martedì 19 gennaio 2016

Xi Jinping in Medio Oriente

Fonte: China Daily
Nel 2016 è il Medio Oriente ad aprire l'agenda estera di Xi Jinping. Il presidente cinese, giunto il 19 gennaio in Arabia Saudita, visiterà anche Egitto e Iran (dal 22 al 23) diventando il primo capo di Stato cinese a mettere piede nella regione da quando a farlo fu Hu Jintao nel 2009. E nonostante gli interessi cinesi nell'area siano ben consolidati (da qui il Dragone attinge il 51,2 per cento delle proprie importazioni energetiche), si noterà come il tempismo risulti quantomai pregno di significato. Appena alcuni giorni fa Pechino ha pubblicato il primo libro bianco sulle politiche di sviluppo per il Medio Oriente e il Nordafrica, in cui l'economia primeggia nella cornice della One Belt, One Road, il progetto con cui la Cina si impegna a riportare in vita l'antica Via della Seta. Mentre secondo quanto dichiarato martedì in un comunicato congiunto, entro la fine del 2016 dovrebbe finalmente vedere la luce il tanto atteso accordo di libero scambio Cina-GCC (Cooperation Council for the Arab States of the Gulf), nell'aria fin dal 2004. Economia prima di tutto, si diceva, ma non solo da quando la volatilità regionale si è tradotta nell'esecuzione di un ostaggio cinese da parte dello Stato Islamico. Se è vero che in passato il gigante asiatico ha preferito lasciare i nodi insoluti della diplomazia mediorientale nelle mani degli altri quattro membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Russia), negli ultimi tempi Pechino si è affacciato sullo scacchiere regionale con alcune iniziative ampiamente celebrate dai media di Stato. Dal "ruolo costruttivo" ricoperto dalla Cina "nel processo di negoziazione" sul nucleare iraniano, ad un tentativo di mediazione tra il governo di Damasco e l'opposizione siriana culminato nelle visite oltre Muraglia del ministro degli Esteri siriano e del presidente della Syrian National Coalition a due settimane di distanza l'una dall'altra. Ma il momento storico richiede capacità funamboliche di difficile applicazione anche per un Paese che fa del principio della non ingerenza negli affari altrui il mantra della propria politica estera. Specie considerato il recente rinfocolare degli storici attriti tra Riyadh e Tehran. E' così che le avvisaglie di un velato affiancamento cinese alla linea saudita in Yemen - che individua nell'Iran il fattore scatenante nello scontro interno tra gli Houthi e il governo legittimo di Abd-Rabbu Mansour Hadi - potrebbero tramutarsi in un passo falso, appena a poche ore dall'arrivo di Xi Jinping a Tehran. Prima visita di un presidente cinese nella terra degli Ayatollah dal 2002. Nonché prima visita di un capo di Stato straniero dall'implementazione del Joint Comprehensive Plan for Action, che il 16 gennaio ha sancito la fine delle sanzioni internazionali collegate al programma nucleare iraniano.

ARABIA SAUDITA (19-20 GENNAIO)

Assumono lo status di "partnership strategica" le relazioni tra la Cina e l'Arabia Saudita, attestando la crescente importanza rivestita dalla "terra delle due sacre moschee" nella geometria delle alleanze mediorientali di Pechino. Non da ultimo a causa dell'ambiguità dimostrata da Riyadh nella questione della minoranza islamica degli uiguri residente nella regione cinese dello Xinjiang, e di cui Pechino paventa un'esposizione all'integralismo di matrice wahabita.
Secondo dati del Fondo Monetario Internazionale (2013), il commercio bilaterale è passato da 1,28 miliardi di dollari del 1990 (anno in cui Pechino e Riyadh hanno stabilito ufficialmente relazioni diplomatiche) ai 74 miliardi del 2012. Durante la visita di Xi è stato annunciato "un comitato di alto livello per guidare e coordinare la cooperazione bilaterale". Intanto sono stati siglati "14 accordi storici e memorandum d'intesa" in settori che spaziano dalla cooperazione nell'ambito della Silk Road Economic Belt e della Maritime Silk Road al settore delle rinnovabili, fino alla costruzione di un reattore nucleare. Ciliegina sulla torta: un accordo quadro tra il gigante petrolifero saudita Aramco e l'equivalente cinese Sinopec per un valore di circa 1-1,5 miliardi di dollari. Aramco ha già avviato trattative per investire nel settore della raffinazione in Cina.



EGITTO (20-21 GENNAIO)

"La Cina supporta gli sforzi dell'Egitto nel mantenimento della stabilità, nello sviluppo economico e nel miglioramento delle condizioni di vita. Sostiene inoltre un ruolo più incisivo del paese negli affari internazionali e della regione", ha scandito Xi Jinping al suo arrivo nella capitale egiziana, giusto alla vigilia della ricorrenza delle proteste del 25 gennaio 2011, che hanno segnato una battuta d'arresto per l'economia locale. 21 sono gli accordi commerciali siglati dalle due parti nel settore delle infrastrutture, della produzione energetica, compresi finanziamenti alla banca centrale (1 miliardo di dollari) e alla National Bank of Egypt (700 milioni di dollari). "I prestiti cinesi aiuteranno a incrementare le riserve estere della banca centrale più che dimezzate dal 2011, anno in cui l'istituto ha cominciato a combattere per difendere la propria valuta contro le pressioni a ribasso", scrive la Reuters. L'interesse cinese per il paese trova conferma nell'annuncio dei lavori per l'espansione della China-Egypt Suez Economic and Trade Cooperation Zone, la zona industriale congiunta sino-egiziana lanciata nel 2009. Il progetto di ampliamento, che copre un'area di 6 chilometri quadrati, dovrebbe essere concluso in dieci anni e rientra nell'ambito della Nuova Via della Seta. Mentre la cooperazione bilaterale nello sviluppo della cintura eurasiatica verrà implementata nell'ambito di un piano quinquennale.
L'Egitto è stato il primo paese del mondo arabo a istituire rapporti diplomatici con la Cina nel 1956. Due anni fa, Pechino e il Cairo hanno elevato le relazioni bilaterali a "partnership strategica comprensiva" con un volume commerciale da 11,62 miliardi di dollari, un +13,8 per cento su base annua. Numeri che pendono nettamente in favore della Cina: nel 2014 ammontava a 10,46 miliardi l'export cinese verso l'Egitto, contro i miseri 1,16 miliardi registrati dalle importazioni.

La visita di Xi ha poi fornito l'occasione per la ripresa dei colloqui (da tempo congelati) riguardo un accordo di libero scambio Cina-GCC. "Un FTA (Free Trade Agreement) comprensivo sarà ultimato entro il 2016", riporta il China Daily. Non solo. Presso la sede della Lega Araba, giovedì Xi ha annunciato che la Cina elargirà 15 miliardi di dollari in prestiti per incrementare l'industrializzazione in Medio Oriente; 10 miliardi per la cooperazione industriale e altri 10 in prestiti preferenziali. A ciò si aggiunge un fondo d'investimento da 20 miliardi di dollari lanciato congiuntamente con il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Oltre a strappare assegni, il presidente cinese ha puntigliosamente messo nero su bianco la posizione mantenuta dalla Repubblica popolare nel conflitto israelo-palestinese: "La Cina supporta fermamente il processo di pace in Medio Oriente e sostiene l'istituzione di uno Stato palestinese con piena sovranità, come stabilito sulla base dei confini tracciati nel 1967, con Gerusalemme Est come capitale". Nel farlo, ha chiarito Xi, non si propone di riempire "un vuoto". Piuttosto agisce con l'intento di stabilire un network di partnership cooperative per il raggiungimento di "soluzioni win-win".

IRAN (22-23 GENNAIO)

Ormai, si sa, non c'è visita di Stato cinese che non si apra senza una citazione culturale in grado di
stupire l'ospite. Stavolta a precedere la visita di Xi nella terra degli Ayatollah è un articolo scritto di suo pugno per "Iran", la testata ufficiale del governo di Tehran, in cui spicca il nome di Saadi Shirazi, poeta persiano autore del Golestan, una collezione di poesie del XIII secolo tutt'oggi conservata nella mosche Niujie di Pechino. Niente di meglio per rimarcare i legami di lungo corso tra i due paesi, anche quando la cultura lascia il posto al vile denaro. Da sei anni la Repubblica popolare si conferma principale acquirente di greggio e prodotti non-petroliferi iraniani. Nel 2014, il commercio bilaterale ha sorpassato i 50 miliardi di dollari, dove le esportazioni verso la Cina ammontano a 27,5 miliardi di dollari contro i 24,3 miliardi di importazioni. L'arrivo di Xi a Teheran, a pochi giorni dall'implementazione del JCPOA, non è casuale. L'accordo sul nucleare iraniano rappresenta un'arma a doppio taglio per Pechino, ora che a corteggiare il produttore di petrolio -finalmente dispensato dalle sanzioni internazionali- arriveranno anche i competitor europei. La visita di Xi "aiuterà la Cina a rimanere il principale partner commerciale" del paese mediorientale, spiega alla Xinhua l'economista iraniano Saeed Leylaz.
Nella giornata di sabato il presidente cinese e il suo omologo iraniano Hassan Rouhani hanno dichiarato di voler espandere le relazioni politiche ed economiche, portando gli scambi a 600 miliardi di dollari nell'arco di dieci anni. 17 gli accordi siglati tra le due parti in ambiti che spaziano dalla cooperazione lungo la Nuova Via della Seta allo sviluppo del nucleare con scopi pacifici. Un'intesa è stata raggiunta anche per quanto riguarda la lotta contro il "terrorismo e l'estremismo in Iraq e Siria".



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