giovedì 1 febbraio 2018

In Cina e Asia



Anche Hong Kong dice basta all’avorio


E’ con un voto storico che ieri l’ex colonia britannica, primo mercato al mondo per lo smercio dell’avorio, ha deciso di mettere fine al commercio del prezioso materiale. Sarà un processo graduale da qui al 2021, quando il divieto diventerà totale. Fino a oggi, pur facendo parte della Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (Cites), la regione amministrativa speciale ha concesso la vendita dell’avorio ottenuto prima delle restrizioni del 1990, lasciando una sponda alla fioritura di attività illegali. Il 90% degli acquisti sul mercato locale viene effettuato dai cugini della Cina continentale dove la compravendita dell”oro bianco” è diventata illegale alla fine di dicembre. Si stima che 30mila elefanti vengano uccisi ogni anno per le loro zanne. Una pratica che, nonostante le buone intenzioni cinesi, si teme continuerà in futuro attraverso il Sudest asiatico.

Le nomine vescovili spaccano la comunità cattolica in Cina

Non si placa la polemica sulle nomine episcopali oltre la Muraglia. Ieri il portavoce della Santa Sede ha affermato che il papa è continuamente in contatto con i suoi collaboratori sulla situazione in Cina” in risposta alle pesanti accuse dell’ex cardinale di Hong Kong che aveva precedentemente accusato il Vaticano di “svendersi”. A inizio settimana Joseph Zen era ricorso a Facebook per annunciare di essere volato a Roma con l’intento di chiarire la controversa questione delle nomine episcopali: “Così i cristiani cinesi possono conoscere la verità a cui hanno diritto”. Tutto è cominciato quando il Vaticano ha esortato due vescovi della chiesa sotterranea a lavorare per trovare l’approvazione di Pechino. Il segnale che la Santa Sede, unico Stato europeo a riconoscere Taiwan e non la Repubblica popolare, sta provando a ricucire diplomaticamente con la Cina comunista. I due vescovi sono Peter Zhuang Jianjian di Shantou, nella provincia del Guangdong, cui è stato chiesto fare un passo indietro aprendo la strada a a Huang Bingzhang, riconosciuto dal governo ma non dalla Santa Sede, e Joseph Guo Xijing di Mindong, cui lo stesso sarebbe stato chiesto di farsi da parte. Il cattolicesimo cinese è diviso tra la chiesa sotterrane fedele al papa e gli aderenti alla chiesa cosiddetta patriottica i cui vescovi devono avere l’approvazione del governo, non potendoci essere un potere superiore a quello dello Stato e del Pcc. Ma la tendenza al compromesso di Bergoglio sta esacerbando la spaccatura nella comunità cinese.

Il Tesoro Usa mette sotto sanzioni il boss del Triangolo d’Oro


Il dipartimento del Tesoro americano ha messo sotto sanzioni un imprenditore cinese e sua moglie accusati di gestire “un’orribile” organizzazione criminalecon diramazioni dal Laos al resto del Sudest asiatico. I due gestivano — attraverso due aziende di Hong Kong — un giro di attività illegali dalla prostituzione al narcotraffico passando per contrabbando di animali selvatici. Il centro del malaffare di Zhao Wei e consorte sarebbe localizzato nel casinò Kings Romans di loro proprietà, situato nella zona economica speciale del Triangolo d’Oro, in Laos, al confine con Thailandia e Vietnam, non lontano dal punto in cui nel 2011 furono uccisi 13 marinai cinese. L’area è talmente ben posizionata e frequentata assiduamente da imprenditori cinesi che secondo un rapporto della Reuters potrebbe diventare un avamposto di Pechino all’estero.

Tutti gli asset della coppia e degli individui coinvolti nel network sotto la giurisdizione americana sono stati congelati.

Pechino spia l’Africa

La Cina avrebbe condotto regolari attività di spionaggio nei confronti dell’Unione Africana per i cinque anni intercorsi tra il 2012 e il gennaio 2017. E’ quanto riportato da alcune fonti locali a Le Monde. Le operazioni di hackeraggio sarebbero avvenute di notte attraverso i computer installati dalla Cina presso il quartiere generale dell’organizzazione internazionale che comprendente tutti gli Stati africani, con sede ad Addis Abeba, in Etiopia. L’edificio, finanziato (200 milioni di dollari) e costruito interamente dalla Cina, è stato inaugurato in pompa magna nel 2012. Gli esperti hanno anche rilevato la presenza di dispositivi di intercettazione nascosti sotto i tavoli e all’interno delle mura in tutto il complesso. Sia il sistema IT che i server sono stati interamente sostituiti un anno fa dopo la sconcertante scoperta. Da tempo Pechino ha esteso la propria lunga mano sul continente, a cui nel 2015 Xi Jinping ha promesso 60 miliardi di aiuti e investimenti. Proprio l’Africa è stata scelta per ospitare la prima base militare cinese all’estero, mentre una deviazione a sud della nuova via della seta marittima lascia presagire l’arrivo di ulteriori capitali. Ma sono in molti a temere che l’aiuto cinese comporti un oneroso kowtow. L’inchiesta del quotidiano francese è stata smentita dall’ambasciatore cinese nell’UA che l’ha definita “ridicola e assurda”.

Le sanzioni mettono a rischio la vita di 60mila bambini nordcoreani


60mila bambini nordcoreani rischiano l’india a causa delle sanzioni. E’ l’allarme dell’UNICEF che sottolinea come, sebbene gli aiuti umanitari siano esentati dalle sanzioni, “banche, navi e società fornitrici di beni sono diventate molto caute. Questo è ciò che rende più difficile le consegne nel paese. Quindi ci vuole un po’ più di tempo, specialmente per riuscire a portare denaro nel paese. Ma anche per trasportare merci verso la Repubblica popolare democratica di Corea. Non ci sono molte compagnie di navigazione che operano in quell’area”. In tutto sono 200mila i bambini a soffrire di malnutrizione, di cui 60mila quelli in forma potenzialmente mortale. Alcuni giorni fa diverse organizzazioni umanitarie avevano riportato ritardi nel trasporto di kit medici e attrezzature agricole, rimasti bloccati alla dogana cinese perché contenenti componenti metalliche considerate dual-use.

Pyongyang pubblica libro bianco sui diritti umani negli Usa


Pyongyang ha pubblicato un “Libro bianco sulle violazioni dei diritti umani negli USA”. Il documento, prodotto dall’ Institute of International Studies in the Democratic People’s Republic of Korea (DPRK) e fatto circolare dalla missione nordcoreana a Ginevra, accusa Washington di “discriminazione” e “misantropia”, i due mali che affliggono l’intero sistema americano, sopratutto da quando Trmp si è insediato nello Studio Ovale.”La violenza razziale che si è verificata a Charlottesville, in Virginia, il 12 agosto, è un tipico esempio dell’apice raggiunto dell’attuale politica di razzismo dell’amministrazione”, afferma il rapporto sottolineando tra gli altri punti critici la progressiva soppressione della libertà di stampa e lo stratosferico conto in banca dei funzionari pubblici americani. Il documento arriva in risposta alle dure parole riservate da Trump nel discorso sullo Stato dell’Unione, in cui il regime di Kim Jong-un è stato definito “depravato”.

(Pubblicato China Files)

martedì 30 gennaio 2018

Weekly News Roundup: Dispatches from the Silk Road Economic Belt



China’s Military Base in Afghanistan

Beijing has long refrained from engaging militarily beyond its borders. However, as some recent reports suggest, this situation may soon change. Ferghana News reported that China will build a military base in the northern province of Afghanistan, and, according to the news agency, the Ministry of Defense of Afghanistan is already expecting a Chinese expert delegation to discuss the location and further technicalities for the base. If these reports are true, China will fully fund the new military base in Badakhshan, covering all material and technical expenses, including both lethal and nonlethal weaponry and equipment. (Diplomat)

China denies plan to build military base in Afghanistan
China’s Defence Ministry on Thursday denied that it was planning to build a military base in Afghanistan, branding such reports “groundless”.Russian news agency Ferghana News, which focuses on Central Asia, has reported that China will build the base in northern Afghanistan. The report was picked up last week by U.S. magazine The Diplomat and then in Chinese state media.

Pakistan looks to China after US-India alliance

During the 1960s, Pakistan was China’s diplomatic window to the West, eventually brokering the normalisation of China-US relations in 1971. Today, the physical facet of Mao’s depiction is becoming a reality in the China-Pakistan Economic Corridor. (Dawn)

Freight trains between EU and China see costs drop by 40%
The overall freight cost of the CHINA RAILWAY Express (CR Express), which operates rail cargo routes between China and Europe as well as other regions, has dropped by about 40% from what it was at the earlier stage of the service, an official from China's top economic planner said on 22 January. In 2017, the whole-year number of CR Express train journeys increased rapidly to 3,673, up 116% over the previous year, with that number surpassing the sum figure of all the CR Express services during the past six years, Yan Pengcheng, spokesman for the National Development and Reform Commission (NDRC), said at a regular press conference on 22 January.( Global Times)

China's Xinjiang to build 'Great Wall' to protect border: governor
China’s violence-prone far western region of Xinjiang will build a “Great Wall” around its borders to prevent the infiltration of militants from outside the country, state media reported on Tuesday citing the regional governor. (Reuters)

China sells exploration rights for three oil, gas blocks in Xinjiang-Xinhua
China has sold exploration rights for three oil and gas exploration blocks in the remote northwest Xinjiang region for more than 2.7 billion yuan ($422 million), the Xinhua news agency reported on Wednesday.It said that Shenergy Co, Xinjiang Energy (Group) Co and Zhongman Petroleum and Natural Gas Group Corp (ZPEC) secured the rights after a bidding competition that attracted seven companies.

China's war on smog slows December rail, truck freight volume
Rail freight volumes last month fell 3.8 percent from a year earlier to 303.87 million tonnes, the lowest since June 2017 and the first year-on-year decline since July 2016, the National Bureau of Statistics said.Road freight, China’s most popular form of freight transportation, grew by 5.6 percent to 3.3 billion tonnes, its lowest growth rate since January 2017.The transport slowdown reflects a decline in China’s fixed asset investment, which increased at its slowest rate since 1999 in December, signaling flagging growth in the world’s second-largest economy. (Reuters)

China’s ExIm Bank commits $4bn in push beyond infrastructure

Export-Import Bank of China is releasing a $4bn wave of private equity capital that will broaden the state-controlled overseas investor’s scope beyond infrastructure as it seeks to compete with global funds for diversified assets. (FT)

Japan, China, and the Western Balkans

On January 17, Japanese Prime Minister Shinzo Abe wrapped up a five-day trip to northern and southeastern Europe. After visiting Estonia, Lithuania, and Latvia, he went to Bulgaria, Serbia, and Romania. His trip to the Baltic and the Balkan regions fits within Tokyo’s decades-long attempts to establish itself as a global economic and political leader, and to increase its sphere of influence via the use of soft power and the employment of its financial prowess as a diplomatic lever. (DIplomat)


China-Europe trains connect Xinjiang to world
China-Europe freight trains that set off from Urumqi, capital of northwest China's Xinjiang Uygur Autonomous Region, made a total of 1,164 trips as of the end of 2017. The statistic was announced by Shohrat Zakir, chairman of the regional government, while delivering a government work report at the ongoing local parliamentary session. Urumqi, which saw the start of the first China-Europe train in May 2016, now launches three such trains on a daily basis. The trains can reach five Central Asian countries and 17 European countries. Xinhua

China Piles Up Free Trade Deals as Trump Abandons Them
Just as the U.S. throws up new barriers to cross-border commerce, its largest trading partner China is redoubling its efforts to seal free-trade agreements.From deals with blocs including the Association of Southeast Asian Nations to bilaterals with tiny countries like Maldives, China’s FTAs already cover 21 countries. That compares with the 20 countries covered by U.S. agreements. More than a dozen additional pacts are being negotiated or studied, according to the Ministry of Commerce. (Bloomberg)

Chinese contractors grab lion’s share of Silk Road projects
Beijing fails to share benefits of transport infrastructure programmes. Of the contractors working on China-funded transport infrastructure projects in 34 Asian and European countries, 89 per cent were Chinese, leaving 11 per cent from elsewhere, according to the study by the Center for Strategic and International Studies, a Washington-based think-tank. (FT)

DISAPPEARED CHINESE ENGINEER HOLDS TIES WITH PAKISTAN HOSTAGE
Amid a breakdown in relations with the US and questions over China’s commitment to its Belt and Road investments, the suspected kidnapping of Pingzhi Liu could not have come at a worse time for Islamabad. China has signalled that it is considering freezing further CPEC-related investment until the country’s domestic situation stabilises. (Scmp)

China to establish court for OBOR disputes
An international commercial court is to be set up in Beijing, Xi'an and Shenzhen to provide litigation, mediation and arbitration solutions (Asia Times)

White elephants out but China-backed AIIB still keen on infrastructure with room for growth
The China-backed Asian Infrastructure Investment Bank will steer clear of white elephants but invest in some New Silk Road projects that go beyond immediate needs, the lender’s chief said on Wednesday. (Scmp)

Georgia’s Communists, With Chinese Help, Fight to Preserve Stalin’s Press
The museum – formally known as the J. Stalin Underground Printing House Museum – nevertheless carries on. “In 1991 when the USSR fell apart, capitalists and counter-revolutionary traitors seized this building and threw us all out,” says Jiuli Sikmashvili, the 78-year-old leader of the United Communist Party of Georgia, who doubles as the museum's curator. “For years, academics and men of science worked here and thrived - now we survive on donations from tourists.” (Eurasianet)

Pakistan turns to Russia and China after US aid freeze
Defence minister flags ‘regional recalibration’ of foreign and security policy (Financial Times)

China’s ‘Soft Power’ in Central Asia Both More and Less than It Appears
From one perspective, China has enormous “soft power” in Central Asia, the ability, as Joseph Nye defined it (Bound to Lead: The Changing Nature of American Power, New York, 1990), “to persuade others to do what it wants without force or coercion.” It can and does present itself in the region as a non-European state without an imperial tradition—in contrast to the Russian Federation and the West. Moreover, it is capably presenting itself both as a counterweight to the influence of those countries in the region and as a rising power interested in promoting trade and development across Central Asia. (Jamestown Foundation)


CENTRAL ASIA

Tajik President Earmarks Thousands of Extra Jobs for Chinese Workers
Tajik President Emomali Rahmon has adjusted the country’s migration quota to allow in another 2,400 Chinese workers, Ozodi Radio reports referring to the Ministry of Labor, Migration and Employment.Chinese workers will primarily work on the construction of the Tajik section of the Turkmenistan-China gas pipeline. (Fergana News)

Kazakhstan: Businessman a Hostage in Astana-Ablyazov Feud?
Without warning one evening in November, agents from Kazakhstan’s security services mobbed the parking lot of a shopping center in Almaty to arrest Iskander Yerimbetov on charges of money-laundering. Family members of the 46-year-old entrepreneur have described the operation as a “hostage-taking.” (eurasianet)

Uzbekistan & Tajikistan: Catalysts for a Regional Water Solution?
The continuing rapprochement between Uzbekistan and Tajikistan could provide a boost to regional efforts that address one of Central Asia’s key strategic issues: the sustainable management of water resources.Uzbek President Shavkat Mirziyoyev has placed water management high on his reform agenda. At the United Nations General Assembly in 2017, the Uzbek leader discussed at length the importance of water in Central Asia (Eurasianet)

In Cina e Asia



Wang Qishan delegato dell’Assemblea nazionale del popolo


L’ex zar dell’anticorruzione cinese, nonché fedele alleato di Xi Jinping, è stato eletto tra i delegati dell’annuale Assemblea nazionale del popolo, ciò che più si avvicina a un parlamento in Cina. Pur avendo abbandonato il comitato permanente del Politburo al termine dell’ultimo Congresso del Partito per sopraggiunti limiti d’età, secondo gli esperti, Wang ha continuato a mantenere un ruolo informale, partecipando agli incontri a porte chiuse dei leader e la recente nomina sembra darlo in corsa per un posto come vicepresidente — probabilmente con l’incarico di supervisionare rapporti tra Cina e Stati Uniti. La longevità politica di Wang segna un precedente replicabile da Xi alla fine del secondo mandato quinquennale, segno che le regole non scritte del Partito hanno sempre meno peso nella “nuova Era” del socialismo con caratteristiche cinesi.

Nella lista dei delegati spicca anche il nome di Hu Chunhua, uno dei possibili pretendenti al trono di Xi. Nell’immediato futuro per lui ci sarebbe un posto come vicepremier per gli affari commerciali. Ma dovremo attendere il prossimo marzo perché le indiscrezioni diventino realtà.

Trump vuole nazionalizzare la rete 5G contro lo spionaggio cinese


Con la Cina a mente, il team di Trump sta pensando di nazionalizzare la rete 5G nel giro di tre anni. Secondo una nota riportata da un funzionario del National Security Council ad Axios — e confermata da fonti indipendenti allaReuters — l’amministrazione guidata dall’ex imprenditore ha al vaglio un progetto per realizzare un network statale di tecnologie wireless di quinta generazione a prova di spionaggio. Motivo? Arrestare la lunga marcia cinese nello sviluppo dell’AI. Proprio di recente Washington ha additato Pechino tra i principali pericoli per la sicurezza nazionale. Secondo la circolare, “costruire una rete 5G sicura a livello nazionale pone le condizioni per un successo futuro nel dominio delle informazioni. Non costruire la rete ci metterebbe in svantaggio permanente nei confronti della Cina”. Quando si parla di competitor nelle infrastrutture spicca su tutti il nome di Huawei, il colosso tecnologico da sempre sospettato di spionaggio per i suoi legami con l’esercito cinese. Il programma prevedrebbe persino l’estensione della rete agli alleati asiatici degli Usa, così da contrastare il “comportamento neocolonialista della Cina”. Ma i costi del piano, tuttavia, hanno già incontrato diverse opposizioninel mondo della politica e del business americano.

Migranti ripagati in mattoni

Un curioso caso di cronaca ha riaperto il dibattito sulla condizione dei lavoratori in Cina. A incendiare il web è la sorte toccata a 30 operai di Nanchang, ricompensati con 290mila mattoni da loro stessi realizzati dopo il protratto ritardo nel pagamento dei salari. Nonostante negli ultimi 5 anni la All-China Federation of Trade Unions sia riuscita a ottenere indietro 4,5 miliardi di dollari in stipendi non pagati, nella prima metà del 2016 si è assistito ad un aumento del 20% di scioperi e proteste sul posto di lavoro, in particolare nel comparto edile e dei trasporti, settori ambedue trainati dalla manodopera “mobile”. Eppure stando al China Labor Bulletin il malumore si sta espandendo in maniera costante anche ai servizi e al retail, mentre le proteste nel manifatturiero sono calate del 20% rispetto al 2014. “L’aumento della crescita economica lo scorso anno ha generato solo più posti di lavoro mal retribuiti e instabili”, accusa l’Ong i Hong Kong. Una bella gatta da pelare per Xi Jinping determinato a spostare l’accento dai tassi di crescita vertiginosi al miglioramento della qualità della vita.

140mila sentinelle vigilano su Pechino

La chiamano “la quinta agenzia d’intelligence più numerosa” al mondo. E’ l’organizzazione di quartiere le “masse di Chaoyang”, incaricata di sostenere le forze dell’ordine nella lotta al crimine. Lo scorso anno, la squadra sguinzagliata nell’omonimo distretto di Pechino ha raggiunto quota 140mila unità, ovvero 300 sentinelle per chilometro quadrato. Grazie alle “masse di Chaoyang”, nel 2017 la polizia ha ricevuto 8.300 soffiate inerenti 370 casi, sfociate in 270 arresti e 390 situazioni di rischio per la sicurezza riportate con successo alla normalità. Chi sono in realtà le masse? Volontari — per lo più anziani o venditori ambulanti facilmente identificabili per via di una fascia rossa al braccio — addetti al mantenimento della sicurezza presso la comunità locale e alla segnalazione di facce sospette. La tecnica si ispira alle varie forme di vigilanza popolare, come i baojia di epoca Song. Ma c’è anche chi rintraccia inquietanti similitudini con la campagna di linciaggio avviata sotto la Rivoluzione culturale.

E’ l’Africa il vero salvagente di Pyongyang?


Dopo aver chiamato a rapporto Cina, Russia e Sudest asiatico, gli Stati Uniti hanno cominciato a dirottare il loro pressing verso i paesi africani, con i quali Pyongyang ha scambi diplomatici nonché militari. Nel mirino sopratutto le 13 ambasciate nordcoreane sparse per il continente grazie alle quali il regime di Kim Jong-un continua a fare affari. Le fonti di valuta forte più redditizie sembrano essere il contrabbando di parti di animali selvatici, come il corno di rinoceronte, e il commercio di armi, che sommati ad altre attività fruttano sui 100 milioni di dollari, ovvero il 3–5% delle transazioni intrattenute dal Regno Eremita con l’estero. Lo scorso settembre la Nazioni Unite avevano citato 11 paesi africani tra i possibili partner commerciali di Pyongyang.

Effetto sanzioni: più esecuzioni e diserzioni e meno esercitazioni militari

Le sanzioni stanno cominciando a mostrare i primi effetti. E’ quanto suggerito da alcuni funzionari americani che al Wall Street Journal hanno evidenziato un netto rallentamento delle esercitazioni militari nordcoreane nel periodo invernale. Le operazioni si tengono solitamente tra dicembre e marzo, ma il ridimensionamento di quest’anno potrebbe essere attribuibile alla carenza di carburante dovuta al blocco Onu dell’export di prodotti petroliferi verso il Nord. Secondo il generale Vincent K. Brooks, comandante delle truppe americane in Corea del Sud, sempre le sanzioni sarebbero responsabili di un aumento delle esecuzioni per corruzione tra i militari, oltre che delle defezioni in aree del paese inusuali, come nel caso della rocambolesca fuga di Oh dalla zona demilitarizzata tra Nord e Sud.

(Pubblicato su China Files)

giovedì 25 gennaio 2018

In Cina e Asia


Davos: “Le riforme cinesi sorprenderanno il mondo”


La Cina introdurrà nuove misure per aprire il mercato interno ai capitali esteri e allenterà le restrizioni sulla partecipazione straniera nei settori del manifatturiero e dei servizi. Rafforzerà la protezione della proprietà intellettuale e stimolerà le importazioni. “Realizzeremo le promesse fatte passo dopo passo entro la fine dell’anno”, ha dichiarato Liu He,rappresentante per la Cina al forum di Davos, definendo i provvedimenti in cantiere “superiori alle aspettative internazionali”. Alle vecchie promesse se ne aggiunge una nuova: restituire al gigante asiatico “cieli blu nell’arco di tre anni”. Liu, che ricopre attualmente i ruoli di vicedirettore della National Development and Reform Commission nonché direttore del gruppo di lavoro sull’Economia e la Finanza, è stato l’unico ospite a parlare al fianco di Klaus Schwab pur non essendo un capo di Stato. La caratura del personaggio è comprensibilmente motivo di interesse anche oltre la Muraglia. Considerato il braccio destro del presidente cinese nonché padre della supply-side reform varata per snellire l’economia cinese e rimuovere gli sprechi, si crede che Liu sia inoltre il misterioso autore di un articolo pubblicato dal People’s Daily sui pericoli finanziari di un quantitative easing. La partecipazione al vertice sulle Alpi svizzere al posto di Xi Jinping sembrerebbe avvalorare le voci che lo danno in odore di promozione a vicepremier incaricato degli affari economici e finanziari, carica che verrà ufficializzata durante l’Assemblea nazionale del popolo il prossimo marzo. Dopo il discorso pro-globalizzazione di Xi dello scorso anno, la Cina si trova ad affrontare le critiche di quanti la accusano di ritardare le tanto attese riforme di mercato. Solo qualche giorno fa — con Pechino in mente — Trump, ha proceduto con l’imposizione di tariffe commerciali sulle importazioni di pannelli solari e lavatrici. Primo provvedimento concreto dopo un anno di minacce.

Anche Alibaba nella rosa dei colossi tecnologici da 500 miliardi di dollari


Il colosso dell’e-commerce ha raggiunto il competitor Tencent a quota 500 miliardi di dollari, seconda società cinese ad aver affiancato i big mondialiApple, Alphabet, Microsoft, Amazon e Facebook. Dopo aver toccato un picco di 198,86 dollari sul mercato di New York, le azioni della creatura di Jack Ma hanno chiuso la giornata a 195,53 dollari. In un recente prospetto la banca d’investimento Oppenheimer ha rinnovato il suo giudizio positivo sull’andamento di Alibaba citando espressamente il recente programma di connessione tra le attività online e offline. “A nostro avviso, la crescita sarà alimentata dalla migliore personalizzazione di Alibaba nell’e-commerce attraverso l’AI e l’integrazione dei media, l’adozione continuata di Alibaba Cloud e una maggiore esposizione nei negozi fisici”. Proprio ieri, Jack Ma ha preso la parola durante il World Economic Forum a sostegno del libero mercato: “Nessuno può fermare la globalizzazione. Nessuno può fermare il commercio. Se il commercio si ferma, inizieranno le guerre”, ha affermato l’imprenditore.

Usa chiedono a Pechino di espellere agenti nordcoreani. E scattano nuove sanzioni

Washington ha chiesto a Pechino l’espulsione dalla Cina di agenti nordcoreaniimpegnati nel programma nucleare e missilistico. Il vice segretario al Tesoro americano Sigal Mandelker con la responsabilità per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, in visita a Pechino, ha invitato l’establishment cinese ad attenersi a quanto stabilito dalle sanzioni delle Nazioni Unite facendo riferimento ad una lista di 26 nordcoreani sospettati da Washington di aiutare il regime — di cui 15 già sotto il mirino dell’Onu. Molti sono dirigenti delle filiali cinesi della Foreign Trade Bank e della Daesong Bank, due istituti bancari sotto regime sanzionatorio. Nello stesso intervento Mandelker ha chiesto che Hong Kong — notoriamente paradiso del riciclaggio di denaro sporco — rafforzi i controlli sui capitali nel rispetto delle risoluzioni internazionali. L’alto funzionario statunitense ha lasciato chiaramente intendere che una mancata collaborazione da parte di Pechino potrebbe sfociare in sanzioni dirette contro obiettivi cinesi grossi, più grossi della Bank of Dandong, l’unico istituto cinese colpito finora. Una mossa che data l’interconnessione economica tra le due potenze metterebbe a rischio le multinazionali finanziarie che fanno affari con la Cina e il mercato statunitense stesso. Le minacce si sono in parte concretizzate nella serata di ieri con l’imposizione di nuove sanzioni contro due società cinesi (Chengxing Trading Co. e Dandong Jinxiang Trade Co.), coinvolte nell’esportazione di metalli e altri materiali utilizzabili per scopi militari, e diversi funzionari della Korea Ryonbong General Corporation operanti in Cina, Russia e Georgia. Ma si tratta ancora di pesci relativamente piccoli.

Pechino vuole demolire 40kmq di “strutture illegali”


Pechino si appresta a demolire 40 kmq di strutture illegali, un altro grande balzo in avanti nell’opera di bonificia della capitale cinese. Si tratta di un’area comparabile per grandezza a 28 Hyde Park messi uno accanto all’altro. E’ quanto rivelato in un rapporto rilasciato ieri dal sindaco pro tempore Chen Jining. Nella capitale “l’aumento di queste strutture sarà pari a zero”, mentre si continuerà a incentivare l’allontanamento dei migranti dalle zone centrali verso la periferia. Le autorità promuoveranno la conservazione degli edifici storici con l’espropriazione degli immobili e la rilocalizzazione degli sfrattati in nuove abitazioni. Da alcuni anni Pechino è impegnata a decentrare le attività con funzioni “non da capitale”, tanto da aver progettato un nuovo distretto industriale raggiungibile in un’ora di treno sulla falsariga di Pudong e Shenzhen. Ma la campagna di demolizioni ha subito una netta accelerata dall’incendio in cui il 18 novembre sono morte una ventina di persone nel quartiere di Daxing.

HRW: Pechino “estende il potere” sul complesso tibetano più grande di Cina

Pechino si sta appropriando di uno dei più grande complessi monastici del buddhismo tibetano. E’ l’allarme lanciato da HRW, secondo il quale le dimensioni del monastero di Larung Gar, nella regione del Sichuan, sono state drasticamente ridotte durante i lavori di “ristrutturazione” (leggi: demolizione ed espulsione dei monaci) durati otto mesi e terminati ad aprile. Oggi il complesso risulta diviso in due da un muro: una parte dedicata al monastero, l’altra adibita ad accademia. Le nuove misure prevedono l’introduzione di quote di reclutamento, un sistema di “registrazione del nome reale” dei membri della comunità, nonché l’affidamento del 97% dei ruoli principali nella gestione della finanza, sicurezza e ammissione, a quadri del Partito Comunista, che devono essere rigorosamente atei. Il rapporto conclude che “le autorità cinesi stanno anche imponendo un controllo pervasivo di sorveglianza su ogni livello di attività all’interno delle comunità religiose”. Le zone tibetane del Sichuan sono quelle più interessate dalla lunga catena di autoimmolazioni contro il “genocidio culturale” messo in atto dal governo centrale. Secondo HRW, la stretta esercitata sull’importante centro buddhista rischia di esacerbare il conflitto con la minoranza.

Lotta tra poveri nello stato Rakhine


Mentre le operazioni di rimpatrio dei rohingya vertono in una fase di stallo nonostante l’accordo raggiunto tra Myanmar e Banlgadesh, la situazione nello stato Rakhine è tutt’altro che tornata alla normalità. La scorsa settimana almeno sette persone sono rimaste uccise in uno scontro con le forze dell’ordine dopo che in migliaia avevano manifestato contro la decisione del governo di vietare le celebrazioni per il 233 anniversario della caduta del regno Arakan. I disordini hanno coinvolto la minoranza rakhine, l’altra etnia che abita lo stato meglio noto per la repressione rohingya. Da quando la crisi della minoranza islamica ha conquistato l’attenzione dei media internazionale, la comunità rakhine — che si differenzia per la fede buddhista ma che vive ugualmente in condizioni di estrema povertà — ha dato segni di disagio e ha condannato la faziosità delle organizzazioni umanitarie impegnate unicamente nel sostentamento dei rohingya. Sempre più chiaramente la situazione in cui verte lo stato Rakhine si sta delineando in una guerra tra poveri. Le autorità hanno spiccato un mandato di cattura nei confronti del fondatore del principale partito politico rakhine, mentre un altro esponente del movimento è già in manette per aver pronunciato un discorso critico nei confronti del governo. E’ l’altra faccia di una crisi spesso sottostimata. Pur essendo lo stato Rakhine una regione ricca di risorse naturali, il 78% della sua popolazione vive sotto la soglia di povertà. Non solo i rohingya.

Il perdurare della reticenza del governo di Aung Sa Suu Kyi a fare chiarezza su quanto sta avvenendo nella zona ha indotto Bill Richardson, ex funzionario del governo Clinton, ad abbandonare il panel di esperti stranieri incaricato dal governo birmano di verificare l’implementazione di quanto consigliato nel rapporto redatto dalla squadra di Kofi Annan sullo stato Rakhine. Secondo Richardson, amico da anni di Suu Kyi, il gruppo starebbe “comprendo” l’operato di un governo “privo di leadership morale”. A scatenare la reazione dell’ex ambasciatore alle Nazioni Unite, il rifiuto categorico della Lady ad affrontare la questione dell’arresto dei due giornalisti della Reuters sotto processo in un caso di appropriazione di informazioni riservate sulla repressione dei rohingya.

martedì 23 gennaio 2018

In Cina e Asia


                          

Il libraio Gui Minhai “rapito” di nuovo

Gui Minhai, è di nuovo agli arresti. Secondo un’esclusiva del New York Times, l’uomo — già protagonista dell’eclatante caso dei cinque librai di Hong Kong rapiti dagli agenti di Pechino nel 2015 — era stato rilasciato ad ottobre dopo due anni di detenzione — ufficialmente — in relazione a un incidente automobilistico di oltre dieci anni prima in cui era morta una persona; ufficiosamente, per le attività “illegali” condotte dalla sua libreria Causeway Bay Books, specializzata in libri scandalistici sui leader cinesi. Dalla sua scarcerazione fino a sabato scorso, stando alla figlia, l’uomo avrebbe vissuto in uno stato di libertà vigilata. Gui — che ha passaporto svedese — si trovava su un treno diretto a Pechino in compagnia di funzionari del consolato di Stoccolma a Shanghai quando è stato prelevato da 10 uomini in borghese. Il programma di viaggio del libraio era quello di raggiungere l’ambasciata svedese per sottoporsi ad alcuni accertamenti medici dopo aver mostrato i sintomi di un principio di SLA mai manifestati prima della detenzione. Un elemento che aggrava ulteriormente la condizione dell’uomo e mette doppiamente in cattiva luce Pechino, su cui già pesa la responsabilità di aver lasciato il premio Nobel Liu Xiaobo morire dietro le sbarre lo scorso luglio. Secondo il South China Morning Post, Gui aveva fatto richiesta per un nuovo passaporto svedese probabilmente con l’intenzione di lasciare la Cina. Sulla base di quanto riferito ai funzionari svedesi, l’uomo sarebbe sospettato di aver condiviso informazioni riservate con i diplomatici stranieri.

Pechino caccia i migranti e la popolazione cala per la prima volta in 17 anni

Secondo l’Istituto municipale di statistica, lo scorso anno la popolazione della capitale cinese è scesa di 22mila unità a quota 21,707 milioni. Si tratta del primo calo dal 2000 e una buona notizia per le autorità, determinate a contenere il numero dei residenti sotto i 23 milioni allo scoccare del 2020 con lo scopo di allentare la pressione demografica e rendere la megalopoli — nota per l’alto livello d’inquinamento e il traffico rampante — più vivibile. L’annuncio della traiettoria discendente arriva tuttavia in coda al forzato allontanamento dei lavoratori migranti (mingong), ufficialmente, con lo scopo di combattere l’abusivismo edilizio. Dal 2014, la capitale è impegnata in una campagna di delocalizzazione verso la periferia di tutte quelle attività considerate superflue e poco decorose, come i mercati all’ingrosso dove lavorano sopratutto i migranti. Secondo alcune stime, sono centinaia di migliaia i mingong ad aver lasciato la municipalità dopo l’ultima ondata di sfratti forzati. Come ammesso da Pang Jiangqian, portavoce dell’Istituto, “le megacity stanno diventando sempre meno attraenti”, anche grazie al progressivo sviluppo delle province centro-occidentali, tradizionalmente le più arretrate. Nel 2016, il numero dei migranti confluiti a Pechino è diminuito per la prima volta in oltre un decennio di 150mila unità, mentre un numero simile ha lasciato Shanghai nel 2015.

Xi Jinping bonifica l’esercito con in mente la Nordcorea

Cosa si nasconde dietro l’accusa di corruzione contro un potente generale cinese e il suicidio di un collega nel giro di pochi giorni? Secondo il Nikkei, la possibilità di una lotta contro gli uomini in divisa poco inclini a scaricare il vecchio alleato nordcoreano. Addirittura si parla di un tentato colpo di Stato. Ma andiamo per ordine. Fino ad agosto scorso Fang Fenghui veniva considerato un fedele alleato di Xi Jinping, tanto da aver ricevuto l’onore di accompagnare il presidente cinese negli Stati Uniti ad aprile e di sedere alla tavola di Donald Trump. Il generale sarebbe sparito nel mese d’agosto per ricomparire sui titoli della stampa cinese agli inizi di gennaio in riferimento alla compravendita di cariche militari. Come fa notare il quotidiano nipponico, pochi giorni prima del fermo, Fang aveva incontrato Joseph Dunford, Capo dello stato maggiore congiunto, per definire la cooperazione sino-americana nel caso di uno scenario di guerra con Pyongyang. L’arresto a stretto giro di Zhang Yang, un altro membro della potente Commissione militare centrale, ha dato nuovo vigore alle speculazioni secondo cui la campagna di bonifica delle forze armate avviata da Xi avrebbe non solo lo scopo di debellare il malaffare tra i ranghi dell’Esercito ma anche quello di allineare gli alti funzionari alla linea dura assunta nell’ultimo anno contro la Corea del Nord. D’altronde, non è un mistero, storicamente chi ha sempre spinto per una tolleranza nei confronti dei comportamenti di Pyongyang sono stati proprio i militari cinesi. Zang si è tolto la vita alla fine di novembre. Secondo la stampa di Hong Kong, anche il vicepresidente della Commissione — nonché boss di Fang — sarebbe già stato preso in custodia. Una notizia ancora in attesa di conferma.

La Cina mette al bando hip pop e star tatuate

Continua senza sosta la “Rivoluzione Culturale” di Xi Jinping. Stavolta a finire nel mirino sono l’hip pop e i tatuaggi. Secondo quanto ordinato venerdì scorso dalla State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television, si “richiede specificamente che i programmi [tv e online] non siano caratterizzati da attori con tatuaggi, cultura hip-hop, sottoculture e culture decadenti”. Più precisamente, come specificato dal capo del dipartimento della pubblicità, tutte le programmazioni dovranno seguire la regola dei “quattro no”:

1)Assolutamente non usare attori il cui cuore e la morale non sono allineati con il partito e la cui moralità non è nobile

2) Assolutamente non usare attori senza gusto, volgari e osceni.

3) Assolutamente non usare attori il cui livello ideologico è basso e non hanno classe

4) Assolutamente non usare attori con macchie, scandali e problemi di integrità morale.

Il divieto arriva all’indomani dell’espulsione del noto rapper GAI dal programma Singer in onda sulla tv dello Hunan e a pochi giorni dall’autocritica di PG One, un altro rapper costretto alle scuse dopo il lancio di “Christmas Eve”, canzone dai contenuti misogini e inneggiante all’uso delle droghe. Sono almeno altri due i casi recenti di censura ai danni di star “ribelli”. Come spiega il Global Times, l’hip-hop “è uno strumento per esprimere rabbia, miseria e lamentele” e pertanto non si adatta alla Cina ne vi può prosperare. Il pubblico non l’ha presa bene: “La SARPPFT è così dozzinale! Non volevano dare a cantanti hip-pop cinesi alcuna possibilità di sopravvivere! Torneremo ai tempi antichi”, commenta un internauta su Weibo.

Pechino critica le tariffe commerciali americane


“Gli Stati Uniti hanno abusato ancora una volta delle loro misure commerciali”. Con queste parole il ministro del Commercio cinese boccia l’implementazioni di dazi del 50 e 30% applicati ieri su lavatrici e pannelli solari d’importazione. Mentre le misure (che verranno affiancate da quote) non sono dirette specificatamente ad alcun paese, nei fatti colpiscono sopratutto Cina e Corea del Sud. Il provvedimento prende le mosse da una legge del 1974 utilizzata l’ultima volta nel 2002 da Bush e contro cui la WTO è già intervenuta in passato. Proprio la scorsa settimana il US Trade Representative’s office ha pubblicamente definito “un errore” l’aver permesso a Pechino di entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio. L’America First comincia così a prendere forma. Ad aprile si attende un’ulteriore controffensiva a difesa delle industrie dell’alluminio e dell’acciaio statunitensi in base ad una normativa accantonata negli anni ’80, mentre, secondo quanto riferito al South China Morning Post da Derek Scissors dell’American Enterprise Institute, Washington annuncerà nel giro di pochi giorni l’esito delle indagini riguardanti il furto di proprietà intellettuale condotte sulla base della sezione 301 del US Trade Act. Gli accertamenti, avviati cinque mesi fa, potrebbero venire pubblicati anzitempo, ovvero prima dello State of the Union in agenda per il 30 gennaio

“La Cina spera che gli Stati Uniti eserciteranno moderazione nell’uso delle restrizioni commerciali nel rispetto delle regole commerciali multilaterali e che svolgeranno un ruolo positivo nel promuovere l’economia mondiale”, ha intimato il ministero del Commercio cinese.

(Pubblicato su China Files)

lunedì 22 gennaio 2018

La Cina continua a invecchiare


La Cina continua a invecchiare. Lo rivelano gli ultimi dati rilasciati dall’Istituto nazionale di statistica, secondo i quali nel 2017 ci sono state appena 17,23 milioni di nuove nascite, in calo rispetto ai 17,86 milioni del 2016. Sono numeri che la Commissione per la Pianificazione Familiare e la Salute ha definito “di livello relativamente alto”, ma che deludono considerata la riforma della politica del figlio unico di epoca denghiana introdotta dal Paese più popoloso del mondo in forma blanda nel 2013 e ulteriormente potenziata il 1 gennaio 2016. Da allora, con l’obiettivo di rallentare l’invecchiamento e la conseguente riduzione della forza lavoro, sulla carta, tutte le coppie cinesi hanno diritto ad avere fino a un massimo di due figli.

I dubbi sull’efficacia delle nuove e troppo tardive norme si rincorrono da tempo. Le statistiche ufficiali comprovano che sebbene il 51% dei nuovi bambini sia un secondo figlio — 5 punti percentuali in più rispetto al 2016 — tuttavia, la tendenza generale rispecchia una minore inclinazione dei giovani cinesi alla procreazione. Non solo si fanno meno figli e li si fanno tendenzialmente più tardi, sono anche sempre meno le donne in età fertile. Giustificando i numeri, la Commissione ha messo in risalto come “fattori socioeconomici abbiano influenzato più chiaramente la volontà delle persone di dare alla luce e crescere un bambino”. A remare contro sarebbe un mix di costi finanziari, mancanza di servizi per l’infanzia e ambizioni lavorative, in passato meno condivise dalla popolazione femminile.

Con il risultato che, come dimostra un sondaggio condotto da All-China Women’s Federation su 10mila famiglie con figli sotto i 15 anni, il 53% delle coppie non sembra avere alcuna intenzione di dare alla luce un altro bambino. Uno schiaffo sonoro a quanti due anni fa predissero un imminente “baby boom” affidandosi alla tradizionale convinzione che maggiore è il numero dei figli maggiore è la prosperità del nucleo famigliare. Al tempo le proiezioni delle autorità parlavano di 17–20 milioni di nuovi nati l’anno nel periodo 2015–2020. “Penso che la Cina dovrà abbandonare del tutto la pianificazione famigliare entro il 2018”, commenta ai microfoni del South China Morning Post, Yi Fuxian, demografo della University of Wisconsin-Madison. Nell’ultimo anno, la stampa statale ha parlato in maniera informale della possibilità di assegnare incentivi economici alle coppie con già un bambino o di alzare i limiti ad almeno tre nascite per famiglia.

Secondo una ricerca condotta dal direttore dell’Istituto di Studi strategici internazionali della Scuola centrale del Partito, nelle ultime quattro decadi le politiche sul controllo delle nascite hanno privato l’ex fabbrica del mondo di 200 milioni di potenziali nuovi lavoratori. “Se non viene presa alcuna contromisura forte, il danno cumulativo di una riduzione della forza lavoro su domanda interna, redditi e Pil diventerà solo maggiore”, scrive l’esperto nell’ultimo numero di Research on Financial and Economic Issues. Il calo di 5 milioni di unità riportato tra la popolazione nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 59 anni — quindi quella più produttiva — sembra avvalorare il cupo pronostico, reso anche più preoccupante dall’aumento esponenziale degli over 65: 158,31 milioni, ovvero l’11,4% del totale, in aumento rispetto al 10,8% dell’anno precedente.

Mentre l’erosione della manodopera potrebbe venire attenuata grazie a uno slittamento da un’economia labor intensive verso un modello di crescita più sostenibile e trainato da settori in cui la “qualità” del lavoro conta più della “quantità”, il rapido invecchiamento sta avendo ripercussioni sociali a cui l’establishment non sembra ancora aver trovato soluzione. Prendendo atto del problema, lo scorso ottobre, durante il Diciannovesimo Congresso del Partito, il presidente Xi Jinping ha sentenziato che il governo “promuoverà il coordinamento tra le politiche sulle nascite e le altre strategie economiche e sociali”.

A impensierire i piani alti è soprattutto il progressivo svuotamento dei fondi pensionistici provinciali, circa la metà dei quali — stando all’Accademia delle Scienze Sociali — sarebbe già in deficit. Le tre province dell’Heilongjiang, Jilin e Liaoning sono quelle più in affanno a causa della chiusura degli stabilimenti industriali colpiti dalla lotta all’inquinamento e dal massiccio flusso in uscita di lavoratori, migrati verso altre aree del Paese.

Proprio la distribuzione geografica parrebbe avere un peso determinante sulle strategie demografiche. Lo dimostra l’allarme lanciato lo scorso marzo da Sun Xiaomei, membro dell’Assemblea nazionale del popolo nonché docente presso la China Women’s University di Pechino. Per l’esperta, chi invoca un ulteriore rilassamento delle politiche sulle nascite “dovrebbe andare nelle piccole città a controllare gli ospedali”. Infatti, è nei nuclei urbani di terza e quarta fascia, dove il costo della vita è più contenuto ma le strutture sanitarie sono meno performanti, che si sta verificando il tanto atteso “baby boom”.

[Pubblicato su Il Fatto quotidiano online]

domenica 21 gennaio 2018

Weekly News Roundup: Dispatches from the Silk Road Economic Belt


Government of Kyrgyzstan signs agreement on Smart City with Huawei company
The Government of Kyrgyzstan signed an investment agreement with the Chinese company Huawei on Smart City project.The total amount of investments, as it was previously reported, will be $ 60 million. Within the framework of the agreement, work on the preparation of design estimates, equipment supply, construction, integration, operation and maintenance of Smart City project will be carried out. It will be implemented in Bishkek and Osh cities and on the roads Bishkek-Osh and Bishkek-Cholpon-Ata, on Bishkek-Manas Airport road. (24kg)

Astana grapples with growing sinophobic sentiment in Kazakhstan
According to official sources, between 1991 and 2016, more than 952,000 ethnic Kazakhs living abroad returned to Kazakhstan. But Kazakhs from China comprise only 14.2 percent of that number, compared to 61.6 percent from Uzbekistan (Diapazon.kz, January 26, 2017). Many observers attribute the significantly low percentage of ethnic-Kazakh “returnees” (or “oralmans” in official parlance) to draconian foreign travel regulations imposed by Beijing on ethnic Kazakhs and other minorities (Ratel.kz, December 7, 2017). (The Times of Central Asia)


China-led bank spreads its yuan to Africa, South America to bankroll infrastructure projects
The China-led Asian Infrastructure Investment Bank will be spreading its tentacles to South America, Africa and further into the Middle East soon, as it marks the start of its third year in business, its president says. (Scmp)

How India became China-led development bank’s main borrower
The AIIB, which celebrated it second anniversary this week, has approved funding for 24 infrastructure projects, five of them in India, bank data shows, with its loans to the Indian projects – totalling US$1.074 billion – accounting for almost 28 per cent of the money it has lent.“India and China may have disputes – a common scenario for big neighbouring countries – but business is business,” said Zhao Gancheng, director of South Asia studies at the Shanghai Institute for International Studies. (Scmp)

Xi Jinping’s Debt Clampdown Has Left a Trail of Dead Projects
A pile of rusty pipes and materials are all that remain of Lanzhou New Area’s tram project. Only a year ago it was a flagship public-private partnership for the planned city in Central China, before it fell victim to President Xi Jinping’s debt clampdown."The project is dead," said a guard at the office, who gave only his surname, Le. Nearby, the tram tracks are paved over, the mismatched lines of asphalt scarring a six-lane road that leads to a dead end on the edge of one of China’s most ambitious urban developments. (Bloomberg)

Does the rise of Eurasia herald a new world order? 
The fact that you can travel overland from Shanghai to Lisbon seemed irrelevant during the cold war. The Berlin Wall divided Europe. Mao’s China was isolated and inward-looking. But with the fall of the wall and the opening of China, these politically imposed barriers are coming down and the Eurasian landmass is once again emerging as a distinct entity, with great economic and strategic significance. In particular, China’s “Belt and Road” initiative is creating new infrastructure links that
highlight the commercial potential of linking Europe and Asia by land. FT

China Uses Facial Recognition to Fence In Villagers in Far West
China’s state surveillance apparatus is trying out a new tool in one of its favorite test beds, the restive region of Xinjiang.The Muslim-dominated villages on China’s western frontier are testing facial-recognition systems that alert authorities when targeted people venture more than 300 meters (1,000 feet) beyond designated “safe areas,” according to a person familiar with the project. The areas comprise individuals’ homes and workplaces, said the person, who requested anonymity to speak to the media without authorization. (Bloomberg)

Tales from The New Silk Road
Kazakhstan is a major partner in China’s multibillion-dollar NewSilkRoad project, but this new documentary by @RFERL shows that their mutual cooperation does not come without some challenges. (Csis)


CENTRAL ASIA

Kazakhstan: Nazarbayev Travels to US for Working Visit
Kazakhstan’s President Nursultan Nazarbayev has begun a three-day trip to the United States that will take in meeting with President Donald Trump and a visit to the United Nations.Nazarbayev’s office has said that his encounter with Trump, which was scheduled to take place on January 16, will focus on the usual staples — economic cooperation, nuclear disarmament and security in Afghanistan. Presidential spokesman Aidos Ukibay told state news agency Kazinfrom that a number of deals, worth billions of dollars, are expected to be concluded during the trip, although no details were provided. (Eurasianet)

Trump Meets Kazakh Leader in White House Visit
President Donald Trump hosted Kazakh President Nursultan Nazarbayev at the White House on Tuesday, praising the relationship between the two nations.The two leaders met in the Oval Office and delivered statements to reporters before holding a working lunch. The visit marks the first to the White House by a leader of Kazakhstan since 2006. (WSJ)

Who are considered extremist in Kazakhstan
In 2017, from Kazakhstan, there was little news about outbursts of extremist or terrorist activity. Data on the number of people who were charged and imprisoned for committing crimes "against the peace and security of mankind" (under this heading all "extremist" and "terrorist" charges are grouped in the Criminal Code of Kazakhstan), is not yet available. (Fergana News)

Uzbekistan: Security Service Personnel to be Removed from Embassies
The president of Uzbekistan has embarked on another sally against the powerful security services by demanding that all the body’s agents stationed in embassies abroad be recalled.President Shavkat Mirziyoyev declared his intent on this policy during a speech to foreign diplomats over the weekend. (Eurasianet)

PM for early completion of Pakistan-Turkmenistan energy projects

Prime Minister Shahid Khaqan Abbasi on Monday reiterated Pakistan’s interest in early completion of energy projects with Turkmenistan and appreciated the progress made on Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI) project.The prime minister was talking to Deputy Chairman of the Cabinet of Ministers and Minister of Foreign Affairs of Turkmenistan Mr Rashid Meredov, who paid a courtesy call on him here. (Business Recorder)

Repression in Kyrgyzstan is eroding Central Asia’s only democracy
TINY and turbulent, Kyrgyzstan likes to tout itself as a trailblazer for democracy in Central Asia, a region otherwise presided over by autocrats. The former Soviet republic of 6m has “proven to the world that it is a democratic country”, its new president, Sooronbay Jeyenbekov, trumpeted triumphantly as he was sworn into office in November. But the unusually competitive election that brought him to power may have been less an affirmation of democracy than its last gasp. (Economist)

Uzbekistan Opens Islamic Studies Academy
The opening of the academy, the first of its type, is seemingly more evidence of a growing embrace of religious values. (Eurasianet)

Turkmenistan declares 2018 as Silk Road year

Turkmenistan has declared 2018 as the Silk Road year and is seeking to establish an extensive transport infrastructure, according to Turkmenistan's ambassador to Turkey.Speaking at a news conference in capital Ankara, Isankuli Amanliyev said 2018 has been declared "Turkmenistan – the Heart of the Great Silk Road" year by the country's president Gurbanguli Berdimuhamedov. (Anadolu Agency)

Hukou e controllo sociale

Quando nel 2012 mi trasferii a Pechino per lavoro, il più apprezzabile tra i tanti privilegi di expat non era quello di avere l’ufficio ad...