maggiori pressioni. Ma in tutta franchezza, le possibilità di successo sono piuttosto limitate quando si parla di persone abituate ad ignorare completamente l’autorità della legge“. Secondo stime ufficiali, verosimilmente sottostimate, in Cina, i debiti insolut iammontano a circa 300 miliardi di dollari.

(Pubblicato su Il Fatto quotidiano)

In Cina e Asia



La Cina ha un nuovo paperone

Xu Jiayin, presidente di China Evergrande Group, ha superato Jack Ma e Wang Jianlin diventando l’uomo più ricco di Cina. E’ quanto emerge dalla classifica stilata da Hurun, il Forbes cinese, che stima le ricchezze di Xu a 43 miliardi di dollari grazie alla performance delle azioni di Evergrande, in crescita di oltre il 450% quest’anno. Il sorpasso su Wang, fondatore della conglomerata Wanda (ormai in quinta posizione), arriva mentre in Cina cambia il vento: nell’ultimo anno Pechino ha fatto capire di voler mantenere gli investimenti in casa dopo un’ondata di acquisizioni estere non sempre ragionate. E di volerli dirottare nello sviluppo di nuove tecnologie. Non a caso al secondo e terzo posto troviamo Pony Ma di Tencent e Jack Ma di Alibaba. La lista, con un patrimonio complessivo di 2,6 trilioni di dollari, evidenzia una crescita della ricchezza media del 12,5%. Secondo Hurun, in Cina, ci sono 2130 individui con beni pari ad almeno 300 milioni di dollari. Ovviamente senza contare le fortune sommerse.

Cosa si nasconde dietro il curioso interesse di Steve Bannon per Guo Wengui?
L’ex chief strategist di Trump ha incontrato l’uomo più ricercato da Pechino ben due volte in meno di una settimana. In un post su Twitter, corredato da prove fotografiche, il businessman racconta di aver visto Bannon per un pranzo a Washington lo scorso giovedì e di nuovo martedì, quando il direttore di Breitbart News è stato a cena nel suo lussuoso appartamento di New York. Fuggito negli Usa alcuni anni fa per sottrarsi alle accuse di corruzione, Guo è diventato il nemico numero uno del Partito quando all’inizio dell’anno ha cominciato a puntare il dito contro la degenerazione morale della leadership cinese, forte di alcune indiscrezioni ottenute grazie alle sue conoscenze ai piani alti. Tra i bersagli preferiti c’è niente meno che Wang Qishan, lo zar dell’anticorruzione nonché braccio destro di Xi Jinping. Stando al Financial Times, durante la trasferta asiatica dello scorso mese Bannon avrebbe incontrato anche Wang presso il quartier generale del Pcc. Il topic dell’incontro pare sia stato il contenuto del discorso tenuto dall’ex chief strategist davanti alla comunità di affari di Hong Kong a settembre. Ma non è finita qui. Lo scorso mese Bannon è volato negli Emirati Arabi per incontrare il principe Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, che stando al settimanale cinese Caixin avrebbe collaborato con Guo fin dal 2013 per istituire un fondo da 3 miliardi di dollari amministrato congiuntamente dal businessman cinese e dalle autorità di Abu Dhabi. Una pura coincidenza? Benché le affermazioni di Guo siano ancora in cerca di conferma, alcuni dettagli sembrano aver fatto scattare qualche campanello dalle parti di Washington. Giovedì, durante la sua prima comparsa pubblica, il fuggitivo ha accusato Pechino di aver inondato l’America di spie e di tramare qualcosa di ancora più devastante dell11 settembre.

Carrie Lam tratteggia il futuro di Hong Kong

In un discorso durato 40 minuti la nuova leader di Hong Kong Carrie Lam ha tracciato la propria agenda economica per gli anni avvenire, pronosticando un futuro radioso per l’ex colonia britannica. “Di fronte alla concorrenza delle altre economie e all’aumento del protezionismo degli ultimi anni, Hong Kong si trova ad affrontare sfide sempre più severe”, ha affermato Lam, “dobbiamo sviluppare un’economia ad alto valore aggiunto e diversificata”. La leader ha dichiarato di voler catapultare Hong Kong nelle’era dell’informazione tecnologica ed è con questo scopo che ha annunciato riduzioni sull’imposizione fiscale per le aziende e miliardi in deduzioni fiscali per la ricerca e lo sviluppo.

Ma l’Hong Kong di Lam non sarà soltanto una “smart city”, sarà anche una città più vivibile. Un piano di sovvenzioni per chi è all’acquisto della “prima casa” dovrebbe aiutare a raffreddare i prezzi del mercato immobiliare, tra i più proibitivial mondo. E poi arriveranno sussidi per i trasporti pubblici e una riforma del fondo pensioni. E’ un’agenda che strizza l’occhio sopratutto ai più giovani, la cui presenza nelle commissioni governative verrà alzata al 15%, mentre 20–30 giovani verranno inclusi nella Central Policy Unit, incaricata di supportare il chief executive. Rimandate invece le riforme politiche (invocate dai tempi delle proteste democratiche degli Ombrelli) in attesa che si creino le condizioni giuste, sebbene sia chiaro che ogni “minaccia alla sovranità, sicurezza e sviluppo” della regione amministrativa speciale è severamente bandita. Nel rimarcare l’appartenenza di Hong Kong alla mainland Lam ha annunciato di voler partecipare al progetto della nuova via della seta non più autonomamente bensì all’interno di un piano di sviluppo nazionale grazie a un accordo con la National Development Reform Commission (NDRC) e alla continua cooperazione con il governo centrale.

L’Unione europea tronca con i generali birmani

L’Ue si appresta a tagliare i rapporti con i generali birmani ritenuti responsabili della pulizia etnica in corso contro i rohingya. E’ quanto emerge da un accordo — visionato da AFP — tra gli ambasciatori del blocco in attesa che venga sottoscritto lunedì nell’ambito di un meeting tra i rispettivi ministri degli esteri. Nel documento si spiega che la fuga di massa dallo stato Rakhine “indica fortemente un’azione deliberata per espellere una minoranza”. “Alla luce dell’utilizzo sproporzionato della forza da parte degli apparati di sicurezza, l’UE e i suoi Stati membri sospenderanno gli inviti al comandante in capo delle forze armate del Myanmar / Birmania e ai funzionari militari di alto livello. Verrà inoltre riesaminata tutta la cooperazione pratica di difesa”. Ad oggi le restrizioni imposte dall’Ue vietano l’export di armi ed equipaggiamenti utilizzabile per una repressione interna. Ma se la crisi non accenna a migliorare potrebbero essere introdotte nuove misure, riferiscono fonti ben informate.

Intanto, ieri sono ricominciati a fluire gli aiuti umanitari nelle zone colpite dalle violenze tra esercito e ribelli. L’accesso alla Croce Rossa e ai cooperatori internazionali era stato vietato tre mesi dopo il ritrovamento di derrate alimentari nel campo dell’Arsa.

Duterte esclude la polizia dalla campagna antidroga

Rodrigo Duterte ha sollevato la polizia dalle operazioni antidroga responsabili della morte di oltre 3.850 persone. Sarà la Drugs Enforcement Agency ad assumere la guida della campagna di bonifica, mentre 1,200 funzionari di Manila verranno riaddestrati e assegnati ad altre unità. La mossa ricorda la l’interruzione temporanea di gennaio, quando il presidente filippino sospese la polizia per 5 settimane definendola “corrotta fino all’osso”. In un memorandum reso noto quest’oggi, Duterte dice di voler “portare ordine nella campagna” dopo che ad agosto la morte in circostanze sospette di un diciassettenne ha indignato l’opinione pubblica. Secondo un sondaggio pubblicato domenica, negli ultimi tempi il leader ha perso nettamente consensi sebbene complessivamente continui ad avere dalla sua il 67% della popolazione.

(Pubblicato su China Files)

lunedì 9 ottobre 2017

In Cina e Asia


National Day: 705 milioni di viaggi per 87 miliardi di dollari

Secondo la China National Tourism Administration, quest’anno le vacanze per la fondazione della Repubblica popolare — dall’1 all’8 ottobre — hanno visto un numero record di viaggi: 705 milioni, di cui 663 milioni nei primi sette giorni, ovvero un +12%. Una migrazione di massa che ha generato l’equivalente di 87,7 miliardi di dollari. A destare interesse non è solo la quantità ma anche la modalità dei trasferimenti. Circa il 40% degli spostamenti è avvenuto in treno, grazie all’espansione della rete ferroviaria superveloce che ormai copre tutte le province tranne Ningxia e Tibet. L’altro mezzo “rivoluzionario” è la cara vecchia bici, riportata in auge dalla recente esplosione di servizi di bike sharing come mezzo privilegiato per i tragitti urbani. Secondo la società Ofo, durante il National Day l’utilizzo delle due ruote è cresciuto del 15%. Di conseguenze le emissioni inquinanti sono diminuite di 78mila tonnellate.

Anticorruzione: 1,34 milioni di funzionari sanzionati in quattro anni


Dal 2013 a oggi, la Commissione centrale per l’ispezione della disciplina ha sanzionato 1,34 milioni di quadri, di cui 648.000 a livello di villaggio. La maggior parte dei casi di corruzione riguardano malefatte di piccola entità, sebbene non siano mancati arresti eccellenti (250). Nel mese di agosto ha finire sotto inchiesta è stato lo stesso capo del comitato anticorruzione del ministero delle Finanze, mentre pochi giorni fa la campagna di bonifica è tornata a picchiare duro nei ranghi dell’esercito. In questi giorni 120 membri della Commissione andranno in pensione aprendo la strada ad un massiccio rimpasto durante il Congresso del Pcc, che comincerà il 18 ottobre.

Secondo gli analisti, mentre l’opera di pulizia continuerà sulla stessa strada, a finire nella rete saranno sempre più “mosche” e sempre meno “tigri”. Gli sforzi verranno probabilmente istituzionalizzati grazie all’istituzione di una supercommissione che dovrebbe mediare tra la CCDI (che è un’agenzia di Partito) e i dipartimenti anticorruzione statali velocizzando la risoluzione dei casi. Rimane da vedere che fine farà il potente Wang Qishan che fin’oggi ha diretto la campagna per conto di Xi Jinping. Secondo una regola non scritta il potente funzionario dovrebbe lasciare il suo incarico per sopraggiunti limiti d’età al termine del Congresso, ma la fedeltà a Xi potrebbe valergli una conferma. intanto tra i papabili sostituti si fa strada il nome di Li Zhanshu, capo dello staff del Partito e braccio destro del presidente.

Corea del Nord: La sorella di Kim promossa nel ghota del partito

Nel weekend Kim Jong-un ha nominato la sorella Kim Yo Jong (28 anni) membro supplente dell’ufficio politico del comitato centrale del Partito, il ghota del potere nordcoreano. E’ da quando il giovane leader ha fatto giustiziare lo zio filocinese Jang Song Thaek che la ragazza ha acquisito visibilità, diventando — insieme alla moglie di Kim — la donna più potente della famiglia, falcidiata da lotte di potere. Proprio in questi giorni si sta tenendo il processo contro le due giovani donne, indonesiana e vietnamita, accusate di aver assassinato il fratellastro di Kim per suo conto.

Il meeting politico di domenica ha inoltre fatto da sfondo alla riaffermazione del programma nucleare come “l’unico deterrente forte” contro Trump, che nel weekend, in uno dei suoi tipici tweet ermetici, ha evasivamente dichiarato che “solo una cosa funzionerà” nei rapporti con la Corea del Nord, sebbene sono sia chiaro quale essa sia. Dopo i test missilistici e nucleari del 3 e 15 settembre, nuove provocazioni si attendono con l’avvicinarsi del 10 ottobre,data della fondazione del Partito dei Lavoratori. Il governo nordcoreano potrebbe addirittura decidere di aspettare il 18 ottobre, quando a Pechino si apriranno i lavori per il 19esimo Congresso del Pcc per mandare un messaggio forte al vecchio alleato. Nei giorni scorsi il parlamentare russo Anton Morozov di ritorno da Pyongyang ha affermato di essere stato ragguagliato su un prossimo test missilistico a lungo raggio capace di colpire la west coast americana.

Myanmar: finito il cessate il fuoco, l’Arsa allunga un ramo d’ulivo

Oggi alle 24 ora locale scadrà il cessate il fuoco introdotto unilateralmente dall’Arsa, il gruppo di militanti rohingya, un mese fa. “La pausa è stata condotta al fine di consentire agli attori umanitari di valutare e rispondere alla crisi in Arakan (Rakhine),” hanno spiegato i militanti via Twitter nel weekend, aggiungendo che ogni sforzo per la pace da parte del governo “verrà ben accolto e ricambiato”. Nessuna nuova minaccia di violenze quindi. Tuttavia, in mancanza di una risposta ufficiale, rimane presumibilmente valida l’affermazione con cui tempo fa il portavoce del governo birmano ha escluso la possibilità di “negoziare con i terroristi”. Da quando è scattata la tregua la situazione nello stato occidentale è parzialmente migliorata, sebbene siano oltre 500mila le persone fuggite oltre il confine con il Bangladesh anche grazie al “passaggio sicuro” fornito dai ribelli. Reclutatori dell’Arsa intervistati da AFP hanno affermato di aver trovato centinaia di rohingya disposti a tornare nel Myanmar per combattere. Ma per molti altri l’unico obiettivo è il ritorno alla pace.

Giovedì, il ministro delle costruzioni U Win Khaing ha riferito durante un forum Asean che il Myanmar è ben contento di aprire le porte a investimenti esteri (sopratutto cinesi e giapponesi) in grado di portare progresso — e quindi stabilità sociale — nello stato Rakhine.

(Pubblicato su China Files)

domenica 8 ottobre 2017

Weekly News Roundup: Dispatches from the Silk Road Economic Belt



The Twists and Turns along China’s Belt and Road
China’s trillion-dollar Belt and Road Initiative could potentially transform relations with over 60 countries across Eurasia, Africa and beyond. But to bring the concept to fruition, Beijing must overcome mammoth logistical obstacles, navigate fragile political situations and placate growing regional apprehension surrounding its ambitions (Crisis Group)

CEFC's Rosneft deal driven by national strategy: chairman
CEFC China Energy’s $9.1 billion purchase of a stake in Russia’s Rosneft Oil ROSM.NN was mainly driven by China’s Belt and Road Initiative and has strong support from the government, Ye Jianming, the company’s founder said.Ye posted his thoughts on Monday in a message to CEFC employees on the company’s Wechat account to explain how the privately-owned company secured the deal with Rosneft instead of China’s state-owned oil majors. Wechat is China’s largest social media application mainly used as a messaging tool. (Reuters)

Mapping the China-Pakistan Economic Corridor
The China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) is a flagship project under China’s Belt and Road Initiative. Announced in 2015, CPEC has expanded to include as much as $62 billion of investments. In Pakistan, there have been a range of reactions. CPEC advocates have characterized it as a “game-changer." Others have warned that it is a new form of Chinese “imperialism."This analysis attempts to evaluate CPEC’s road infrastructure. It uses mapping tools and LandScan data from 2006 to layout the number of people within a certain radius of the roads. Specifically, it measures connectivity at three levels. (reconnectingasia.csis)

Kazakhstan to export 5 billion cubic metres of gas to China
China recently agreed to a deal with KazTransGas to import 5 billion cubic metres of Kazakh natural gas during one calendar year, according to KazTransGas press service. (astanatimes)

Chinese cargo ship arrives in Russia's St. Petersburg, completing month-long journey on sea route via Arctic Ocean (xinhua)

New international passenger train has been launched between China's Urumqi and Kazakhstan's Almaty, shortening the journey by seven hours (Xinhua)


Xinjiang raises over 600 mln USD for poverty-relief relocation in 2017
Northwest China's Xinjiang Uygur Autonomous Region raised 4.17 billion yuan (about 627 million U.S. dollars) in 2017 in relocation funds as part of its poverty reduction drive.The money, up from the previous year's 1.3 billion yuan, will go toward housing for 83,900 people who will be relocated from poverty-hit regions to more developed areas. (People's Daily)

Kazakhstan Revokes Hundreds of 'Green Cards' Issued to Ethnic Kazakhs From China 
Authorities in Kazakhstan have declared the 'green card' residence permits of some 250 Chinese nationals of Kazakh descent invalid following an investigation of the officials who issued them, prompting fears of repatriation and detention, sources in the emigre community told RFA on Thursday. The move follows the detention in July of the immigration director of Kazakhstan's Jambul region for accepting "additional fees" in relation to green cards. (RFA)

Why Chinese investors are struggling to gain a foothold in Tajikistan
Central Asian country is one of first stops on ‘Belt and Road’, but legal difficulties, murky politics and security concerns pose obstacles to business.



CENTRAL ASIA

Opium for the President: Religion and Kyrgyzstan’s forthcoming elections
Religion has traditionally been a delicate topic for Kyrgyzstan. Even though the overwhelming majority of the Republic’s population identifies as Muslim, no presidential candidate has been in any hurry to touch upon the topic of religion in their election manifestos. Is the political elite ignoring the burning questions and challenges posed by the rise of religious extremism in Central Asia today? (Fergana news)

Closer Uzbekistan-Kazakhstan Ties Not Enough to Resolve Broader Regional Woes
The president of Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, paid an official visit to Uzbekistan in mid-September, highlighting improving relations between Central Asia’s two largest states. There, he met with his Uzbekistani counterpart, Shavkat Mirziyaev, for the sixth time since the latter took office last December, following the death two months earlier of the incumbent (since 1990) Islam Karimov. Mirziyaev had previously chosen Kazakhstan as a second stop on his first foreign tour as head of state, visiting the country in late March, right after Turkmenistan but before going to either Russia or China (Mir24.tv, Tengrinews.kz, September 16; Sputniknews.kz, March 23). (jamestown foundation)

The Rising Risks of Misrule in Tajikistan
Tajikistan’s 25 years as an independent state have been marred by poverty, endemic state corruption and the steady narrowing of political power to a single family. Its patriarch is President Emomali Rahmon, 64, who has ruled the country since 1992 through a carefully calibrated system of patronage and brutality. With Rahmon’s current seven-year term set to end in 2020, many observers believe he is now planning to hand over power to a close family member, probably his eldest son, Rustam, 29. (crisisgroup)

Hukou e controllo sociale

Quando nel 2012 mi trasferii a Pechino per lavoro, il più apprezzabile tra i tanti privilegi di expat non era quello di avere l’ufficio ad...