mercoledì 8 agosto 2012

"Greyjing" e la verità sullo stato di salute dell'aria



La comunità anglofona l'ha già ribattezzata "Grey-jing"/"Beige-jing": imprigionata tra le spire di fumo delle fabbriche e degli impianti di riscaldamento, la capitale cinese rimane nascosta sotto una coltre grigia di smog. Ormai praticamente cinque giorni su sette.
Il tasso di cancro ai polmoni è in netto aumento (del 60% negli ultimi 10 anni) -come riferiscono i funzionari della sanità- e anche tra i dirigenti delle multinazionali molti, non più disposti a scendere a compromessi, fanno i bagagli per lasciare la metropoli delle grandi opportunità: la salute prima di tutto. Chi resta, invece, vincola i programmi del quotidiano ai numeri rilasciati ogni giorno su Twitter dall'Ambasciata americana a Pechino, unica a fare luce sul reale stato di salute dell'aria.

"Mi piace respirare" -scriveva alcune settimane fa Charlie Custer, caporedattore del noto blog China Geeks, annunciando il suo ritorno negli Stati Uniti- "non c'è nulla che mi costringa a rimanere a Pechino. Per molti versi è una città meravigliosa, probabilmente il posto più affascinante ed eccitante dove io abbia mai vissuto, ma d'altra parte mi sta uccidendo".

Quest'anno l'Economist Intelligence Unit ha dato un 4,5 su 5 all'inquinamento di Pechino, che si pone così poco al di sotto dell'indice massimo fissato. Nel 2008 le autorità cinesi presero seri provvedimenti per tentare di migliorare la qualità dell'aria della capitale che quell'anno si apprestava ad ospitare le Olimpiadi. Limitazione alla circolazione delle automobili e trasferimento delle fabbriche inquinanti; misure temporanee progressivamente allentate con la fine dei Giochi di Pechino, non appena l'attenzione globale cominciò a virare altrove.

Oggi la questione ambientale continua ad essere tra le tematiche più dibattute in Cina. Secondo un rapporto della Banca Mondiale nel Paese di Mezzo 750mila persone muoiono prematuramente a causa dell'inquinamento. E mentre il popolo comincia ad alzare la voce (a volte serve a qualcosa, come dimostrano le proteste di Shifang e Qidong) il governo tentata di correre ai ripari. E lo fa innanzitutto promuovendo l'energia verde. Lo scorso novembre il presidente Hu Jintao ha dato il via al 12esimo Piano quinquennale promettendo più tutela ambientale e investimenti nell'industria verde per oltre 3mila miliardi di yuan nel periodo 2011-2015.

Il 19 luglio passato il Nanfang Zhoumo, testata del sud famosa per le sue inchieste, ha pubblicato un'intervista a Du Shaozhong, presidente del China Beijing Environment Exchange; uno che non si fa troppi scrupoli a dire come stanno veramente le cose. Segue una traduzione parziale:

Tutta la verità sull'aria di Pechino
Insieme al CPI (Consumer Price Index), il PM 2,5 è entrato a far parte della sesta edizione del Xiandai Hanyu Cidian (Contemporary Chinese Dicitionary). Termini tecnici relativi all'atmosfera sono diventati rapidamente popolari nell'autunno del 2011, inducendo i cittadini a maturare malcontento e frustrazione nei confronti dello stato di salute dell'aria. Proprio al tempo il numero di fan del blog di Du Shaozhong, "巴松狼王", ha registrato un'impennata.


Negli ultimi anni la qualità dell'aria di Pechino ha suscitato una tempesta di critiche, mentre Du Shaozhong, portavoce del governo, continua a rimanere nell'occhio del ciclone. Prima e dopo le Olimpiadi di Pechino ha mostrato il suo volto a telecamere e fotografi, accettando di sottoporsi a più di 1400 interviste e partecipando a oltre 100 conferenze stampa. Dal 2011 sino ad oggi, a causa della questione relativa al PM 2,5, ha sperimentato la crisi delle Olimpiadi nel mondo virtuale, dovendo affrontare migliaia di domande e ingiurie.
Sebbene "la leadership non voglia sentire brutte notizie, l'opinione pubblica ami le storie incredibili e i media siano inclini ad aizzare conflitti, mentre a nessuno piace la verità", lui proseguirà a dire solo come stanno davvero le cose -senza cancellare i post su Weibo- nonostante questa verità sia sempre accompagnata da polemiche. Lo scorso febbraio ha lasciato l'incarico di vice segretario e portavoce governativo per assumere la posizione di presidente del China Beijing Environment Exchange (CBEEX), e "se ne è fatto una ragione". Con al seguito il suo nuovo libro "Modest power in Weibo" (《微薄之力在微博》), ha recentemente accettato un'intervista del Nanfang Zhoumo (Southern Weekend) per ricordare quelle "verità" sullo stato dell'aria di Pechino.

Come ha avuto il coraggio di dire che "non sono mai stati raggiunti gli standard"?
NFZM: Ha lavorato presso il  Beijing Municipal Environmental Protection Bureau per 12 anni, esattamente il periodo di tempo in cui i problemi ambientali del paese, accumulatisi negli anni, sono esplosi. Pechino rappresenta un microcosmo in grado di riflettere la situazione di tutta la Cina. Come bisogna valutare l'attuale situazione ambientale della capitale, sopratutto per quanto riguarda l'aria?

Du: E' difficile da spiegare in breve, piuttosto la valutazione complessiva richiede tre osservazioni:
riconoscere che la qualità ambientale è migliorata, ma che bisogna raggiungere degli standard risanando l'enorme gap tra le varie città, e che serve ancora  molto impegno.
Queste tre frasi non sono parole vuote, e non può mancarne nemmeno una. Se mancasse la prima non vorrebbe dire tanto rifiutare di riconoscere i successi altrui, quanto piuttosto indurre gli altri a credere che non ci siano speranze. La seconda, riguardo al grande divario, è una realtà indiscutibile. Prendendo ad esempio il PM 10, nel 1998 la media giornaliera della concentrazione era di 180 microgrammi per metro cubo. Adesso è di 120 microgrammi e, sebbene sia diminuita di 1/3, non è stato comunque raggiunto il livello standard che è di 100 microgrammi al metro cubo. Avvicinandoci un po' a quelli che sono gli standard internazionali, si può dire che nell'arco di un anno ci siano 110 giorni in cui l'aria è effettivamente buona.
La qualità dell'aria di Pechino, sulla base della valutazione complessiva della concentrazione media delle quattro sostanze inquinanti dell'atmosfera (zolfo, monossido di carbonio, biossido di azoto, PM10) non ha mai raggiunto gli standard. Molte persone che per la prima volta sentono dire ciò rimangono stupite. Come puoi avere il coraggio di fare un'affermazione simile? Eppure non è la prima volta che lo dico. Non ho mi smesso di ripeterlo in tutti gli otto anni durante i quali ho ricoperto la carica di portavoce.

NFZM: Ci sarà molta gente non molto d'accordo con il giudizio da lei espresso con la frase "la qualità ambientale è migliorata".

Du: A direi il vero vi sono molte prove in proposito. A partire dal 1998 Pechino ha cominciato a mettere sotto controllo le stufe a carbone, ha abolito 44 mila stufe a legna, ha effettuato controlli su 16 mila caldaie. In quell'anno, nei 134 giorni in cui i riscaldamenti erano funzionanti, il biossido di zolfo superò la quota in 106 giorni. Eppure nel 2008 i giorni critici furono solo 9.

In questi anni Pechino ha risposto all'inquinamento atmosferico causato da carbone, automobili e quartiere edili stabilendo 16 fasi e assumendo più di 200 provvedimenti, imponendo l'eliminazione delle auto vecchie, migliorando gli standard dei carburanti e proponendo dei limiti alla circolazione delle macchine in determinati giorni. Molte persone non comprendono tutto ciò e quindi ritengono che la situazione sia confusa. Poiché queste misure vanno a toccare tutti, qualcuno afferma che questo equivale ad addossare la responsabilità sui cittadini. In realtà le ONG e il governo a loro volta sono composti da singoli individui: i funzionari, così come i cittadini, difendono l'ambiente e allo stesso tempo sono responsabili dell'inquinamento.

Pechino oggi potrebbe ospitare le Olimpiadi?
NFZM: Quando nel 2008 Pechino ospitò le Olimpiadi molti media stranieri mostrarono preoccupazione per la qualità dell'aria. Perché?

Du: al tempo dei Giochi Olimpici la concentrazione d'inquinamento era quasi pari a quella dei paesi sviluppati. Entro confine diverse persone ritenevano fosse in atto un processo di miglioramento, mentre la maggior parte dei dubbi proveniva dal oltremare. Per esempio durante un'intervista con un giornale giapponese mi è stata posta la seguente domanda: "in Giappone c'è un villaggio (non è stato specificato quale) che è colpito dall'inquinamento, non sarà forse l'influenza di Pechino?" Allora ho chiesto: "non ci sono i dati?!" L'atmosfera è un ambiente condiviso, per capire se un luogo subisce o meno l'influsso di un altro occorrono le stime degli esperti.

Quel giorno, in effetti, l'aria di Pechino non era tanto buona. La seconda domanda è stata: "Pechino può ospitare le Olimpiadi? Io risposi che era ancora il 6 giugno del 2007, ma che l'anno seguente avremmo fornito una risposta soddisfacente. Eppure lui non rimase soddisfatto dalle mie risposte così mi ripetette per tre volte le stesse domande. Ero furioso ma non persi il controllo.
Gli stranieri non credono che sia possibile fare tante cose in così poco tempo. Devi fargli vedere foto, statistiche, interviste ai cittadini e solo allora ti crederanno.

NFZM: Ma le Olimpiadi ormai sono finite, perché in Cina la questione è ancora così dibattuta?Come la storia del PM 2,5 divenuta nel 2011 preoccupazione di tutti....

Du: All'inizio erano gli altri Paesi ad avere dei dubbi, ora sono gli stessi cinesi a non essere convinti. Perché dopo le Olimpiadi si è cominciato a dare più importanza all'ambiente? Perché i cittadini hanno capito che era veramente possibile fare qualcosa. Solo che le misure adottate al tempo furono estreme. Se ogni giorno si mettesse in atto la circolazione delle macchine a targhe alterne, se si vietasse ai non residenti di entrare in città, se le fabbriche e i cantieri smettessero di lavorare potrebbe essere tenuto sotto controllo l'inquinamento delle zone periferiche fino allo Shandong. Le Olimpiadi sono state un ottimo banco di prova, ma non possono più essere impugnate quelle stesse misure amministrative ed economiche, quelle leggi e quei provvedimenti. (...)

Questo ideale rimane un pensiero vuoto
NFZM: come bisogna valutare il dibattito scaturito nel 2011 sul PM 2,5?

Du: i cittadini partecipano alla discussione sul PM 10 e sul PM 2,5 perché, indipendentemente dalla causa scatenante, il risultato è sempre quello di promuovere il miglioramento della qualità dell'aria e sensibilizzare il popolo verso le tematiche ambientali.

Io non mi esprimo sul fatto se sia stato giusto o sbagliato promuovere degli standard, ma dato che ormai sono molti anni che se ne parla, e’ solo questione di tempo e tali standard faranno la loro comparsa.
Nel 2000, parlando con il direttore di una fabbrica che si occupa di ispezioni annuale degli autoveicoli, feci notare come la qualita’ dell’aria avesse strettamente a che fare con la salute dei cittadini. La sua risposta e’ stata che "al momento ci dobbiamo dare carico principalmente di far mangiare i lavoratori! Nel 2011 il responsabile di un cantiere edile mi disse che un posto dove non si sollevano nubi di polvere non si chiama cantiere. Quando si spazza dentro casa, ugulamente, si solleva polvere. A quel tempo non avevamo il potere di sospendere le attivita’ (停工); gestire un cantiere e chiedere un'udienza alle autorità (上访) sono praticamente la stessa cosa: parcheggiammo l’auto davanti all’entrata del cantiere per non permettere al capo di entrare. In quel momento le persone non avevano alcuna consapevolezza dei problemi ambientali pensavano soltanto che la cosa più importante fosse portare a casa un pasto. Se ti metti a parlare di tutela ambientale non soltanto non ti danno retta i capi, ma nemmeno i cittadini."

Adesso che le cose sono cambiante e i cittadini cominciano ad interessarsi  alla questione, diversi punti di vista mi hanno travolto in pieno. Di questo non puo’ essere incolpata l’ignoranza della gente, la causa di tutto incombe sulle nostre spalle: la qualita’ dell’ambiente non e’ ancora abbatanza buona. Anche l’informazione pubblica riguardo alle tematiche ambientali non e’ sufficiente e la divulgazione delle conoscenze scientifiche e’ scarsa.


La tendenza dei media a calcare la mano ha reso il PM 2,5 un topic particolarmente dibattuto.
In realta’ sono molto felice di notare due cose: uno che quando si parla di tutela ambientale viene fatto subito il mio nome, due che effettivamente sono state prese in considerazione una serie di misure per le Olimpiadi. Ma saranno veramente realizzabili? Alla luce dell’attuale situazione sembra essere un ideale utopico.

NFZM: in questo processo di collisione il governo, i media, le ONG, le aziende e i cittadini cosa dovrebbero fare?

Du: in primo luogo il governo, cosi’ come le aziende e le varie organizzazioni sociali, dovrebbe promuovere la divulgazione delle informazioni. Occorre, inoltre, che le autorita’ imparino a trattare e utilizzare meglio i media. Gli organi d’informazione, a loro volta, debbono smorzare il loro carattere impetuoso, fare bene il loro lavoro senza giocare sporco e mettendo da parte il loro cinismo. Il cosi’ detto "buon trattamento" (che devono adottare i funzionari) consiste nel fare in modo di essere reperibile in qualsiasi momento (tenendo il cellulare sempre acceso), fornire ai giornalisti piu’ tempo per poter porre delle domande (durante conferenze stampa e interviste individuali), rispondere a tutte le domande (sopratutto spiegare le questioni in ambito professionale senza remore). Certamente nel caso di media non registrati la cosa migliore e’ rimanere a debita distanza.

Le ONG non devono ritenersi emarginate. Per riflettere l’interesse pubblico debbono essere obiettive, pragmatiche, senza lasciarsi andare a comportamenti impulsivi, ma anzi dovrebbero agire con ancora piu’ professionalita’.

NFZM: per quanto riguarda la divulgazione di informazioni come interviene il Beijing Municipal Environmental Protection Bureau?

Du: Ha fatto progressi ma io stesso spero possa fare meglio. Il business segment ha due difetti che ne limitano la portata pubblica e sono: il desiderio che i dati siano i propri e il fatto che i dati siano troppo professionali. Al momento si automonitorizza e pubblica i propri dati cosi’ che la gente pensa siano poco attendibili. Io credo che gli organi di controllo debbano essere esterni (...). All’estero gli organismi di controllo sono tutte istituzioni sociali. Il posto di capo del dipartimento per il monitoraggio ambientale e le fonti di finanziamento a disposizione non sono stabiliti dal dipartimento di protezione ambientale. Il dipartimento di monitoraggio si occupa soltanto delle attrezzature e delle varie tecnologie. Non c’e’ alcun motivo di frode premeditata, la pubblicazione dei dati è ovviamente obiettiva e non occorre che i cittadini abbiano dei dubbi circa il suo operato.

Due consigli sul sistema di automonitoraggio dei cittadini
NFZM: come va trattata la questione del monitoraggio effettuato dall'ambasciata americana?

Du: A tal riguardo abbiamo postato un messaggio su Weibo nell'ottobre 2011. Alcuni anni fa monitoravamo e pubblicavamo il totale delle particelle sospese al di sotto dei 100 micron, in seguito ci siamo concentrati su quelle particelle inferiori ai 10 micron che possono essere inalate. Certamente siamo in grado di fare lo stesso per il PM 2,5 e il PM1.

NFZM: come bisogna considerare il movimento "controllare l'aria per la madrepatria" (我为祖国测空气)?

Du: Ritengo sia un po' emotivo. All'estero, tra l'altro, non esiste questo strumento palmare di misurazione dell'aria. Non mi oppongo al fatto che il popolo voglia controllare da se' il livello d'inquinamento, ma occorre stabilire delle stazioni e attrezzature di monitoraggio basate su standard nazionali, oltre ad essere necessaria l'approvazione di organizzazioni professionali.
Il mio consiglio e' quello di non catturare il pubblico. Il valore emesso dalla strumento di monitoraggio non ha un indicatore di riferimento, e' solo un modo per istigare le emozioni, spendere soldi senza ottenere alcun giovamento. In secondo luogo occorre guidare l'attenzione generale verso la riduzione delle emissioni; monitorare consiste nel dire chiaramente qual'e' lo stato dell'aria, da un lato migliorandone la qualita' ma anche, e cosa piu' importante, riducendo le emissioni.

Difendere l'ambiente e' come una pentola dove il riso non e' cotto: la pentola è rovente ma il riso non e' ancora pronto. La pentola che bolle rappresenta la consapevolezza generale che bisogna cominciare a dare importanza al fenomeno, e il fatto che il pasto non sia pronto rappresenta il dato oggettivo che, in realtà, dentro di noi non abbiamo ancora assimilato questo messaggio. Quando scegliamo il progresso e il consumo, vuol dire che non abbiamo pensato all'impatto che tutto cio' avrà sull'ambiente. Io ritengo che il movimento "controllare l'aria per la madrepatria" sia frutto di un ambiente influenzato da un certo fanatismo, che necessita di essere inserito in un determinato contesto e che non deve essere estremizzato. (...)

NFZM: ma la voce del popolo, oggettivamente, è servita a promuovere l'ingresso del PM 2,5 tra i nuovi standard nazionali sulla qualità dell'aria?

Du: la qualità dell'aria non è monitorata ma amministrata. Bisogna dare importanza al PM 2,5 ma ancora più alla riduzione delle emissioni. Questa è la base. All'inizio era il governo a  volersi occupare di PM 2,5 e PM10, adesso, invece, anche i cittadini desiderano sapere. Solo che la loro partecipazione non avviene secondo un programma da loro stessi stabilito, pertanto debbono cogliere al volo ogni opportunità. D'altra parte, dato che il PM10 deve ancora raggiungere degli standard, ora come ora parlare di PM2,5 ha grande importanza e allo stesso tempo non ha alcun senso.

Per salvaguardare veramente l'ambiente bisogna tenere in considerazione la sua stessa capacità di sopportazione per stabilire la velocità con la quale proseguire il processo di sviluppo; il che vuol dire non fissare un unico valore di crescita, lasciando all'ambiente la possibilità di crearne una sua serie. In questo appartamento di 100 m/q non possono entrarvi 2000 persone. Ora vi sono 2000 persone che penzolano aggrappate alle pareti. La sensazione di insofferenza le porta ad urlare. Ora mi viene fornito il denaro per riparare la soffitta, ma non è un'impresa facile...


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