venerdì 3 febbraio 2012

Alla conquista dell’ altra “metà del cielo”


La transizione dall'economia collettiva alla liberalizzazione del mercato, ha aperto alla Cina una nuova era di benessere e innovazione, senza tuttavia lasciare mai gli ormeggi da quel bagaglio di valori trasmesso in eredità dalla tradizione dei padri. Tuttoggi la filosofia Confuciana, continua a fungere da collante ideologico, assicurando l'ordine sociale e plasmando le relazioni interpersonali attraverso un consolidato complesso di norme culturali e politiche.

Ed è così che dopo tren’tanni di riforme e aperture (avviate negli anni ‘80 sotto l'egidia di Deng Xiaoping), le gerarchie di potere e il peso della tradizione impediscono ancora ai gruppi più fragili di accedere a determinati diritti e privilege, negando alle donne la conquista di quella “metà del cielo” che non le è mai appartenuta.

Sbbene durante l'epoca maoista la questione di genere fosse posposta alla lotta di classe, d’altra parte è innegabile che in quegli anni la figura femminile abbia progressivamente acquisito valore e dignità. La legge sulla libertà del matrimonio del 1950, rappresenta uno dei primi barbagli di luce, accompagnata dall'inserimento massiccio delle donne nel mondo del lavoro. Tutte le forze produttive, nessuna esclusa, dovevano essere convogliate nel processo costruttivo della nuova società socialista. E alla fine degli anni '50 la quota delle lavoratrici aveva già toccato la soglia del 90%, mentre una nuova legislazione del lavoro aprì loro differenti possibilità d'occupazione.

Ma di lì a poco gli anni bui della Rivoluzione Culturale avrebbero aperto alle donne cinesi una parentesi dalle tinte foschissime. Nel 1966 a Shanghai più della metà delle donne aveva abbandonato le fabbriche per fare ritorno tra le mura di casa, sotto il diktat dell'allora presidente Liu Shaoqi. Tuttavia, solo due anni dopo, durante il dodicesimo plenum dell VIII Comitato centrale, fu emessa una direttiva volta a stabilire una quota minima del 30% di quadri femminili negli organi gestionali di base del Partito e dello Stato.

Dati alla mano, alla vigilia della transizione economica del 1978, il salario medio delle lavoratrici era l'83% di quello dei loro omologhi maschili, mentre il rapporto uomo-donna tra i membri del Partito era di 2 a 1. Le donne occupavano il 57% dei posti di lavoro urbani con i livelli di benefit piu bassi e svolgevano soltanto il 37% degli impieghi con i benefit più alti.

Sino alla meta’ degli anni ‘80 gli uffici governativi assegnavano alle ragazze laureate le cariche meno remunerate, mentre l'aumento della competitività lavorativa innescata dal boom economico non faceva che allargare ulteriormente la forbice di genere.

Lo scioglimento delle comuni agricole e l'esaltazione dell'impresa familiare come base per la riforma rurale, hanno finito per sostituire le piccole unità di produzione e di lavoro, riaffermando l'autorità patriarcale e innescando il declino del ruolo delle donne, già vessate dagli orrori della pianificazione delle nascite.

Alla ristrutturazione dello spazio rurale ha fatto seguito un esodo massiccio dalle campagne. Il flusso migratorio di giovani cinesi in cerca di fortuna si è riversato nelle grandi città, andando ad ingrossare il mercato del lavoro urbano: cameriere, impiegate, operaie nelle fabbriche tessili e alimentari, oggi confluite nel settore terziario, se non già risucchiate nel tunnel del racket della prostituzione.

D'altronde, il neoliberismo e gli esperimenti economici del Piccolo Timoniere hanno offerto alle donne cinesi nuove interessanti opportunità. Questo è il caso del lavoro salariale nelle Zone Economiche Speciali (Sez), che, in quanto testa di ponte degli investimenti diretti esteri nella Repubblica Popolare, hanno ottenuto diverse agevolazioni, comprese una serie di deroghe alla leggi sul salario e sul lavoro. Con lo scopo di minimizzare gli attriti tra datori di lavoro e personale impiegatizio, le Sez hanno preferito optare per l'assunzione di un organico tutto, o quasi, al femminile, così che, secondo le statistiche, alla fine del secolo scorso l'80% dei lavoratori in queste aree appartenevano al gentil sesso.

Ed e proprio negli anni ’90 che finalmente la macchina giuridica cinese ha messo in moto i suoi ingranaggi. Nel 1992 fu approvata una legge sulla tutela dei diritti e degli interessi delle donne, mentre la Federazione nazionale delle donne cinesi diffuse un programma incentrato sulla “Dichiarazione delle quattro auto-referenzialita” (rispettare sè stesse; avere fiducia in sè stesse; fare affidamento su sè stesse; migliorare sè stesse): principi, questi, che a loro volta hanno ispirato la Quarta Conferenza sulle Donne patrocinata dall’Onu e tenutasi a Pechino nel 1995.

Con la gestione Hu Jintao-Wen Jiabao si è aperto un nuovo capitolo pieno di speranza

Nell'agosto del 2009 il Consiglio di Stato cinese ha elaborato due programmi della durata di 10 anni al fine di garantire una maggiore tutela a donne e bambini. “Outline for the Development of Chinese Women” (2011-2020) è il nome del progetto al femminile che, in sette punti chiave, va a toccare aspetti quali la copertura sanitaria, l'istruzione, il welfare e l'assistenza giuridica.

Ora i riflettori sono puntati sulla necessità di migliorare il sistema di sicurezza sociale, attraverso la garanzia di una copertura capillare dell'assicurazione di maternità e dei servizi medici.

Le direttive del progetto- scriveva a suo tempo il People’s Daily, megafono del Partito comunista cinese,- prevedono un rafforzamento della partecipazione femminile ai processi decisionali e al management statale, al fine di facilitarne l'inserimento nella leadership politica ai vari livelli. Almeno un seggio, a partire dall'amministrazione provinciale in su, dovrà essere garantito ai funzionari donne, Nei comitati di villaggio sarà assicurato un 30% di presenza femminile, mentre il 10% dei capi eletti alla loro guida dovranno essere donne.

E non e tutto. Come sottolineato dall'agenzia di stampa Xinhua, il programma si pone anche, tra gli obiettivi principali, quello di eliminare le discriminazioni di genere sul lavoro, stabilendo un tetto minimo del 40% per il personale impiegatizio femminile.
Ai dipartimenti ai vari livelli spettera’, inoltre, il compito di creare le condizioni d'istruzione necessarie, attuando corsi di formazione professionale per garantire alle donne, entro 10 anni, l'accesso al 35 % delle alte cariche prefessionali.

Poi lo scorso novembre, la notizia di un ulteriore passo avanti: la proposta del Dipartimento degli affari Legislativi di un nuovo regolamento volto ad aumentare il congedo di maternità standard da 90 a 98 giorni. Il provvedimento, che include anche una copertura assicurativa sul parto e sull'aborto spontaneo, se approvato, renderebbe la Cina compatibile con gli standard fissati dall'International Labour Organization (ILO), migliorando la legge sull'indennità di maternità varata lo scorso luglio (con la legge del 1luglio i datori di lavoro sono tenuti a calcolare l'assicurazione di maternità in base al salario medio mensile percepito dalle impiegate nell'anno precedente).

Secondo un rapporto stilato dalle Nazioni Unite nel 2011, l'Impero di Mezzo è tra i 173 Paesi che forniscono un congedo di maternità retribuito e si piazza al terzo posto a pari merito con il Giappone, preceduta solo da Regno Unito (273 giorni di ferie pagate) e Svezia (480 giorni).

Ma mentre la legislazione tenta di stare al passo con i tempi, “permane il rischio che molte fabbriche decidano arbitrariamente di non rispettare le ultime norme sul lavoro” ha dichiarato Geoffry Crothall, portavoce di China Labour Bulletin con base ad Hong Kong (CLB). E mentre anche il senior strategist di CLB, Francis Cheung, ha mostrato i propri dubbi sul quello che ha definito un provvedimento “marginale”, l’International Labour Organization (ILO) ha accolto favorevolmente la nuova proposta di legge, con l'augurio che l'indennità di maternità venga estesa anche alle imprese private e al settore informale.

Allo stato attuale, Esprit Holdings, Sinotrans Air Transportation e Hang Seng Bank sono tra le società domiciliate in Cina con la più alta percentuale di dipendenti donna, come evidenziato dalla rivista d'informazione finanziaria Bloomberg.

Ma sulla base di quanto riportato dal ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale, sono ancora le donne a detenere il primato nelle forme di occupazione temporanea e informale, che favorendo la crescita economica di pari passo con la riduzione di regolamenti onerosi e della concessione di benefici per i lavoratori, si stima diventeranno, nei prossimi due decenni, la tipologia occupazionale piu diffusa. Bassi salari e condizioni di lavoro insoddisfacenti, sono il minimo comune denominatore del variegato mondo del lavoro informale; e anche in questo mondo gli uomini tendono a ricevere paghe superiori a quelle delle loro colleghe.

Dunque, dopo una vita di fatiche e discriminazioni, cosa riserba la vecchiaia all'altra “metà del cielo”?

Ancora una volta le proiezioni del CLB sono nefaste. Il 30 novembre scorso la Ong per la difesa dei diritti dei lavoratori cinesi ha fatto sapere che oggigiorno soltanto il 20% delle donne di età avanzata beneficia di una pensione,
Costrette a lasciare il proprio impiego compiuti i 55 anni, 5 anni prima degli uomini, le donne percepiscono una pensione nettamente inferiore, non potendo raggiungere lo stesso grado di anzianità.

Quando poi ci si sposta nelle zone rurali, dove il tasso di analfabetizzazione continua a rimanere alto, la situazione raggiunge livelli allarmanti. Qui sono i figli a doversi sobbarcare il mantenimento delle proprie madri, e qualora nemmeno la pietà filiale risultasse un'ancora di salvezza sufficiente, alle donne non resta che cercare un altro impiego.

Questo è il caso di Sun Liping, vedova 65enne, costretta a lavorare in un cantiere al fine di sanare i debiti contratti per le cure del marito gravemente malato. Le erano stati promessi 6.000 yuan di compenso, ma dopo 85 giorni di lavoro non aveva ancora visto un soldo.

Recentemente, un rapporto rilasciato dalla China University of Political Science and Law ha rivelato che oggi il 19,1% dei posti di lavoro è ristretto ai membri della Lega della Gioventù Comunista o del Partito, il 15,6 % degli uffici pubblici accetta una candidatura solo in base al sesso, l'11,5% impone restrizioni su fattori quali lo status sociale o il tipo di hukou (particolare sistema di registrazione che distingue le famiglie in “rurali” e “non rurali”), mentre solo lo 0,4% esige dagli aspiranti impiegati particolari richieste fisiche.

E poi ci sono i più esigenti, come una fabbrica della città di Dongguang, nella provincia del Guangdong, la quale nel suo annuncio per il reclutamento del personale ha specificato tra le altre cose che il candidato deve possedere un'età compresa tra i 20 e 30 anni, deve avere una vista al di sopra degli 8 decimi, godere di buona salute, essere esente da malattie infettive, avere una certa altezza e, dulcis in fundo, deve possedere un background culturale adatto al proprio sesso (scuola secondaria tecnica o scuola secondaria a tempo pieno per le donne; college di quattro/cinque anni più specializzazione in scienze e ingegneria per gli uomini).

La discriminazione di genere, d'altra parte, non è l'unica piaga ad affliggere le lavoratrici cinesi. Lo scorso gennaio il China Daily ha lanciato l'allarme riguardo all'impennata di casi di violenze sessuali che dal 2007 ad oggi ha condotto molte donne a chiedere aiuto presso centri specializzati.
Guo Jianmei, avvocato per la difesa dei diritti delle donne e dei bambini, nonché direttore del Beijing Zhongze Women's Legal Counseling and Service Center, ha raccontato di aver ricevuto, negli ultimi cinque anni, 183 richieste di consulenza in materia di abusi sessuali; dei 47 casi portati avanti, il 34% era legato proprio all'ambiente lavorativo. Colpa, in buona parte, del lassismo delle autorità, come ha spiegato un insider delle forze dell'ordine. “La polizia non presta sufficiente importanza alle molestie sessuali”, ha raccontato Zhu Yantao, funzionario in pensione del Ministero della Pubblica Sicurezza, “ci concentriamo di più su casi di maggior entità quali rapine e attentati, mentre gli abusi sul posto di lavoro finiscono spesso nel dimenticatoio”:

Ma mentre il peso dell'eredità confuciana cominciana a farsi oltremodo gravoso, c'è chi piuttosto che abbandonarsi alla disperazione preferisce trovare rifugio nella filosofia; e la prospettiva di un successo economico e l'ambizione sociale si trasformano magicamente nel carburante necessario ad alimentare la lunga marcia verso sè stesse.. “Non si matura quando si è felici”, scrive una delle protagoniste del romanzo-inchiesta di Leslie Chang, Operaie, “la felicità rende superficiali. Solo la sofferenza ti fa crescere, ti trasforma, ti fa arrivare a capire meglio la vita”.

giovedì 2 febbraio 2012

Il caso DuPont: dietro lo spionaggio cinese si nasconde il Pcc


Un'altra spy story in salsa di soia inasprisce lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina. Walter Liew, 54enne uomo d'affari malese di nascita e americano d'adozione, è finito dietro le sbarre con l'accusa di aver rubato segreti commerciali al gigante dell'industria chimica DuPont.


La notizia era già balzata agli onori della cronaca lo scorso aprile, quando il signor Liew e la sua consorte erano stati incriminati per manomissione di testimonianze, false dichiarazioni e alterazione di prove. Ora i nuovi documenti rilasciati dalla Corte arricchiscono la faccenda di ben più succulenti e freschi dettagli: avanzata l'ipotesi  di un coinvolgimento niente meno che del Partito comunista cinese, il nome di un membro del Politburo si fa strada nel registro degli indagati.

Nella tipica divisa carceraria color zafferano, mercoledì l'imputato ha fatto il suo ingresso nelle aulee della Corte federale di San Francisco dove gli inutili tentativi della difesa si sono infranti contro il muro di determinazione del giudice Nathaniel Cousins. Niente da fare per Liew, trattenuto senza possibilità di cauzione; sorte migliore, invece, per la moglie Christina,alla quale è stata concessa la libertà.

Ma l'avvocato del businessmen americano, Thomas Nolan, non molla la presa e continua ad invocare giustizia. “Non c'è nulla di illegale nel comportamento del mio assistito” ha affermato Nolan “cadrebbe nell' illegalità se facesse uso improprio di questi segreti commerciali”

Ma l'accusa non ci va leggera: Liew avrebbe pagato almeno due ex ingegneri della DuPont, addetti all'assitenza nella progettazione del biossido di titanio,anche noto agli addetti ai lavori come TiO2. Un componente essenziale per la DuPont, considerata il più grande produttore mondiale di pigmento bianco utilizzato per la realizzazione di una seie di prodotti, quali carta, vernici e plastiche.

Da mesi Washington lamenta un aumento dei casi di spionaggio industriale ai propri danni, definendolo una seria minaccia per la prosperità del Paese. E proprio lo scorso novembre un rapporto rilasciato dal governo americano chiamava in causa Pechino, accusando senza mezzi termini la Cina di essere “il protagonista più attivo nel mondo dello spionaggio economico.”

Ma se il copione è già più o meno noto, qualcosa di grosso differenzia il caso DuPont dalle spy story che in passato hanno già condotto l'Aquila e il Dragone ai ferri corti. La presunta implicazione della nomenklatura cinese non fa che avvalorare una tesi già più volte avanzata sull'altra sponda del Pacifico, secondo la quale il mandante dei numerosi furti di know-how aziendale a stelle e strisce sarebbe proprio Zhongnanhai.

Come messo in evidenza da Mark Anderson, analista tecnologico che per anni ha seguito la politica commerciale cinese e le sue strategie, è la prima volta che un membro del Politburo viene indagato per spionaggio, e il caso DuPond fa tanto più scalpore in quanto va a toccare la sfera economica anzichè quella militare.

“Questo è senza dubbio il loro segreto più importante nel mondo della pittura” ha aggiunto Anderson facendo notare come, nel solo 2010, la divisione in questione del colosso chimico abbia fatturato ben 6miliardi di dollari.

Un bottino niente male per i predoni dagli occhi a mandorla.

Ma facciamo un passo indietro. Correva l'anno 1991 quando il nostro Liew fu invitato ad un banchetto da Luo Gan, al tempo alto funzionario del Comitato Centrale del Pcc,e oggi uno dei nove membri del Comitato Permanente, il Ghota cinese. A mettere in scacco Luo, così come molti altri nomi della politica dell'ex-Impero Celeste, la corrispondenza rinvenuta dai funzionari federali americani nella cassetta di sicurezza di Liew.

“Il banchetto è stato organizzato per ringraziarmi di essere un  cinese d'oltremare dal sentito patriottismo, che, pur lontano, continua a servire la Cina, e che ha fornito tecnologie chiave utilizzabili per la difesa nazionale”si legge in una nota firmata da Liew ed indirizzata ad una società dell'Impero di Mezzo.

Durante l'incontro tenuto in suo onore- come dichiarato dall'accusa- Luo diede una serie di direttive a Liew il quale, dopo due giorni, ricevette l'elenco dei “progetti chiave”che avrebbe dovuto portare avanti: tra questi figurava anche la già citata “missione TiO2”.

Una storia dettagliata, quella fornita dal pubblico ministero Usa, che lo 007 sino-americano ha smentito dall'inizio alla fine, pur sorvolando sulla controversa figura di Luo Gan.

Intanto gli avvocati difensori cercano di metterci una pezza a colori, dichiarando che le aziende cinesi non sarebbero mai state in grado di padroneggiare autonomamente una tecnologia tanto avanzata come quella di DuPont.

Dan Turner, portavoce del gigante chimico ha fatto sapere che la società ha deferito la questione alle forze dell'ordine, ma che continuerà a prendere misure aggressive per proteggere la sua proprietà intellettuale e le tecnologie segrete per le quali ha acquisito fama internazionale.

Aria tesa anche nel mondo della diplomazia, dove il silenzio dell'ambasciata cinese a Washington, chiamata mercoledì a commentare l'accaduto, lascia intuire un malcelato imbarazzo.

Da tempo gli esperti della sicurezza di Internet accusano Pechino di aver assoldato degli haker con lo scopo di penetrare nelle reti delle più rinomate società americane che operano nei settori della difesa, della finanza e della tecnologia, senza risparmiare nemmeno i network dei principali istituti di ricerca.

E ora che anche DuPont ha aggiunto la sua voce al coro di proteste, il braccio di ferro tra l'Aquila e il Dragone non sembra destinato a finire in tempi brevi.

(Pubblicato su Dazebao)

lunedì 30 gennaio 2012

Il contrattacco di Han Han



Si sposterà nelle aule del tribunale l'accesa controversia tra lo scrittore trentenne,  Han Han, e il rinomato "poliziotto della scienza", Fang Zhouzi, che il 19 gennaio ha accusato il giovane prodigio di non essere il reale autore del romanzo Le Tre Porte. Il cavallo di battaglia con il quale Han ha conquistato i lettori del Regno di Mezzo sarebbe, invece, stato scritto dal padre, Han Renjun, a sua volta romanziere e possibile autore di molte altre opere ingiustamente attribuite al figlio.

Ma Han Han non ci sta, e proprio ieri il suo agente ha fatto sapere che il ragazzo presenterà querela contro Fang, chiedendo di ricevere le dovute scuse con allegati 100mila yuan di rimborso danni.

E' dallo scorso 15 gennaio che la "superstar della narrativa cinese" lotta per liberarsi da una serie di diffamazioni. Il blogger Mai Tian per primo ha avanzato qualche dubbio sull'effettivo talento di Han, facendo notare come parte dei suoi bestseller sia stata scritta in periodi in cui egli era impegnato in importanti gare di rally. E mentre si fa avanti l'ipotesi di una composizione a più mani, le indagini seguono due piste: amore paterno o un aiutino del suo editore?

Comunque sia, la giovane penna ha dichiarato di aver richiesto l'aiuto delle autorità per accertare l'autenticità dei suoi manoscritti; una pila di documenti, per un totale di 1.000 pagine, risalenti agli anni tra il 1997 e il 2000, gli  saranno testimoni. E oltre ad esigere un lauto risarcimento, Han ha anche offerto una ricompensa da 20 milioni di yuan per tutti coloro saranno in grado di confutare con chiare prove la paternità dei suoi libri. Una sfida che ha indotto Mai a battere in ritirata, eliminando il suo articolo con tante scuse.

Fine della storia? Neanche per sogno. Dopo il blogger cinese è stata la volta di Fang Zhouzi, rinomato per le sue campagne contro frodi e pseudoscienza. Il "crociato della verità" ha aperto il fuoco pubblicando una serie di analisi sulla scrittura di Han e mettendo in luce la presenza di più stili nei suoi post. Ad avvalorare la sua tesi, i noti insuccessi scolastici del giovane romanziere che da pessimo studente si è miracolosamente trasformato nell'autore del libro ("Le Tre Porte") che ha riscosso maggior successo in Cina negli ultimi vent'anni.

"Dodici anni di duro lavoro possono essere rovinato da una sola voce e dall'azione di più persone" ha scritto sul suo blog Han. E sempre sul suo blog la penna irriverente ha risposto ad una serie di domande pungenti rivoltegli dal popolo del web circa le recenti diffamazioni. Solo pochi minuti fa l'ultimo post: una frecciata diretta proprio al suo principale accusatore, nella quale viene messo alla berlina niente meno che Lu Xun, uno dei pilastri della letteratura cinese di inizio 900' nonchè scrittore favorito di Fang Zhouzi. Sotto i colpi di un osservatore attento, anche la pietra miliare della narrativa in caratteri può franare nel giro di poche righe (link).

sabato 28 gennaio 2012

Capodanno di sangue nel Sichuan: almeno 3 i tibetani trucidati


Sale il numero delle vittime rimaste uccise negli scontri che dal 24 gennaio vedono le forze di polizia cinese opporsi ai manifestanti di etnia tibetana con l'uso della forza; ma i conti non tornano.
Due i morti e 13 i feriti, come riportato ad inizio settimana dal gruppo Free Tibet, solo una la vittima, secondo l'agenzia di stampa governativa Xinhua, che ha precisato come l'uomo sia rimasto ucciso sotto gli spari della polizia, intervenuta dopo il ferimento di 14 agenti nell'assalto alla caserma della contea di Seda, nel Sichuan. Ma alcune associazioni per la difesa dei diritti umani avanzano numeri ben più elevati: e già si vocifera di sei decessi e 60 feriti.

Secondo il rapporto ufficiale rilasciato dalle autorità, l'assalto di lunedì sarebbe stato effettuato da facinorosi armati di bombe molotov, coltelli e pietre.

Ma il bilancio delle vittime accertate non si arresta. Nella giornata di giovedì un terzo manifestante è stato freddato dalle forze dell'ordine, come riferito questa mattina dal South China Morning Post. Urgen, 20 anni, è morto nella contea di Rangtang, mentre la polizia faceva fuoco sulla folla irata per la detenzione di un altro dei loro compagni.

Si tratta del terzo scontro mortale avvenuto nella parte occidentale del Sichuan, e la prima settimana di festa per il Nuovo Anno cinese si è tramutata in una settimana di sangue.

Intanto un funzionario di Rangtang, che ha preferito rimanere nell'anonimato, venerdì ha smentito l'esistenza di alcun movimento di protesta, come scrive AFP. "Non è conveniente parlare di quanto è successo" ha continuato l'uomo, "nessuno vi dirà nulla".

Gli abitanti della zona si chiudono in un omertoso silenzio. Sedici i ristoranti e gli alberghi della contea che chiamati a fornire le loro testimonianze sugli accadimenti di Rangtang, si sono astenuti dal rilasciare dichiarazioni.

Intanto le aree tibetane sono state completamente sigillate dalle forze dell'ordine e per il quinto anno di fila, tra il 20 febbraio (data del Capodanno tibetano) e il 30 marzo (anniversario degli scontri del 2008) saranno rese irragiungibili.

Lo stato di isolamento a cui è stata sottoposta la contea rende la circolazione delle informazioni particolarmente difficoltosa. Alcuni inviati di AFP, che nel corso della settimana avevano tentato di raggiungere il luogo degli scontri, a più riprese sono stati respinti dalla polizia locale ma, secondo quanto dichiarato da International Campaign for Tibet (ICT) e da Tibetan Centre For Human Rights and Democracy (TCHRD), gli incidenti di Rangtang sarebbero stati fomentati da un giovane di nome Tarpa, il quale avrebbe diffuso una serie di volantini inneggianti alla liberazione del Tibet e al rimpatrio del Dalai Lama.

Le autorità hanno fatto irruzione nella casa del ragazzo, che nonostante l'intervento della folla, è stato portato via a forza. Le proteste della popolazione locale sono state messe a tacere dai colpi della polizia.

Epicentro delle rivolte di questi ultimi giorni- le più violente dal sanguinoso 2008- è ancora una volta il Sichuan occidentale, provincia caratterizzata da una forte presenza tibetana. L'attacco alla caserma di polizia si inserisce nel movimento di protesta attraverso il quale il popolo tibetano ha espresso la volontà di astenersi dai festeggiamenti per il Capodanno cinese, dallo scorso 23 gennaio in corso nel Regno di Mezzo.

Ancora addolorata dalla lunga serie di auto-immolazioni che nei passati mesi hanno scosso la regione (almeno 17 i monaci ad aver scelto la morte tra le fiamme in segno di protesta contro il governo cinese) , la popolazione locale tibetana "ha colto l'occasione per esprimere il proprio risentimento per le ingiustizie di cui continua ad essere vittima sotto la dominazione cinese" ha spiegato Tenzin Dorjee, direttore esecutivo di Students for a Free Tibet.

Repressione religiosa, mancanza di libertà e un'identità culturale progressivamente erosa dalla supremazia dell'etnia Han: queste alcune delle principali scintille ad aver innescato i focolai di rivolta nella regione del Sichuan, così come nella "terra dei Lama".

Secondo le proiezioni di alcuni esperti, la strategia di Pechino punta, entro un decennio, ad effettuare un ribaltamento demografico nella regione autonoma del Tibet,  innescando il vantaggio numerico dell'etnia Han su quella tibetana, destinata così a diventare sempre più una minoranza.

Questa settimana, circa 185 gruppi in difesa del Tibet hanno emesso un comunicato di denuncia contro il giro di vite attuato dal governo cinese nei confronti dell'etnia tibetana, volto a richiedere un "intervento congiunto della comunità internazionale" contro il Dragone.

Una situazione disperata da attribuire alla linea dura utilizzata per decenni dal governo comunista cinese: "La propaganda di Pechino maschera bene ciò che nei fatti non è altro che una campagna di distruzione nei confronti del nostro popolo e della nostra cultura, spinta da ambizioni coloniali". Un genocidio al quale il popolo tibetano ha cercato di reagire attraverso dimostrazioni pacifiche, senza tuttavia sortire alcun effetto.

Sulla scia dell'ondata di auto-immolazioni, il 10 settembre scorso l'ufficio di pubblica sicurezza della prefettura di Ngaba (Sichuan) ha condannato tre monaci a scontare 3 anni di lavori forzati nei famigerati lager cinesi. La tradizione vuole che ogni anno all'inizio di settembre la comunità religiosa di Kirti celebri 15 giorni di festività, ma quest'anno solo pochi membri hanno fatto ritorno al monastero, mentre Pechino ha sguinzagliato nella zona un vasto numero di agenti per procedere con la "campagna di rieducazione patriottica". Ma le autorità cinesi non si fermano davanti a nulla, e non hanno esitato nemmeno a sfoderare l'arma della corruzione: 20mila yuan e un prestito di 50mila il compenso promesso a coloro che si allontaneranno volontariamente dal monastero per "cominciare una nuova vita".

Lo scorso 23 gennaio il portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, è tornato ad accusare le potenze straniere di strumentalizzare la questione tibetana per mettere in cattiva luce il Partito: “I tentativi di gruppi secessionisti con base all’estero di usare il Tibet per distorcere la verità e gettare discredito sul governo non avranno alcun successo”, ha dichiarato Hong

La questione tibetana rappresenta una ferita ancora aperta per la leadership del Regno di Mezzo dagli accadimenti del 1959, data della grande rivolta anticinese nonché dell'inizio dell'esilio indiano del Dalai Lama. In seguito gli attriti tra Pechino e il popolo del Tibet sono degenerati in un'escalation di eventi culminata nei sanguinosi scontri dell'aprile 2008.

(Pubblicato su Dazebao)

Twitter's censor move with eye on China?


fonte: The Times of India


NEW DELHI: Twitter, a hugely popular social networking site for microblogging, has said that "if required by the law" it can block tweets in a particular country. In a post titled 'Tweets Must Still Flow', Twitter, which has around 300 million users, wrote on its official blog, "Starting today, we give ourselves the ability to reactively withhold content from users in a specific country, while keeping it available in the rest of the world."

In the wake of the government's recent run-in with internet sites like Google, Yahoo! and Facebook over certain user-generated content, this was interpreted by many as Twitter's accommodation of a rising concern of several governments on the need to regulate user-generated content on social networking sites, and seen to be contrasting with the "stubborn" stand of Google and Facebook.

However, some experts wonder if Twitter's position was really different from that of Google or Facebook. "Google and Facebook have said that they would remove content if ordered by the courts, and Twitter too is saying that it can block tweets if required by the law," said an expert. "Where laws are codified, as in Germany and France about pro-Nazi propaganda, Twitter can block pro-Nazi tweets proactively. But in countries like India, where the laws are not that specific, this will be done reactively on the basis of court orders. That's all Twitter is saying."

In its blog post, Twitter said it has added the feature to block content depending on the region because it will enter "countries that have different ideas about the contours of freedom of expression." It cited the example of Germany and France: "Some countries differ so much from our ideas that we will not be able to exist there. Others restrict certain types of content, such as France or Germany, which ban pro-Nazi content."

Twitter claimed if "we are required to withhold a tweet in a specific country, we will attempt to let the user know, and we will clearly mark when the content has been withheld." It will also post detailed information about blocked content on the website of Chilling Effects, a joint project of the Electronic Frontier Foundation and law departments of several leading US universities.

However, the move is most likely prompted by Twitter's alleged plan to enter China, a country with the highest number of internet users. The service is banned in the Asian country since 2009. With its new technology it might be able to block tweets that Chinese government deems offensive without raising the hackles of its global audience.

Twitter said that so far it has not used its new technology. "But if and when we are required to withhold a tweet in a specific country, we will attempt to let the user know, and we will clearly mark when the content has been withheld," the company said.

Pranesh Prakash, a senior official with the Centre for Internet and Society, termed the move a step towards the "Balkanization of the web". "The region-specific blocking was already being used on video hosting websites like Youtube and Hulu, where due to the wishes of copyright owners many videos are not available in India. Twitter is extending this technology to its tweets," he said.

As governments seek some regulation of the web, the demand for region-specific content filtering and blocking has grown. Last month, asking Google and Facebook to filter "offensive material", telecom minister Kapil Sibal said, "We have to take care of the sensibilities of our people. Cultural ethos is very important to us."

Twitter became a household name in India last year as thousands of protesters used it to spread word about Anna Hazare's anti-corruption movement. In countries like Egypt and Tunisia, it was used by protesters in their fight against oppressive regimes. Prakash added that in the past the website had resisted attempts to censor tweets. "Last year when the US government sought detailed information about a user, Twitter challenged them in a court," he said.

lunedì 23 gennaio 2012

I fantasmi del 23 gennaio


Il 23 gennaio il popolo cinese, dopo i bagordi della vigilia, dà il benvenuto al 2012. Comincia così un nuovo anno sotto il segno propizio del Drago. Le consuete aspettative di felicità e ricchezza scacciano dalla mente il ricordo di un altro 23 gennaio: quello del 2001 quando Piazza Tiananmen, il centro politico di Pechino, fu funestata dall'autoimmolazioni di cinque persone.

Ad una settimana di distanza, la televisione statale CCTV ha trasmesso il video dell'incidente, nel quale tuttavia il numero delle vittime è stato portato a sette. La minuziosità dei dettagli delle riprese ha suscitato diversi dubbi: come ha fatto il governo ad immortalare in così poco tempo e senza preavviso l'accaduto?
Le telecamere a circuito chiuso hanno mostrato le immagini strazianti della dodicenne Liu Siying- figlia di una delle donne che si è data alle fiamme- gravemente ustionata.

Le autorità hanno veicolato l'incidente per intensificare la stretta sulla Falun Gong, costringendo i cittadini a porre la loro firma contro il movimento. Con le foto di Liu Siying, Pechino ha tentato di fomentare l'opinione pubblica contro la Falun Gong e di giustificarne la repressione violenta messa in atto.

Hukou e controllo sociale

Quando nel 2012 mi trasferii a Pechino per lavoro, il più apprezzabile tra i tanti privilegi di expat non era quello di avere l’ufficio ad...