venerdì 4 maggio 2012

Prossima tappa New York. Crisi diplomatica risolta?


Chen Guangcheng è un "cittadino libero" e pertanto può andare a studiare all'estero se lo desidera.
E' quanto si legge sul sito web del ministero degli Esteri cinese.
"Chen è attualmente ricoverato in ospedale, ma come un comune cittadino se vuole andare a studiare all'estero può farlo passando per i normali canali e rivolgendosi alle autorità competenti per completare tutte le formalità in conformità alla legge, come gli altri cittadini", ha dichiarato il portavoce del ministero Liu Weimin.
Un netto dietrofront rispetto all'atteggiamento belligerante manifestato nelle dichiarazioni ufficiali degli ultimi giorni riportate dai media nazionali.

Chen ha detto di aver parlato per due volte con i funzionari americani questa mattina, ma che la linea è caduta dopo poche frasi.(link) E mentre il personale dell'ambasciata Usa ha incontrato personalmente la moglie dell'attivista, l'uomo risulta inavvicinabile: il corrispondente della BBC Damian Grammaticas ha riferito che l'attivista è in reale stato di detenzione, circondato da guardie e diplomatici statunitensi.

Intanto questa mattina la stampa cinese non ha concesso sconti ribadendo la consueta linea dura. I diritti umani "non sono una questione risolvibile in una notte attraverso una decisione politica, né un dono concesso dall'esterno" scrive l'ultranazionalista Global Times, mentre il Beijing Daily paragona Chen ad uno "strumento, una pedina manipolata dai politici americani per infangare la reputazione della Cina."

Sullo sfondo il quarto Dialogo strategico-economico e le parole misurate del presidente Hu Jintao: "Qualsiasi cambiamento può avvenire nel mondo e non importa quanto le situazioni interne dei nostri due paesi possano evolvere, la Cina e gli Stati Uniti dovrebbero essere fermamente impegnate a promuovere un partenariato cooperativo e costruire un nuovo tipo di relazioni tra i principali paesi che rassicurino non solo entrambi i popoli di Cina e Stati Uniti, ma i popoli di tutto il mondo", aveva affermato  nella giornata di ieri Hu.

Cosa ne sarà di Chen mentre le due potenze mondiali si lanciano saette infuocate (e l'impressione è che in mezzo non ci sia solo l'attivista cinese)?

Famose voci del dissenso hanno detto la loro in proposito.
"Penso che gli americani abbiano compiuto degli sforzi per risolvere la cosa, ma allo stesso tempo non vogliono che la storia si complichi" -ha commentato Ai Weiwei, padre dello stadio Nido d'uccello a sua volta sottoposto ad una particolare forma di libertà vigilata- "Certamente nel suo caso la fuga verso l'ambasciata Usa era motivata dalla necessità di cercare un po' di protezione. Ma il suo non è un episodio isolato; è collegato alle relazioni Cina-Stati Uniti. Indipendentemente da come andrà, le due parti faranno il loro interesse. Se fosse garantita la sicurezza per tutta la sua famiglia penso che Chen preferirebbe rimanere in Cina. Ma se non si fida di loro, e ha molte ragioni per non farlo perché la situazione di molte persone non è per nulla buona, possiamo solo vedere come le cose evolveranno"

Hu Jia, altro dissidente amico di Chen, ha dichiarato che se deciderà di lasciare il suo Paese le ingiustizie per le quali ha sofferto rimarranno impunite. "Penso che se partisse per gli Stat Uniti non ci sarebbe nessuno a lottare contro le persecuzioni del passato. In altre parole le sue sofferenze e i patimenti sarebbero stati vani, e i funzionari corrotti continuerebbero ad agire liberamente al di sopra della legge. Sento che l'incidente di Chen potrebbe rivelarsi un'opportunità importante, quindi penso che non dovrebbe avere fretta, non dovrebbe partire frettolosamente per l'America; e da quello che ho capito parlandoci, non è nemmeno il suo reale desiderio, nè ciò che riteniamo sia meglio per lui.

Non sono della stessa opinione i suoi legali Teng Biao e Li Jinsong, entrambi convinti che l'esilio sia la scelta più sicura. "Lo sai che se non te ne andrai via nel breve tempo non faranno nulla , ma poi la loro vendetta sarà terribile" -ha affermato Teng durante una conversazione telefonica con il suo assistito- "la cosa non è così semplice come 4anni di carcere o 2anni di domiciliari. Le torture che ti infliggeranno saranno terribili, insopportabili...il governo  ti odia..."

Intanto, nelle ultime ore, Chen avrebbe chiarito le motivazioni che lo spingerebbero a partire per gli Stati Uniti. Vorrebbe lasciare la Cina "solo per alcuni mesi" accettando un invito ricevuto tempo fa dall'Università di New York, scrive AgiChina24. “Non ho mai fatto richiesta di asilo politico” ha detto Chen in un comunicato reso noto via Twitter da Guo Yushan, avvocato amico del dissidente (link). La crisi diplomatica tra Cina e Stati Uniti potrebbe essere evitata con la richiesta di un visto di studio, aggirando così la questione asilo politico che costituirebbe un vero smacco per Pechino.

Ora non resta che attendere la conferenza stampa della Clinton prevista per le 18.30 di questo pomeriggio. L'argomento del giorno, non serve dirlo, è il "caso Chen Guangcheng".


giovedì 3 maggio 2012

Il caso Chen. L'unica alternativa per il dissidente rimane la fuga


(Pubblicato su Dazebao)

Continua a salire la tensione tra le due sponde del Pacifico sulla scia delle ultime evoluzioni sul "caso Chen Guangcheng", l'avvocato-dissidente fuggito il 22 aprile dagli arresti domiciliari e rifugiatosi per sei giorni presso l'ambasciata americana di Pechino.

Incredibile a dirsi, ma una nuova storia con protagoniste le due potenze mondiali sembra essere riuscita a distogliere gli occhi della comunità internazionale dal polverone sollevato dall'epurazione dell'ex segretario di Chongqing, Bo Xilai; un altro caso diplomatico iniziato con la fuga del superpoliziotto Wang Lijun, guarda caso, proprio verso il consolato statunitense di Chengdu.

Solo sei ore dopo l'arrivo del Segretario di Stato Usa Hillary Clinton nella capitale cinese per un forum in agenda da tempo, Chen Guangcheng lasciava l'ambasciata americana per recarsi presso l'ospedale di Chaoyang di Pechino- dove si trova tuttora- per un check-up. "Di sua volontà" come dichiarato dai funzionari statunitensi; una tesi da subito messa in discussione dal legale del dissidente Teng Biao che ha riferito di "non essere sicuro" a riguardo.

E' l'inizio di una serie di incongruenze e smentite, alimentate in buona parte dalla stampa e dai social media.

Nel primo pomeriggio la moglie, Yuan Weijing, e i due figli hanno raggiunto il dissidente presso la struttura sanitaria dove era stato scortato dal vicesegretario di stato americano, Kurt Campbell -giunto in Cina domenica scorsa probabilmente proprio per risolvere la spinosa questione- e da Harold Koh, consigliere legale del dipartimento di Stato americano. Presto sarebbe arrivato anche l'ambasciatore Usa a Pechino Gary Locke.

Ma mentre era ancora in macchina nel tragitto verso il Chaoyang Hospital, Chen avrebbe avuto una conversazione telefonica con la Clinton, nella quale- stando ad alcune fonti del governo Usa- nell'entusiasmo del momento avrebbe affermato di volerle "dare un bacio". La notizia rimbalzata dal web alla stampa internazionale sarebbe stata smentita dopo poco da Zeng Jinyan, moglie dell'attivista Hu Jia,  molto vicina a Chen e, secondo ultimissime indiscrezione finita agli arresti domiciliari.


La donna nella serata di mercoledì ha letteralmente stravolto quanto appena riportato da gran parte dei media, mettendo in serio imbarazzo Washington che, attraverso un comunicato stampa del Segretario di Stato americano, poco prima, aveva speso parole di solidarietà verso l'avvocato autodidatta di Dongshigu.
"Il governo e il popolo degli Stati Uniti sono impegnati a restare al fianco di Chen e della sua famiglia nei giorni e negli anni futuri" aveva affermato la Clinton.

Ma mentre nella comunità di Twitter cominciavano ad apparire i primi cinguettii ottimisti, Zeng Jinyan ha ribaltato la situazione gettando la stampa nel caos. “Ho parlato con Chen al telefono in tarda mattinata - si legge in un tweet di Zeng - mi ha detto che la decisione di abbandonare la protezione Usa gli è stata estorta. Voleva chiedere asilo politico in America, ma lo hanno fatto rinunciare con la forza. Adesso chiede di incontrare i membri del congresso Usa e in particolare Chris Smith”.

Ed è così che si comincia ad affacciare la seconda versione dei fatti: il dissidente è stato costretto a venire ai patti con il governo cinese in seguito alle minacce rivolte alla sua famiglia, ostaggio della polizia cinese. In Cina si sente in pericolo e vuole espatriare, è quanto avrebbe riferito Chen stesso ai media che si sono coraggiosamente accalcati tra le mura dell'ospedale, sfidando le maniere forti delle autorità cinesi (un fotografo del Guardian ha denunciato di essere stato addirittura  "maltrattato").

E mentre monta la tensione, Pechino rilascia le prime comunicazioni ufficiali attraverso un articolo al vetriolo dell'agenzia di stampa Xinhua; le stesse parole di biasimo sarebbero state riproposte a breve distanza dall'emittente statale CCTV: il governo cinese esige le scuse ufficiali da parte degli Stati Uniti per aver dato rifugio all'attivista e si dice molto insoddisfatto dal modo in cui la diplomazia americana ha gestito il caso, "interferendo nella politica interna" . Come sottolineato dal ministero degli Esteri la Cina è "uno Stato di diritto e pertanto i diritti legali dei cittadini sono tutelati dalla Costituzione e dalla legge".

Una bella patata bollente per l'amministrazione Obama già da tempo sotto la lente d'ingrandimento dei Repubblicani e delle associazioni per la difesa dei diritti umani; il dossier Chen Guangcheng si andrà ad aggiungere alle pressanti questioni al centro del Dialogo Economico-Strategico Cina-Usa attualmente in corso nella capitale cinese. Iran, Mar Cinese Meridionale, Corea del Nord, Taiwan, politiche economiche e diritti umani ingarbugliano le relazioni Cina-Usa proprio nell'anno delle presidenziali americane e del rimescolamento ai vertici del Partito comunista cinese.

E se fino a ieri i funzionari di Washington erano riusciti ad abbassare la temperatura trovando una soluzione tutto sommato indolore- a Chen era stato promessa una nuova vita a Tianjin, città a pochi chilometri da Pechino, e la possibilità di studiare- una dichiarazione rilasciata da Chen stesso alla Cnn getta ombre sui suoi salvatori: Chen si è detto "deluso degli Stati Uniti" e ha lanciato un appello niente meno che al presidente Barack Obama. Teme per la propria vita e non vuole assolutamente rimanere in Cina.
"Sono molto scontento per come si è comportato il governo americano, non credo che nel mio caso i suoi funzionari abbiano realmente difeso i diritti umani" è stata la pesante dichiarazione telefonica rilasciata dall'uomo alla Cnn. "Qui in ospedale non c’è nessun diplomatico Usa, me l’avevano promesso…" si sarebbe lamentato l'attivista dopo una notte agitata, sebbene sia stata data la possibilità a moglie e figli di stargli vicino.

Il precipitare degli eventi sembra aver quasi cancellato le parole di Campbell, il quale aveva lodato la "scelta" di Chen di rimanere in patria, aprendo nuove prospettive ai dissidente cinesi non più costretti a lasciare la loro terra.
Altri i toni del repubblicano Christopher H. Smith, noto per la sua aspra critica contro il modus operandi di Pechino in materia di diritti umani: "Per i dissidenti non vi è uno solo posto sicuro in Cina" ha affermato il politico del New Jersey "andare all'ospedale non è diverso dall'andare in una stazione di polizia".

E ad attizzare ulteriormente il fuoco ci ha pensato il presidente di China Aid, Bob Fu -dentro alla storia per aver rilasciato negli scorsi giorni importanti notizie sulla fuga dell'attivista -che senza mezzi termini ha accusato gli Stati Uniti "di aver abbandonato Chen".

Jerome A. Cohen, avvocato di New York e amico del dissidente, ha dichiarato che l'attivista sarebbe stato lasciato solo e senza protezione durante il suo ricovero presso la struttura di Chaoyang e che ciò lo ha gettato nel panico. Le autorità cinesi hanno vietato le visite e limitato le telefonate, questo deve averlo indotto a "cambiare idea" come ha affermato da Teng Biao, il quale ha sottolineato che il suo cliente non si sente più sicuro.

Nelle ultime ore, Chen ha reso noto di voler tornare con la Clinton negli Stati Uniti. "Voglio andarci per sottopormi a delle cure mediche" ha riferito l'uomo.

Ora tutti gli occhi sono puntati sulle prossime mosse di Washington. Secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961, "le ambasciate sono luoghi privilegiati e le autorità non hanno diritto di entrarvi", ha spiegato alla Bbc Coli Warbrick, esperto di diritto internazionale. Inoltre la Convenzione internazionali sui diritti civili e politici obbliga la diplomazia americana a tenere presenti i rischi incontro ai quali andrebbe incontro un rifugiato qualora riconsegnato alle autorità locali dovesse subire maltrattamenti o persecuzioni.

Per ora i patti sono i seguenti: Washington si occuperà di finanziare gli studi di Chen e sostentare la sua famiglia, mentre Pechino, dal canto suo, si impegnerà ad indagare sull'operato dei funzionari dello Shandong che, secondo quanto riportato dettagliatamente da Chen in un video indirizzato al premier Wen Jiabao, hanno letteralmente torturato la sua famiglia.

Ma qualcosa lascia intendere che il "caso Chen" sia tutt'altro che giunto alla fine, mentre cresce la preoccupazione per gli altri attivisti implicati nella sua fuga: He Peirong, Zeng Jinyan e Hu Jia sono ancora sotto la morsa del regime cinese.





mercoledì 2 maggio 2012

"Caso Chen" complica le relazioni Cina-Usa

GRAVI RIPERCUSSIONI SUI RAPPORTI SINO-AMERICANI

Cheng Guangcheng and Implication for U.S-China Relation (National Committee on United States-China Relation.
I membri del National Committee board, Jerome A. Cohen e David M. Lampton, discutono riguardo alle implicazioni che il caso del dissidente Chen potrebbe avere sulle relazioni sino-americane. (link)


Pechino chiede scuse formali degli Usa per il "caso Chen"


Pechino, ore 21.30
Nell'ultima ora Twitter sta letteralmente riscrivendo l'epilogo del "caso Chen" gettando forti dubbi sulla reale volontà del dissidente di lasciare l'Ambasciata americana. 
Si parla di ricatto: il governo cinese, secondo quanto affermato dalla moglie dell'attivista Hu Jia, Zeng Jinyan, avrebbe preso in ostaggio la famiglia di Chen per indurre la diplomazia Usa a venire a compromessi. (CGC didn't want to leave Embassy, but CN gov threathened wife if he doesn't leave, wife & kids will be take back to Shandong. via@zengjinyan). All'uomo non sarebbe stato permesso di vedere moglie e figli, presi in custodia dalle forze dell'ordine non appena giunti a Pechino.
L'avvocato dello Shandong non avrebbe avuto alcuna intenzione di lasciare la sede diplomatica statunitense, come è anche risultata una clamorosa invenzione la telefonata nella quale Chen avrebbe detto di voler "baciare la Clinton" (sostituisci "baciare" con "parlare"), come riportato da diversi media in serata. 
Secondo quanto dichiarato sempre da Zeng, il dissidente avrebbe persino detto di voler lasciare la Cina per gli Stati Uniti, una tesi assolutamente nuova dopo giorni di speculazioni circa il suo futuro, e contraria a quanto precedentemente dichiarato da persone a lui vicine. 


COMUNICATO STAMPA DELLA CLINTON SU CHEN GUANGCHENG:

Press Statement
Hillary Rodham Clinton
Secretary of State
Washington, DC
May 2, 2012    U.S DEPARTMENT OF STATE


I am pleased that we were able to facilitate Chen Guangcheng’s stay and departure from the U.S. embassy in a way that reflected his choices and our values. I was glad to have the chance to speak with him today and to congratulate him on being reunited with his wife and children.

Mr. Chen has a number of understandings with the Chinese government about his future, including the opportunity to pursue higher education in a safe environment. Making these commitments a reality is the next crucial task. The United States government and the American people are committed to remaining engaged with Mr. Chen and his family in the days, weeks, and years ahead.


Dalla Guerra Fredda al caso Chen, quando l'ambasciata diventa un rifugio

(Fonte IGN)
Pechino, 2 mag. (Adnkronos) - La vicenda del dissidente cinese Chen Guangcheng, sfuggito agli arresti domiciliari per trovare rifugio all'interno dell'ambasciata americana a Pechino, è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di casi analoghi che hanno segnato le cronache della Guerra Fredda e, successivamente, dei rapporti tra Occidente e regimi autoritari. Proprio in Cina, vi fu il precedente dell'astrofisico e critico del regime Fang Lizhi, che riparò all'interno della sede dell'ambasciata Usa, mentre le autorità di Pechino si lanciavano nella repressione della protesta di Piazza Tienanmen.
Fang, scomparso poche settimane fa, rimase all'interno della sede diplomatica americana per oltre un anno, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove visse per il resto della sua vita, insegnando alla Cambridge University. Più recentemente, c'è stata la vicenda dell'ex capo della polizia di Chongqing, Wang Lijun, rifugiatosi a febbraio nel consolato Usa di Chengdu, mentre stava esplodendo l'intricato scandalo dell'ex astro nascente del partito comunista Bo Xilai e della moglie.
A garantire l'inviolabilità delle sedi diplomatiche straniere e a dare ai dissidenti fuggitivi la certezza che le autorità locali non possano farvi irruzione per arrestarli, c'è la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961. In base a quanto stabilito dalla Convenzione, come ricorda alla Bbc Colin Warbrick, specialista in diritto internazionale e docente alla Birmingham University, "le ambasciate sono luoghi privilegiati e le autorita' locali non hanno il diritto di entrarvi".
Un ulteriore livello di protezione è garantito dalla legislazione sui diritti umani, nella forma della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e, nel caso degli Stati Uniti, dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. Ciò significa che un'ambasciata è obbligata a considerare i rischi per l'incolumità di un rifugiato qualora questo venisse consegnato alle autorità locali. Di conseguenza, la responsabilità che ne deriverebbe in caso di maltrattamenti, persecuzioni o condanne a morte.
Ai tempi della Guerra Fredda, uno dei casi più noti (e più lunghi nel tempo) rimane quello del cardinale ungherese Jozsef Mindszenty, che rimase all'interno dell'ambasciata Usa a Budapest per ben 15 anni, dal 1956 al 1971. Sempre nell'est Europa, mentre la Cortina di Ferro si stava sgretolando, vi furono i casi delle centinaia di cittadini della Germania orientale che in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria si rifugiarono nelle ambasciate della Germania Federale. Il caso più 'rumoroso' fu quello dell'ex dittatore panamense Manuel Noriega che nel dicembre del 1989, a seguito dell'invasione Usa, si rifugiò all'interno della nunziatura apostolica. Gli americani lo 'bombardarono' con musica rock a tutto volume per 24 ore al giorno, finché Noriega fu costretto a consegnarsi. Più recentemente, un altro caso da ricordare è quello di Morgan Tsvangirai, il leader dell'opposizione nello Zimbabwe, che nel 2008, per sfuggire alle violenze delle squadracce di Robert Mugabe si rifugiò all'interno dell'ambasciata olandese.



La stampa cinese rompe il silenzio su Chen Guangcheng


AGGIORNAMENTI

Uno degli ultimi cinguettii del web al momento vedrebbe Chen ricoverato presso il Chaoyang Hospital, in compagnia dell'ambasciatore Gary Locke. Il dissidente si sarebbe ferito ad un piede durante la rocambolesca fuga dello scorso 22 aprile.
Il ministero degli Esteri cinese esige le scuse di Washington per quanto accaduto: 华盛顿邮报驻华记者 @keithrichburg :“我刚与陈光诚谈话。他目前在医院,骆家辉大使陪同在他身边。中国外交部要求美国就陈光诚事件道歉。“ https://twitter.com/#!/keithrichburg/status/197596671511769088.
La notizia è stata data in prima battuta dal Washington Post e confermata dall'agenzia di stampa Xinhua (link). Intanto Abc News ha reso noto che la moglie e i due bambini del dissidente hanno raggiunto Pechino con un treno ad alta velocità scortati da alcuni funzionari cinesi. Secondo diverse voci Chen non lascerà la Cina, ma sarà tutelato da funzionari americani e gli sarà permesso di frequentare l'Università.
In tutto ciò, l'attivista He Peirong che ha avuto un ruolo di primo piano nella fuga di Chen risulta ancora in stato di fermo.

Fugace apparizione del dissidente Chen sulla stampa cinese

Brevissima apparizione di Chen Guangcheng sulla stampa in lingua cinese. Nell'edizione odierna del Global Times, tabloid del partito comunista cinese, viene fatto il nome del dissidente fuggito la scorsa domenica dagli arresti domiciliari e fino a poco fa rifugiato presso la sede diplomatica Usa a Pechino.

E' la prima volta che un giornale nazionale parla dello scomodo episodio che da alcuni giorni a questa parte ha attirato sulla Cina le critiche della comunità internazionale, sempre più indignata verso il modus operandi di Pechino in materia di diritti umani.
Solo una fugace comparsa però; si perché l'editoriale, che con toni sprezzanti ha bollato il caso Chen come l'ennesima "fissazione" dell'Occidente, alle 12.00 ora locale era già stato fatto sparire da molti siti web, compreso quello del Global Times. Intorno a mezzogiorno sul motore di ricerca Baidu l'editoriale risultava ancora disponibile solo sul Yanzhao Metropolis Daily e su 21 CN, come riporta China Media Project.
La versione in lingua inglese, che da quella in caratteri differisce solo in minima parte, è sopravvissuta con il titolo "Us embassy in quandary over Chen" (link).

Ecco le parole spese dal quotidiano ufficiale del Partito per descrivere l'attivista cieco di Dongshigu:

"I media occidentali hanno ritratto il dissidente cieco come un eroe e anche in Cina alcune persone hanno fatto eco a questo modo di vedere. Hanno dato agli Stati Uniti un'impressione sbagliata dell'importanza di Chen e della sua personale influenza in Cina. Il suo auto-giudizio è stato rovinato dagli esagerati resoconti dei media.

Ma gli strali più avvelenati il Global Times li ha indirizzati tutti ad ovest:

"L'incidente di Chen Guangcheng non rovinerà le relazioni sino-americane. E' improbabile che i prossimi dialoghi strategici ed economici si soffermeranno su di lui. Alcune persone che non godono di grande favore entro i confini nazionali hanno cercato di estendere la loro influenza facendo affidamento sui governi stranieri. Ma questa è una cattiva idea. Il tempo in cui i paesi d'oltremare potevano guidare le autorità cinesi nel fare politica è passato da un pezzo. Negli ultimi decenni centinaia di cinesi sono corsi verso Occidente nel tentativo di esercitare pressione sulla Cina, ma nessuno di loro ha ottenuto l'importanza sperata."

E poi è stata la volta dei diritti umani, uno dei dossier più scottanti che il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, atterrata proprio oggi a Pechino, non potrà far finta di non vedere. (link)

"Il progresso dei diritti umani necessità il supporto dello sviluppo sociale a livello globale. L'Occidente ha portato quest'idea in Cina la quale, in realtà, non è contro i diritti umani; i conflitti scaturiscono spesso dall'esagerazione di alcuni problemi specifici. Ed è solo dall'interno dei confini nazionali che può giungere il sostegno ai diritti umani. I paesi occidentali non sono in grado di fornire un aiuto più dettagliato a riguardo perchè al momento sono molto più frustrati per i loro stessi problemi. Ora che è stato riferito che Chen si trova presso l'ambasciata americana la situazione è giunta ad una svolta drammatica. Vedremo come gli Stati penseranno di soddisfare i media occidentali e Chen Guangcheng stesso."

Il testo cinese è stato salvato e pubblicato sul sito di CMP.

环球时报:挟洋能自重的时代早已过去
2012-05-02 08:57:38 燕赵都市网 www.yzdsb.com.cn

近日围绕山东临沂盲人陈光诚的事情,美国等西方国家媒体出现惊人的报道量。这些报道纷纷说陈光诚已经“闯入”北京的美国驻华使馆,并且向中国政府提出一些个人要求。美国国务院发言人在记者会上连续以“无可奉告”回答包括陈光诚究竟在不在美国使馆等提问,美国领导人则避免提及陈光诚的名字。

陈光诚一段时间以来一直被形容为中国地方政府的“烫手山芋”,现在终于美国政府也变得十分难受了。陈光诚不是当年的方励之,也不是不久前的王立军,他的抱怨大多是一个村民针对基层官员的,所涉层面很低,很多都让清官“难断”。他从临沂跑进美国使馆,很多具体的难题一下子变成了美国的。

如果美国政府把陈光诚的要求当成很正经的东西拿到对华谈判桌上,大概他们自己都会不好意思。况且美国政府很清楚,具体“指挥”中国人如何如何做,这犯了干涉中国内政的大忌,北京断不会理睬它。

每个国家都积累了一些民怨,谁也都知道中国一些人上访的复杂性,如果上访失败者转去向美国驻华使馆“上访”,这决非仅仅是中方的尴尬,美方的尴尬只会更多。

谁说美国政府真的有兴趣帮助所有自认为受到不公平对待的中国人?美国使馆大概不想变成接待“告洋状”的“信访办”,他们更希望向中国人宣扬“普世价值”,偶尔找一两个有价值的典型“帮帮”。他们从未表现出愿意卷入中国社会要多少有多少的具体纠纷之中。

无论最初是怎么回事,陈光诚被西方舆论和中国一些人捧成“盲人维权英雄”,这像是给陈光诚本人造成了“他对美国的确很重要”的错觉。他对自己个人在中国影响力的认识也脱离了实际,一些舆论对他的利用和忽悠似乎毁掉了他的判断力。

中美关系不应该受陈光诚事件的影响,即将举行的中美战略与经济对话也不太可能为了他单独辟出时间,否则将是奇怪的。中美关系没那么小。

挟洋自重仍是一些失意中国人对解决问题的思路之一。其实这种想法已经很烂。今天的中国如此强大,外国政府能够主导或者调控中国人做事方向的时代早已一去不复返。最近几十年,一头扑进西方怀里而不顾及中国社会感受的人,没有一个获得他们期望的“成功”。

人权进步说到底需要一个社会的综合发展和进步支撑,需要全社会投入大量人力物力细心雕琢。西方社会向中国输送了人权观念,中国对它总体上是接受的,在中国没有该不该发展人权的思想对立,一些所谓的“人权对立”通常是对具体难处和矛盾朝人权方向的生拉硬扯。

中国进一步发展人权的动力来自中国内部,西方已无能力继续在人权领域推动中国。西方自己的人权问题在越积越多,既无财力物力支持中国,也缺少在中国崛起并对其构成竞争的时候真诚帮中国出主意的胸怀。西方现在给中国出的主意经常驴唇不对马嘴。“人权”现在更像是美国政府给中国添乱的口实,解决中国的问题非其所愿。

在中国这样复杂的大国里,陈光诚的故事被简单标签化的程度反映了西方舆论的巨大能量以及它们的胡作非为。过去陈光诚在临沂基层,“错”全怪到中国政府头上。现在他据说进了美国使馆,情况出现戏剧性的变化。

我们很想看看,美国政府究竟怎么做,才能让陈光诚和西方舆论都“非常满意”。


Nel corso della settimana la morsa sul web si è fatta ancora più serrata: la scure di Pechino si è abbattuta su una lunga lista di parole sensibili:

1. Chen Guangcheng [Chinese] (陈光诚)
2. “Chen Guangcheng” [English]
3. “Guangcheng” [English]
4. “blind man” [English]
5. “blind person” [English]
6. “blind” [English]
7. “blind person” [Chinese] (盲人)
8. 陈GC [Chinese surname with English abbreviation of name]
9. “CGC” [English abbreviation of full name
10. Guangcheng [Chinese name minus surname] (光诚)
11. Linyi [Chinese] (临沂)
12. “Linyi” [Pinyin romanization for prefecture in Shandong where Chen Guangcheng was held]


martedì 1 maggio 2012

Gu, generalessa rossa e donna d'affari

Per qualcuno la "Jackie Kennedy dell'Impero di Mezzo", per altri una nuova Jiang Qing -moglie di Mao messa agli arresti e processata- donna in carriera senza scrupoli,  la "Generalessa" di casa Bo la divisa l'ha indossata per davvero.

Al centro del più grande scandalo in salsa di soia dell'ultimo ventennio, Gu Kailai, moglie dell'ex Segretario di Chongqing defenestrato lo scorso 10 aprile, è ancora sotto inchiesta per l'avvelenamento del cittadino inglese Neil Heywood, suo consulente in affari. Il movente, una disputa sulla percentuale che l'uomo avrebbe voluto trattenere sul trasferimento di denaro illecito all'estero per suo conto. 
"Una grande quantità di denaro, probabilmente collegata ad un'affare sporco; Heywood era molto nervoso per la questione" ha dichiarato alla Reuters una fonte vicina alla famiglia. 

Ma Bo Xilai non approvava. "Detestava tutto quello che stava facendo" ha spiegato Giles Hall, un altro businessmen che incontrò i due coniugi per un pranzo una decina di anni fa. "Ci fu una conversazione agitata, alcune minacce. Eravamo un po' nervosi. Poi chiedemmo all'interprete se c'era qualche problema e lui ci rispose che il marito non gradiva il suo modo di fare affari e quindi non era contento della cosa"

Ma non solo. Proprio oggi l'agenzia di stampa britannica ha fornito nuovi dettagli sull'ex imperatrice di Chongqing, ormai nota per stranezze e morbosità -richieste di giuramenti di fedeltà a tutti i membri della cerchia dei frequentatori della famiglia Bo con conseguente divorzio dalle proprie mogli- poco dopo la morte di Heywood avrebbe partecipato ad un meeting di funzionari di polizia indossando una divisa militare e declamando di essere a capo di una missione volta a proteggere Wang Lijun, all'epoca ancora primo uomo delle forze dell'ordine di Chongqing e braccio destro del marito Bo Xilai (link). 

"Ha detto di aver ricevuto disposizioni segrete dal ministero della Pubblica Sicurezza perché fosse assicurata la sicurezza personale del compagno Wang Lijun a Chongqing" ha affermato una fonte, precisando che Gu portava un'uniforme verde dell'Esercito Popolare di Liberazione con le decorazioni da generale maggiore. 

"E' stato un disastro" ha raccontato la fonte commentando il discorso tenuto dalla donna e noto a tutti i funzionari "pensai che sarebbero stati guai seri". 
Non è ben chiaro per quale ragione la moglie di Bo, senza aver mai prestato servizio nell'esercito, avesse deciso di indossare la divisa, né per quale motivo si fosse presa l'incarico di proteggere Wang Lijun. Al tempo l'episodio lasciò tutti di stucco, confermando i dubbi sulla sua stabilità mentale.

Era al'incirca il 20 di novembre. Cominciarono a girare voci circa una possibile promozione di Gu Kailai a qualche carica militare, ma come spiegato da un secondo testimone, la divisa poteva esserle stata regalata in segno di "rispetto verso il padre", un ex generale dell'esercito al tempo dell'occupazione giapponese degli anni '30-'40. D'altra parte la situazione in cui decise di indossarla era quantomeno inappropriata e non poté non creare imbarazzo tra i presenti. 

"E stata una chiara violazione delle norme disciplinari, un fatto serio" ha spiegato la prima fonte vicina alla famiglia di Bo Xilai "nonostante il suo background, non aveva comunque il diritto di fare una cosa simile".

(Fonte Reuters)






lunedì 30 aprile 2012

Dettaglia sulla fuga di Chen e arrivo delegazione Usa


(Fonte Al Jazeera)

L'attivista Hu Jia ha rivelato alla Reuters i dettagli della fuga di Chen Guangcheng. Il dissidente avrebbe scavalcato un altro muro grazie alla complicità della notte. "Abbiamo parlato di come lui fosse riuscito ad arrampicarsi sulla recinzione nel cuore della notte, di come fosse caduto oltre 200 volte ferendosi senza riuscire a rialzarsi. Ma ha continuato ad andare avanti. Mi ricordo che ha detto di aver impiegato 20 ore per superare tutti quegli ostacoli e raggiungere le persone che lo stavano aspettando," per poi essere scortato per 500km sino a Pechino, ha riferito Hu in una'intervista telefonica all'agenzia di stampa britannica.

Nella giornata di ieri  Kurt Campbell, assistente del Segretario di Stato Usa per l'Asia Orientale e il Pacifico, è atterrato a Pechino per una visita fuori programma. Nessuna dichiarazioni ufficiale circa le motivazione dell'arrivo improvviso della delegazione americana -a pochi giorni dalla trasferta di Hillary Clinton e del Segretario al Tesoro, Timothy Geithner prevista per mercoledì prossimo- ma secondo molti il viaggio cinese di Campbell confermerebbe la presenza di Chen entro le mura dell'ambasciata Usa a Pechino.
Nei due giorni di colloqui tra Pechino e Washington l'attenzione verterà principalmente sulle usuali questioni economiche (bilancia commerciale e apprezzamento dello yuan in prims), ma non mancherà di toccare la crisi del Sudan, la vendita di armi a Taiwan, l'Iran, la questione coreana nonché le schermaglie tra la Cina e gli altri paesi asiatici riguardo alla questione del Mar Cinese Meridionale, continuamente motivo di tensioni nell'area Asia-Pacifico.

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domenica 29 aprile 2012

Dissidente Hu Jia interrogato per più di 24h a Tongzhou

Dopo più di 24 ore d'interrogatorio, il dissidente Hu Jia è stato rilasciato. Nella giornata di ieri, 17.30 ora locale, era stato condotto presso il commissariato di Tongzhou, distretto a sud-est di Pechino, presumibilmente per alcune domande sulla fuga di Chen Guangcheng, l'attivista cieco fuggito dalla sua casa-prigione domenica scorsa. Si ignora se sarà sottoposto agli arresti domiciliari.(link)

A dare l'allarme era stata la moglie Zeng Jinyan che tramite Twitter ha continuato a pubblicare aggiornamenti sulla sorte del marito. (ore 17.00 胡佳还在中仓派出所,实质上是国保在盘问。没有任何新的消息: Hu è ancora nella stazione di polizia per un interrogatorio sulla sicurezza dello Stato. Non si hanno nuove notizie)
Commissariato di Tongzhou, la macchina che ha prelevato Hu
Hu Jia ha trascorso la notte tra sabato e domenica su una sedia, sebbene gli siano stati forniti cibo e medicine. Anche Zeng è stata richiamata nella tarda mattinata di domenica per rispondere ad altre domande. "Ne ho abbastanza di queste conversazioni infinite accompagnate da cibo e alcol."aveva scritto su Twitter, aggiungendo che non sapeva come fare con il loro bambino.

Ore 15.00: siamo davanti alla stazione della polizia. La situazione sembra tranquilla solo tre macchine ferme stazionano sul lato opposto della strada; sono giornalisti di una televisione di Hong Kong sul posto dalle prime ore della mattina. Nessuna traccia della stampa occidentale. Raccontano di strane dinamiche: Zeng Jinyan sarebbe vista entrare ma mai uscire, nonostante le informazioni via Twitter riferiscano sia a casa a "leggere un libro".

Poco prima dello scattare delle 24 ore, intorno alle 17.20 una macchina nera si posteggia in attesa davanti al commissariato. Arrivano due auto della polizia più un furgone; uomini delle forze dell'ordine salgono in macchina. La Honda nera si dirige verso il retro dell'edificio. Alle 18.45 Hu Jia viene prelevato e scortato via, mentre il furgone della polizia viene verso di noi, si ferma. La troupe di Hong Kong si disperde in un vicolo; due funzionari ci seguono mentre tentiamo di allontanarci. Ci chiedono i documenti e vogliono spiegazioni sul perché della nostra presenza sul posto e delle tante foto. Dopo una lunga "chiacchierata" ci lasciano andare, intimandoci a girare alla larga da certi posti.
Intanto su Twitter Zeng conferma la notizia: "接到胡佳电话说:刚结束拘传,在派出所副所长的车上……Ho ricevuto la telefonata di Hu Jia: l'interrogatorio è appena finito sono sulla macchina del vice-capo del commissariato..” Tweet di @Fradicioni batte Zeng Jianyan di 1min "Strani movimenti auto polizia davanti Commissariato di Tongzhou. Fermati giornalisti per controllo passaporti. #HuJia FORSE trasferito."

Grazie ad una dritta veniamo a conoscenza dell'indirizzo di Hu Jia. Dopo mezz'ora siamo davanti allo Ziyou Cheng (自由城), ironia della sorte vuole che il compound dell'attivista cinese si chiami proprio "La città della libertà". Guardiani all'ingresso sbarrano l'entrata. L'abitazione è presidiata da agenti della polizia. I due poliziotti, quelli della precedente "chiacchierata", sembrano meno disposti a scherzare di quanto non lo fossero al primo incontro. Il messaggio è chiaro: "siete liberi di venire a studiare o a lavorare in Cina ma non dovete mantenere comportamenti contrari alla legge".
La scorta si prepara a seguire il dissidente
Intanto su Twitter la moglie di Hu Jia ringrazia la comunità del web per l'appoggio morale e il sostegno dimostrato, ora la vita dei coniugi Hu può tentare di nuovo di raggiungere una parvenza di normalità. ("过去一天里谢谢大家关注和帮忙,继续把“非正常生活”“正常化”). In realtà non è chiaro se il dissidente verrà sottoposto a qualche tipo di sorveglianza speciale.

Hu Jia, noto attivista impegnato nella difesa dei diritti umani e dei malati di AIDS, era stato rilasciato nel giugno 2011 dopo più di 3 anni e mezzo di reclusione per "tentata sovversione del potere dello Stato". Negli ultimi giorni si è conquistato l'attenzione dei madia per via della sua implicazione nella fuga dell'avvocato cieco Chen Guangcheng, suo intimo amico e, secondo diverse voci a lui vicine, al momento rifugiato presso l'ambasciata americana di Pechino.
Compound Ziyou Cheng

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