sabato 7 aprile 2012

"Uno per tutti, tutti per uno"

(The Politburo War di Crazy Crab)

Uno per tutti tutti per uno. Dopo la chiamata agli ordini del People's Daily e del People's Liberation Army Daily (link), megafono dell'esercito, ad invitare i funzionari a giurare fedeltà al partito questa volta si sono uniti alcuni pezzi da novanta, tra i quali il nuovo segretario di Chongqing, Zhang Dejiang, il capo del partito di Shanghai, Yu Zhengsheng,  Li Yuanchao, principale organizzatore del partito, e Wang Yang, segretario della provincia del Guangdong, fucina del manifatturiero cinese.
In settimana Wang aveva chiesto ai suoi migliori collaboratori di "conservare una mente sobria e posizioni stabili nelle questioni fondamentali su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, mantenendo una posizione ferma sui principali principi politici e facendo di tutto per conservare pensieri oggettivi e azioni coerenti". Misure precauzionali per tutelare il partito dal boato provocato dalla brusca uscita di scena di Bo Xilai e da tutti gli effetti collaterali da esso innescati.

Il 22 marzo era stata la volta degli avvocati che, come stabilito da un documento del ministero della Giustizia, dovranno prestare giuramento al Pcc "per riaffermare nella cerchia degli uomini di legge la fede nei principi del socialismo cinese, migliorando così la qualità della loro ideologia politica."
Pechino ci tiene a mantenere una parvenza di unitarietà nonostante le voci diffuse di una spaccatura in seno alla leadership che vedrebbe il blocco Hu Jintao-Wen Jiabao schierato contro i fedeli di Bo, alla guida dei quali figurerebbe il potente uomo degli apparati di sicurezza Zhou Yongkang.
Ma le ultime manovre dei Pechino più che infondere un senso di tranquillità e sicurezza, sembrerebbero rivelare una buona dose di tensione, confermata dall'ennesimo giro di vite volto a ripulire il web dalle pericolose voci di corridoio. 6 le persone arrestate e circa una ventina i siti internet ad essere stati bloccati per diversi giorni, comprese le piattaforme di microblogging Sina e Tencent Weibo. Di ieri la notizia della chiusura per un mese dei due siti dell'ultra-sinistra, Utopia e maoflag.com.

Intanto il botto di Bo Xilai sembrerebbe aver dato nuove chance all'ala riformista del partito. Wang Yang, predecessore del "nuovo Mao" a capo del partito di Chongqing, è da sempre stato visto come il suo più acerrimo rivale. Ideatore del "modello Canton"* e fautore del primato del mercato sulle aziende di Stato, ha dalla sua i brillanti successi ottenuti nella gestione della rivolta di Wukan, conclusasi con la concessione di elezioni democratiche per i membri del comitato di villaggio. E a febbraio si era anche guadagnato gli apprezzamenti della cancelliera tedesca Angela Merkel in visita in Cina.
Dal 2007 leader della regione testa di ponte del capitalismo d'oltre Muraglia, Wang si muove agilmente negli ambienti imprenditoriali del sud promuovendo "innovazione e qualità" (link), nuovo mantra per scardinare il circolo vizioso della produzione a basso costo che sino ad oggi ha sostenuto la crescita del paese. Cos'altro? Oggi Wang è ancora in corsa per uno dei seggi del Comitato permanente del Politburo, il ghota della politica cinese; corsa dalla quale il suo rivale storico sembrerebbe essere stato definitivamente estromesso.


*Il "modello di Chongqing" viene costantemente messo in opposizione a quello del Guangdong. La loro visione del futuro cinese è stata paragonata alla divisione di una torta. Per Bo, tutti devono poterne godere allo stesso modo, appianando le disuguaglianze, lato oscuro di trent’anni di riforme economiche e di sviluppo. La torta di Wang deve invece essere più grande. Solo così un maggior numero di persone potrà riceverne una fetta. Lo stile dei due è differente come ha enfatizzato Michael Anti, noto blogger cinese, parlando di nuovi media. "Wang, almeno così dice, si interessa di ciò che i cinesi scrivono sui microblog e cerca di agire di conseguenza", ha spiegato. "Al contrario, Bo Xilai li usa per imporre la propria visione, non per ascoltare".

Un po' di Pechino



mercoledì 4 aprile 2012

Da Du Fu a Lei Feng, gli eroi della Nuova Cina hanno almeno mezzo secolo



(Pubblicato su Dazebao)

E' morto da 1.300 anni, ma da qualche settimana a questa parte è diventato la vera star dell rete cinese.
Du Fu, uno dei poeti più celebri della letteratura d'oltre Muraglia, si è trasformato nell'oggetto di caricature e scarabocchi, che dai libri di scuola si sono riversati sulla piattaforma di microblogging Sina Weibo. Ed ecco che il rinomato pennello della dinastia Tang ( 618-907 d.C) viene declinato in molteplici manifestazioni, prendendo le sembianze di un motociclista o di un giocatore di basket, specie di Jeremy Lin d'altri tempi.

Diventata il nuovo tormentone della rete, "si dice che Du Fu sia un po' occupato ultimamente" è la didascalia che accompagna gli irriverenti ritratti. Ma è opportuno ridicolizzare le icone culturali?
La domanda lanciata dal China Daily, organo di stampa in lingua inglese caro al Partito,  in pochi giorni ha già dato vita ad un acceso dibattito. 38% i si, 62% i no. Tra i molti indifferenti (della serie chi se ne frega se Du Fu indossa giacca di pelle e bandana o  canotta e scarpe da ginnastica), la maggior parte dei lettori ha gridato al sacrilegio.
"E' un pericolo per la nostra cultura già danneggiata" scrive uno, "E' immorale" dice un altro.
"Non rispecchia ciò che Du Fu è stato alla sua epoca, è ridicolo. E' irrispettoso verso un grande poeta e ferisce le persone di cultura", afferma un terzo.
"Respect", "respect", "respect!" Insomma, per gli affezionati del quotidiano cinese l'umorismo dei netizen è un vero insulto alla tradizione.

Ciò che il China Daily ha rivelato solo pochi giorni fa è che la parodia digitale del letterato Tang rientrerebbe in una sofisticata strategia di marketing volta a promuovere un museo il cui nome non è stato ancora svelato, come riportato dal Jiling Evening News. "La maggior parte delle immagini di Du Fu sono state realizzate e diffuse dal nostro team" ha affermato Xue Yongyu, esperto di strategie di mercato "E' parte di un progetto che stiamo portando avanti per un museo nel tentativo di attirare attenzione su di esso".
Che la febbre per il poeta cinese sia reale o meno, la reazione innescata nell'opinione pubblica la dice lunga sull'orgoglio culturale a tinte nazionaliste del Dragone.

La questione era già stata sollevata ai primi di marzo, seppur con esiti differenti, quando il Partito diede vita alla campagna Lei Feng, il soldato dell'esercito di liberazione divenuto simbolo di altruismo in seguito alla sua morte accidentale avvenuta nel 1962. Un'icona del socialismo vecchio stampo rispolverata dal Dipartimento di Propaganda in occasione del  50esimo anniversario della sua morte (5 marzo) e adattata ai tempi moderni. "Un tentativo di colmare un vuoto morale della società", aveva scritto il South China Morning Post, attraverso la pubblicazione di articoli e libri aventi lo scopo di rendere Lei "più umano", o se non altro meno demodé.

Risultato? Molti i dubbi, anche da parte della stampa ufficiale: una nuova società richiede nuovi valori, scriveva il China Daily, mentre le critiche più aspre sono giunte ancora una volta dal web. Ma gli strali più avvelenati non sono stati diretti tanto al compagno Lei, quanto piuttosto al tentativo delle autorità di imporre un modello incentrato su dei valori che i vertici del potere sono i primi a trasgredire.
" I tuoi figli li hai mandati all'estero e a me chiedi di imparare da Lei Feng e dalla Cina" è stato uno dei commenti più eloquenti apparso su Internet e firmato Notebook, blogger che vanta due milioni di seguaci.

Al timore di un progressivo degrado dei principi morali sempre più rimpiazzati "dall'etica dei bigliettoni", si accompagna una crescente tensione che cova sotto le ceneri della società cinese.
Dai Qing, giornalista scandalistica ed ex membro del Partito caduto in disgrazia, ha affermato che il messaggio paternalistico lanciato dalle autorità ha offeso profondamente il popolo. "Dovrei aiutare un anziano o un bambino bisognoso? Certo che dovrei, ma non perché mi viene imposto dal governo" ha dichiarato Dai, "l'empatia è un requisito minimo di decenza umana, non qualcosa che va diretto dalla politica".

D'altra parte, di questi ultimi tempi, Pechino si è sbizzarrito nello sponsorizzare le sue mascot. Tra gli uomini immagine della nuova società socialista cinese vanno annoverati "Iron Man" Wang (1923-1970), che ha mescolato alacremente chilate di cemento ai tempi in cui non vi era nessuna macchina per farlo; Shi Chuanxiang (1915-1975), spalatore di letame nelle ore notturne, e Wang Yiqing (?), genio dell'elettronica, che ha assemblato cinque milioni di pezzi di radio senza commettere un solo errore.
"La Cina ha avuto centinaia di questi modelli un po' falsi, ma non funzionano perché non incarnano i valori giusti" ha commentato Li Chenpeng, scrittore e giornalista sportivo, in un'intervista telefonica al New York Times, "Lei Feng è un bravo ragazzo ma non ha spirito critico, non riflette sulle cose e si limita ad eseguire gli ordini."

Ma nonostante i cori di critiche, ad un mese dal giorno commemorativo per la morte dell'eroe tanto caro a Mao, passi scelti del suo diario ancora difendono il loro posto sul sito del China Daily, mentre Pechino continua ad essere tappezzata di sue gigantografie. Peccato solo che per la pancia del Paese appare chiaro che il compagno Lei cominci a sapere un po' di muffa.

Bald Girls: arte e femminismo al 798


(Scritto per Uno sguardo al femminile)

Parigi 1950. Con “La cantatrice calva” (“The Bald Prima Donna”) Eugene Ionesco dava il via al teatro dell’assurdo realizzando – come dichiarò lui stesso – un’anticommedia in cui la vicenda subisce uno straniamento, declinata in una realtà multipla e parodistica.

Pechino, 3 marzo 2012. Dopo piu’ di cinquantanni l’opera del drammaturgo francese ispira tre nomi noti del panorama artistico cinese. Xiao Lu, Li Xinmo e Lan Jing recidono le loro chiome e inaugurano “Bald Girls,” mostra tutta al femminile ospitata, fino al 3 Aprile, dall’Iberia Center of Contemporary  Art del 798, il noto distretto degli artisti della capitale cinese.

Il messaggio è tagliente, il nome stesso una dichiarazione d’intenti. In un gioco di assonanze, la parola cinese canzone (ge) nel nome dell’esposizione (il titolo in mandarino è “Tutou ge nu”) viene rimpiazzata con un suo omofono indicante un’antica ascia, perché oggi in Cina – affermano le tre donne – l’arte femminile non deve intrattenere, ma combattere. Perché oggi, nella Cina dei record, la questione dei diritti delle donne rappresenta ancora uno dei capitoli più bui della società contemporanea.

«Al giorno d’oggi in Cina il problema dei diritti delle donne è molto molto serio» ha raccontato Xiao Lu durante una conferenza stampa all’interno della mostra.

La situazione giuridica delle cinesi dei nostri giorni, ha affermato Li Xinmo, puo’ essere paragonata a quella delle donne americane degli anni ’70; abusi sul lavoro e violenze in famiglia, la legge cinese non tutela sufficientemente “l’altra metà del Cielo”, in un Paese in cui è assai arduo rinvenire tra le pieghe della storia tracce di un movimento femminista.

«In Europa e negli Stati Uniti il femminismo esiste da cinquant’anni, ma in questo Paese nessuno ha il coraggio di parlare dei diritti delle donne, senza contare che i diritti umani sono ancora un taboo» ha dichiarato Li in una recente intervista.

Mentre alla fine degli anni 60’ gli slogan delle “streghe” facevano tremare l’Occidente, nel Regno di Mezzo la de-sessualizzazione imposta sotto la Rivoluzione Culturale (1966-69) aveva annullato qualsiasi distinzione di genere, mortificando la femminilità stessa. La partecipazione alla lotta di classe e alla crescita del Paese si era esplicata anche attraverso l’imposizione dell’uniformità tra i sessi; studentesse e lavoratrici dai capelli corti, insaccate nelle smorte divise maoiste. “L’eredità rossa” ha indotto il popolo cinese a maturare una percezione del proprio corpo atipica, e cio’ si riflette immancabilmente anche nell’arte performativa, ha dichiarato l’artista colombiana Sandra Miranda Pattin.

Così “Bald Girls” nasce con lo scopo di dare voce a quel femminismo mai germogliato in terra cinese e, sfiorando confini anacronistici, rievoca e conferma il ruolo rivoluzionario dell’arte.

Il governo di Pechino non ha gradito. Alla vigilia della mostra alcuni poliziotti in borghese hanno fatto irruzione nella sala esposizioni portando via i due pezzi più provocatori. Uno, un’autoritratto di Lan Jing ad immagine e somiglianza di Jiang Qing, la controversa moglie di Mao, l’altro una documentazione di una performance nella quale l’artista prende a calci l’immagine dell’archistar e dissidente Ai Weiwei, a rimarcare con la violenza dell’atto la frase che compare sul dipinto “kick him to death”; una chiara critica contro il giro di vite messo in atto dal Partito ai danni degli attivisti.

Ma le “bald girls” non sono certo nuove a questo tipo di messaggi a tinte forti, e i loro precedenti artistici affondano le radici nel movimento d’avanguardia. Xiao Lu, per intenderci, è la madre dell’arte femminista cinese; con un colpo di pistola volle denunciare al mondo intero la natura  tutta maschile del panorama artistico cinese.

Era il 5 febbraio del 1989, solo quattro mesi dopo si sarebbe consumata la tragedia di piazza Tiananmen, nella Galleria Nazionale d’Arte di Pechino si teneva l’inaugurazione della storica esibizione China/Avantgarde (zhongguo xiandai yishuzhan), prima esposizione d’arte non ufficiale organizzata con il consenso delle autorita’. Xiao Lu e il suo compagno Tang Song sparano due colpi contro le parti in vetro della loro installazione Dialogue. L’episodio, per anni arricchito di connotazioni socio-politiche dalla critica, sarebbe stato chiarito tempo dopo dall’artista stessa in un libro. L’opera nasce da un cuore spezzato, da una sofferenza amorosa ed e’ proprio dall’amore che scaturisce la sua rivoluzione femminista. «Penso che l’amore sia una specie di religione» ha affermato Xiao.

Non meno ribelle e’ Li Xinmo, donna silenziosa ma d’incredibile forza, si concentra sull’arte performativa analizzando il rapporto tra performance, pittura e video. Ha realizzato diversi dipinti mescolando inchiostro e sangue mestruale; tutti i suoi lavori sono permeati da stretti richiami al corpo e alla fisicità, mentre uguaglianza e libertà sono l’humus ideologico che nutre la sua produzione artistica.

In continua lotta per i diritti umani e delle donne, le sue perfomance sono una chiara denuncia verso la morale e l’etica costruita sulle convenzioni sociali. Li, attraverso l’arte, riesamina tutte le forme e le possibilità espressive del femminismo cinese nascente, riproiettando nelle sue opere la dicotomia donna-codici sociali. Ma femminismo non vuol dire battaglia dei sessi, né si traduce nell’odio verso la figura maschile, piuttosto – ha dichiarato l’artista – «ciò che bisogna odiare è il maltrattamento delle donne e l’incomprensione mostrata nei loro confronti».

Discorso a parte per la numero tre. Anche Lan Jing ha calpestato le orme del movimento artistico dell’ ’89, ma il trasferimento in Occidente (oggi è di base in Germania) ha inevitabilmente influenzato la sua carriera, smorzando quell’ansia di stravolgere lo status quo tanto evidente in Xiao Lu e Li Xinmo. Sarà per l’aver assaporato i frutti dell’emancipazione occidentale che oggi ripropone una sua visione del femminismo incarnata nel “godimento del benessere fisico, nell’equilibrio tra carriera e famiglia, nonché nell’assimilazione della duplice essenza di Est ed Ovest”.

Ora, a ventitrè anni dalla rivoluzione di Dialogue, “l’altra metà del Cielo” può dire di aver fatto dei passi avanti nella conquista dei propri diritti in ambito artistico e sociale? Le statistiche mostrano che nel mercato delle aste, nella rappresentanza delle gallerie e nel collezionismo gli uomini la fanno ancora da padroni, in Cina così come in Occidente. Sulle più rinomate pubblicazioni del settore come VitaminaP e Cream la presenza femminile si attesta soltanto intorno al 27% e il 30%, stessa percentuale nelle Biennali di maggior prestigio come quella di Venezia, mentre nei musei del calibro del Metropolitan di New York solo il 3% delle opere esposte reca la firma di un’artista donna.

Negli anni ’80 Joanna Frueh, critica d’arte americana, scrisse un saggio nel quale spiegava come il linguaggio artistico sia sempre stato modellato e codificato dagli uomini. La struttura accademica per la redazione di opere critiche è basata sulla percezione maschile e sui suoi schemi mentali.

«Per anni le donne hanno cercato di adattarsi al “linguaggio degli uomini” per poter esprimere sé stesse, ora è giunto il momento di creare una nostra lingua» ha scritto Sandra Miranda Pattin in un recente articolo sull’esposizione del 798.

Intanto, dal distretto creativo di Pechino le tre artiste hanno lanciato un primo segnale. Con il rito della rasatura hanno sfidato la tradizione e i canoni della bellezza femminile. Hanno sacrificato le loro chiome corvine, recidendo i legami con i valori imposti da secoli di Confucianesimo. «Lo abbiamo fatto per dare espressione ai nostri sentimenti» ha spiegato Li «perché in Cina nessuno vuole prendere coscienza del problema che le donne non hanno diritti. Come le donne stesse non vogliono ammettere di essere femministe».

martedì 3 aprile 2012

Progetto webcam: in diretta da casa Ai


Quattro webcam riporteranno dal vivo ciò che accade all'interno di casa Ai. L'artista cinese Ai Weiwei, condannato dallo scorso giugno ad una particolare forma di libertà vigilata che non gli permette di lasciare Pechino e lo sottopone a costante controllo della polizia, ha dichiarato che il "progetto telecamere" rappresenta un riferimento simbolico alla sorveglianza 24 ore su 24 impostagli dalle autorità.
"Nella mia vita, è tutto sorvegliato e monitorato, il mio telefono, il mio computer... Il nostro ufficio è stato perquisito, io sono stato perquisito; sono seguito ogni giorno, ci sono telecamere di sorveglianza davanti casa. (...) Quindi mi sono detto perché non mettere delle webcam in modo che la gente possa vedere tutto quello che faccio. Posso farlo e mi auguro che anche l'altra parte (le autorità) possa mostrare un po' di trasparenza", ha raccontato l'archistar ad AFP.
Dopo un periodo di detenzione di 81 giorni, al momento del rilascio Ai è stato accusato di evasione fiscale connessa alla società di proprietà della moglie, la Fake Cultural Development Ltd. Condannato a pagare una multa pari a 15 milioni di yuan senza aver avuto la possibilità di visionare i documenti che comprovano la propria colpevolezza, lo scorso 23 marzo l'artista aveva dichiarato alla Reuters che il suo processo sarebbe avvenuto a porte chiuse, in forma scritta e senza testimoni.
Il progetto webcam comprende anche una videocamera al di sopra del suo letto e una sulla sua scrivania, alle quali è possibile accedere attraverso il link:http://weiweicam.com./  collegato al suo account Twitter.

(Fonte: Jakarta Globe)

domenica 1 aprile 2012

Ode a Vogel, la biografia di Deng con un tempismo perfetto


A maggio del 2012 uscirà per la prima volta in lingua cinese il libro di Ezra Vogel, "Deng Xiaoping and the Transformation of China". L'opera alla quale lo studioso americano ha dedicato dieci anni della propria vita, ha recentemente ottenuto il "Lionel Gelber Prize", premio istituito dall'università di Toronto. Uscito nel settembre del 2011 ed edito dall'Harvard University Press, il libro a suo tempo ha suscitato i commenti entusiasti del New York Times (link) che lo ha definito "Una biografia monumentale di Deng Xiaoping, che ha delineato il quadro più completo del sorprendente, e allo stesso tempo aspro, processo di riforma e apertura intrapreso dalla Cina".
"Gran parte delle informazioni non sono nuove, ma è la prima volta che le troviamo tutte insieme in un libro che, dal punto di vista accademico, può essere definito veramente obiettivo" ha commentato David Shambaugh, professore della Washington University.
"Deng Xiaoping and the Transformation of China" (in cinese 邓小平时代) verrà pubblicato il mese prossimo dalla Hong Kong University Press in caratteri non semplificati, raggiungendo quella "parte di Cina" che per prima accolse Vogel nel lontano 1963.
Il Nanfang Zhoumo, giornale indipendente con base a Canton, oggi ha aperto con una lunga ode all'opera, comprensiva d'intervista all'81enne professore dell'Ohio.

"Io non penso che Deng Xiaoping abbia dato il via al processo di riforma e apertura. Il suo contributo sta  piuttosto nell'aver controllato e guidato con successo tale processo". L'editoriale si apre con alcune delle frasi chiave dell'opera di Vogel.  "Deng Xiaoping non ha ostacolato le riforme politiche. Il 18 agosto 1980, nel suo discorso Sulle riforme del sistema del Partito e dello Stato, ha sollevato la necessità di una riforma politica della Cina. Ma temendo che il paese potesse perdersi in uno stato di caos, per prima cosa ha perseguito la stabilità e, una volta raggiunta una certa armonia, ha lentamente proceduto con l'introduzione delle riforme". (Dal NFZM:邓小平不是反对政治改革。1980年8月18日,邓小平在题为《改革党和国家的领导制度》的演讲里说,中国需要政治改革。但是邓小平怕中国乱,所以他主张先有安定,在比较和谐的情况下,慢慢搞政治改革。——傅高义).

Un tempismo perfetto per il libro di Vogel, proprio a due mesi dai festeggiamenti per il ventennale del "Viaggio a sud" del Piccolo Timoniere, proprio ora che Wen Jiabao richiede pressantemente "riforme urgenti" per la Cina.
Il premier cinese è avvezzo a questo tipo di paternali, si sa; sono anni che va declamando la necessità di maggiori aperture. Ma questa volta Wen, la "faccia buona del regime" in passato stracensurata , non ha usato giri di parole. Rivoluzione Culturale, si l'ha detto: "se non verranno subito avviate riforme, una tragedia storica come la Rivoluzione Culturale potrebbe ripetersi".
Tra allusioni più o meno dirette agli ultimi stravolgimenti politici che stanno spaccando il Partito, nel discorso di chiusura dell'Assemblea nazionale del popolo, Bo Xilai con il suo "terrore rosso" è stato il vero convitato di pietra. (link) Ed esattamente il giorno dopo l'ex segretario di Chongqing è stato deposto ufficialmente dal suo incarico.

Ma in quella conferenza stampa al termine dell'Anp, probabilmente l'ultima per Wen in qualità di premier, potrebbe nascondersi molto di più. E da giorni il web si gonfia si supposizioni e congetture più o meno credibili. Dopo la Rivoluzione Culturale, adesso si potrebbe arrivare a parlare anche dell'altra grande "innominata": la repressione di piazza Tiananmen, l'altro spauracchio dei vecchi falchi del Partito, quelli che dagli eventi dell'89 ne hanno tratto sommi benefici; quelli come Jiang Zemin e Bo Yibo, padre di Bo Xilai, nonchè uno dei fautori della repressione a tutti i costi del movimento studentesco.
La censura a singhiozzo degli ultimi giorni, con la parziale "riabilitazione" di alcune parole sensibili e foto dell'epoca, ha indotto molti a sperare in una nuova prospettiva di dialogo e confronto con un passato rimasto per lunghi anni tra i molti "non detti" della storia cinese. E con un tempismo perfetto, Deng Xiaoping è immancabilmente, ancora una volta, tra le righe.

venerdì 30 marzo 2012

Birmania al voto, già si parla di irregolarità


AGGIORNAMENTI

Nel giro di una settimana sarà reso noto l'esito ufficiale delle suppletive birmane che, tra le 6 della mattina e le 4 del pomeriggio di domenica ora locale, vedranno la partecipazione di più di sei milioni di persone aventi diritto al voto.
45 sono i seggi contesi (37 per la Camera bassa, 6 per il senato, 2 per le camere regionali), 17 i partiti contendenti, di cui quattro protagonisti assoluti: il Partito per l'unione, la solidarietà e lo sviluppo (Usdp) della giunta militare che nel 2010 ha ottenuto l'80% dei seggi, la Lega Nazionale per la Democrazia di Aung Saan Su Kyi, la Forza Democratica Nazionale ( NDF) guidata da leader separatisti dell'NLD e la Lega per la Democrazia delle Nazioni Shan (SNDP), rappresentante il secondo gruppo etnico più consistente del paese.
Suu Kyi corre per un posto alla divisione di Yangon che le darebbe la possibilità di proporre una serie di riforme volte a modificare l'assetto statale.

Al Jazeera ha riportato la presenza di osservatori stranieri a Kawhmu, distretto di Yangon, sebbene non sia concessa loro la possibilità di effettuare controlli all'interno delle cabine elettorali, né sarà loro permesso di assistere al conteggio finale.
" Sono qui per osservare il processo nel suo insieme e per parlare con gli elettori di ogni eventuale irregolarità riscontrata" ha dichiarato l'inviato dell'emittente araba. "Quello che stiamo sentendo è che diverse persone si sono lamentate per la manomissione delle schede e per l'intrusione nelle cabine elettorali  di alcuni funzionari che avrebbero cercato di costringerle a votare per un determinato partito. Questo non è certo il migliore degli inizi, ma qualcosa del genere, la NLD e la sua leader, certo se la dovevano aspettare."

(Al Jazeera)

1 aprile, elezioni storiche per il Myanmar

(Pubblicato su Dazebao)

Conto alla rovescia per le elezioni parlamentari suppletive del Myanmar. Domenica 1 aprile i cittadini in 45 municipi si recheranno alle urne per procedere all'assegnazione dei 48 seggi delle Camera lasciati vacanti dai deputati che hanno ottenuto incarichi di governo. Le aspettative sono altissime: l'appuntamento costituirà un importante banco di prova per saggiare l'effettiva volontà della giunta di portare avanti un processo di democratizzazione. Due le principali novità.

La prima, ovviamente, consiste nella partecipazione della leader della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), nonché Premio Nobel per la Pace, Aung Saan Su Kyi, tornata in libertà il 13 novembre 2010 dopo 15 anni di arresti domiciliari. L'NDL è stato iscritto ufficialmente come partito lo scorso 5 gennaio e con i suoi candidati si propone di fronteggiare la formazione di governo, il Partito per l'Unione, la Solidarietà e lo Sviluppo (Usdp).
Il 26 marzo la "Lady di Rangoon" aveva dovuto interrompere la sua campagna elettorale a causa di un malore, mentre si trovava nelle isole Mergui. Durante i suoi itinerari attraverso il Paese per rilanciare il proprio partito, "l'Orchidea d'Acciaio" ha lamentato "serie difficoltà" nella concessione di luoghi adeguati per i suoi incontri, e proprio l'improvviso malessere sarebbe subentrato in seguito ad un viaggio reso particolarmente stressante dal divieto imposto dalle autorità ad utilizzare un traghetto abbastanza grande da trasportare tutti suoi seguaci senza dover ricorrere a più battelli; fattore, questo, che ha triplicato la durata del tragitto.

Ma non solo. Lo scorso 10 marzo la Signora aveva accusato la giunta militare di aver censurato parte di un suo discorso nel quale la dichiarava responsabile di aver manipolato la legge elettorale ai danni dell'opposizione."Ho dovuto sottoporre il mio discorso a un controllo e un paragrafo è stato censurato", ha dichiarato il Premio Nobel per la Pace in un'intervista a Radio Free Asia, "La parte in cui si sosteneva che il governo militare aveva utilizzato regolarmente la legge per reprimere il popolo è stata censurata". Proprio in queste ore la "Lady di Rangoon" avrebbe detto in una conferenza stampa di non ritenere che le votazioni di domenica possano considerarsi "libere e giuste, se si tiene conto di ciò che è avvenuto nei mesi passati."

Insomma, nonostante i buoni propositi con i quali il nuovo governo civile sta cercando di conquistarsi le simpatie della comunità internazionale (liberazione di centinaia di prigionieri politici, sospensione dei lavori della diga di Myitsone ecc..) rimangono ancora forti dubbi sulla sua reale buona fede. La posta in gioco è alta. Si tratta niente meno che delle sanzioni economiche che incombono sul Paese dei Pavoni dal 1997, volute dall'allora presidente Usa, Bill Clinton, e sottoscritte dall'Ue (ammorbidite lo scorso febbraio da 150 milioni di euro di fondi da elargire in 2 anni)
Nonostante la visita storica del segretario di Stato americano Hillary Clinton, avvenuta lo scorso dicembre (link), le sanzioni sono state lasciate lì dove erano, nell'attesa di cambiamenti concreti; per la loro revoca occorrerà attendere il via libera del Congresso.

Intanto ulteriori riserve pesano sulle elezioni di domenica: denunce di irregolarità da parte della Nld, tensioni armate nello Stato settentrionale Kachin dove il voto non si potrà tenere in tutte le circoscrizioni, respingimento di due osservatori australiani, critiche agli standard di osservazione elettorale.

Poi però c'è l'altra grande novità, che accanto alla partecipazione di Aung Saan Siu Kyi renderà il 1 aprile 2012 una data da non dimenticare per la Birmania. Per la prima volta, infatti, il Myanmar aprirà le sue porte a media e osservatori, così da concedere una documentazione in tempo reale delle procedure elettorali. La J-School News Lab, che offre un programma di formazione per i giornalisti birmani, curerà un canale su Youtube dedicato alle suppletive del 1 aprile. Qui verranno riportati i servizi originali realizzati sul campo, le notizie battute dai mass media locali nonché dalle emittenti internazionali. Si stima che siano circa 300 i reporter stranieri dotati di regolare visto per poter entrare in Myanmar nei giorni delle votazioni. Un evento storico se si considera l'ermetismo che ha da sempre contraddistinto il governo di Naypydaw.

Hukou e controllo sociale

Quando nel 2012 mi trasferii a Pechino per lavoro, il più apprezzabile tra i tanti privilegi di expat non era quello di avere l’ufficio ad...