giovedì 10 gennaio 2013

"Pietà filiale" in provetta


Prendete il senso della famiglia del Meridione nostrano e moltiplicatelo per 1,35 miliardi di persone.
A distanza di secoli dalla morte di Confucio, sulla Cina continua a pesare un bagaglio di valori che difficilmente si adatta ad una società in continua trasformazione. Tra questi predomina il legame genetico e il prolungamento del lignaggio dei padri sopra ogni cosa. Ragione per la quale l'inseminazione artificiale costituisce un argomento controverso a causa della presenza di quel terzo elemento (il donatore) che va a rompere la continuità della stirpe. Eppure, sempre chiamando in causa il filosofo cinese, si può sostenere che la procreazione costituisca un aspetto fondamentale della "pietà filiale" (il prendersi cura dei genitori), così come costruire un nucleo familiare rappresenti un diritto per ogni essere umano.
Senza bisogno di deragliare dal solco della tradizione, quindi, la procreazione assistita non può essere semplicemente vista come un aiuto per le coppie affette da infertilità che vogliono coronare il loro "sogno confuciano"? Al giorno d'oggi i bioeticisti cinesi si stanno dando un gran da fare per reinterpretare e adattare il Confucianesimo alla modernità. Il saggio dello Stato di Lu dovrà scendere a compromessi se vuole mantenere un posto nella Nuovissima Cina, perché oggi -e forse si starà rivoltando nella tomba- l'affetto va a sostituire il legame genetico padre-figlio.

Sebbene i primi casi siano riscontrabili a partire dal 1980, è soltanto nel 2001 che in Cina sono state introdotte le linee guida per le varie tecniche di fecondazione assistita, tra le quali l'inseminazione artificiale eterologa. Quando nel 2000 Coco Ye, 28enne di successo con sei travagliate storie d'amore alle spalle, decise di rivolgersi ad una delle prime banche del seme cinesi (oggi sono undici), la sua storia finì sui giornali. Al brusio sul web, diviso tra le lodi di chi la ritenevano una pioniera dei diritti femminili e le critiche di chi la accusava di egoismo, fece seguito l'intervento del governo: non solo per una donna single avere un figlio è tabù, ma è anche illegale. "La legge è chiara. Se un uomo e una donna non si sposano, non possono avere un bambino. "Devi essere una famiglia, una coppia, per potere avere un figlio" ha spiegato Cheng Shengli, portavoce delle Commissione di Stato per la Pianificazione Familiare. "Nella nostra tradizione culturale abbiamo norme molto rigide in materia di rapporti sessuali. La maggioranza fa la legge, e dobbiamo tenere in considerazione il punto di vista morale della maggioranza. Ti sposi, fai una famiglia e solo in seguito puoi avere un bambino" ha aggiunto Cheng.

Soltanto due anni dopo, la provincia nordorientale di Jilin tentò di sdoganare il tabù della fecondazione artificiale, facendo scattare il semaforo verde per la prima volta in Cina. Un nuovo articolo, introdotto nella legge sul controllo delle nascite, stabilì che una donna in età legale per il matrimonio (20anni), non intenzionata a prendere marito, può comunque ricorre a "mezzi medici" per avere un figlio. Una misura adottata esclusivamente a livello provinciale e che, stando a quanto dichiarato da alcuni funzionari di Pechino al China Daily, non sarebbe stata estesa alla capitale.

 Banche del seme in affanno: il mercato nero si arricchisce
Liste d'attesa interminabili attendono le coppie che richiedono un intervento di riproduzione assistita: il Peking University Third Hospital è a corto di sperma. A lanciare l'allarma è stato ancora una volta il China Daily, che nel giugno 2010 quantificava l'afflusso nella struttura medica per controlli sulle condizioni di fertilità a 1.000 coppie al mese. "Circa 1.000 volontari ogni anno vengono per donare il oro sperma" ha dichiarato al quotidiano Liang Xiaowei, medico presso la banca del seme dell'Istituto Nazionale per la pianificazione familiare "ma solo il 15-20% viene scelto come donatore effettivo". A Pechino ogni mese 400-500 coppie fanno ricorso alla fecondazione in vitro, 5.000 in totale nel solo 2009.
Le cose non vanno meglio a Shanghai dove tra il 2007 e il 2008 sono state 400 le coppie ad ottenere la donazione, contro le 3.000 in lista. La carenza di sperma sarebbe da attribuire a elementi esterni, quali stress, il peggioramento delle condizioni ambientali e la mancanza di esercizio fisico, secondo quanto dichiarato da Chen Zhenwen, direttore del Centro Nazionale di sanità della riproduzione. Fattori, questi, che hanno influito sensibilmente sul tasso di sterilità passato dal 3% del 1970 al 15% del 2009.

Della situazione hanno saputo approfittare gli "spacciatori" dello sperma. Lo scorso ottobre l'Hill Post denunciava un fenomeno sempre più frequente: quello delle vendite sottobanco. Così, se da una parte calano le scorte nelle banche del seme, dall'altra aumentano i guadagni del mercato nero, al quale sempre più persone si trovano costrette a fare ricorso. Come raccontato da Huang (il nome è fittizio), professionista del "contrabbando" dello sperma, i clienti possono scegliere se far impiantare il liquido seminale artificialmente o attraverso rapporto sessuale.

8 bambini sfidano il Partito
Era il 2010 quando una facoltosa famiglia di commercianti del Guangdong, che per anni non era riuscita ad avere figli, si trovò improvvisamente con otto bambini. Tutti nati tra settembre e ottobre grazie all'aiuto di due madri surrogate, soltanto tre concepiti dalla madre naturale. Doppiamente colpevole, la coppia dovrà fare i conti con la legge non solo per aver sfidato la politica di Pianificazione Familiare, introdotta trent'anni fa per tenere sotto controllo l'incremento demografico (e comunque già ammorbidita negli anni 90' con l'introduzione di pene pecuniarie). Ma sopratutto per aver violato la legge del 2001 che vieta l'utilizzo di madri surrogate nella fecondazione assistita. Ragione per la quale, di fatto, i cinque bambini avuti da donne diverse sarebbero illegali.

Per i genitori la multa sarà salatissima, e potrebbe ammontare a dieci volte il loro reddito annuo, riportava lo scorso dicembre il Guangming Daily. "Verranno imposte sanzioni molto pesanti" ha dichiarato un funzionario citato dal Southern Daily "l'indagine sul caso è fondamentalmente conclusa".
Nonostante il diktat di Pechino, spesso queste nascite proibite riescono a passare inosservate sfuggendo alla giustizia, ha commentato Peng Xizhe, esperto di società cinese presso l'Università Fudan di Shanghai.

Come emerso da un report della BBC, negli ultimi anni si è riscontrato un netto aumento di siti internet specializzati nell'offerta di "maternità surrogata", con un ampia gamma di servizi per tutti i portafogli. Al fine di smarcarsi dai controlli, spesso queste agenzie spediscono le madri in altri Paesi, come Thailandia e India, dove vengono sottoposte a fecondazione assistita, per poi tornare in Cina dopo il parto. Secondo quanto riportato dal Ximin Weekly di Shanghai, in tutto il territorio nazionale sono circa 500 le organizzazioni in questione, 50 soltanto a Canton, la capitale provinciale del Guangdong. Molte dal 2004 sono rintracciabili online, sopratutto grazie a QQ, il programma di instant messagging più famoso oltre Muraglia, che ospita 180 gruppi dedicati alla maternità surrogata, per un totale di 30.000 membri.

"Sebbene la legge le vieti, nessuno porta mai la questione in tribunale" ha spiegato Peng "ma data l'eccezionalità del caso, la storia è diventata un problema legale".
Proprio di caso eccezionale si tratta: è piuttosto anomalo, infatti, che tutti gli 8 ovuli impiantati siano sopravvissuti, quando di norma soltanto il 30% si trasforma in gravidanza. Così, oltre a dover pagare una multa particolarmente esosa, la coppia del Guangdong ha anche dovuto assumere un esercito di bambinaie; ben undici!

(Scritto per Uno sguardo al femminile)





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