giovedì 19 gennaio 2012

Tradizionale esodo per il Capodanno cinese, ma qualcosa sta cambiando


Biglietterie prese d'assedio, treni stracolmi e traffico paralizzato. Accade in Cina. Il Capodanno cinese (quest'anno i festeggiamenti cominceranno il 23 gennaio), è la piu lunga delle due “Golden Week” vacanziere, nonché l'unica occasione dell'anno in cui i lavoratori migranti possono fare ritorno ai loro villaggi d'origine per ricongiungersi con i propri familiari.

Le stime per la Festa di Primavera 2012 parlano di un esodo su rotaia di circa 200 milioni di persone, ma se i numeri continuano ad essere all'altezza della tradizione, tuttavia qualcosa sta cambiando.

Con il progressivo sviluppo delle province centrali del Paese, un numero crescente di mingong (lavoratori migranti) non ha più bisogno di allontanarsi da casa per cercare lavoro, scriveva ieri il China Daily.

Le ultime statistiche realizzate nella regione dello Anhui, mostrano che dalla fine del settembre 2011, solo il 10% dei migranti ha dovuto fare ritorno al paese nativo per cominciare una nuova attività, mentre un numero maggiore aveva già trovato un impiego vicino casa.

Lu Weidong, ha 41 anni ed è uno dei rimpatriati. Un tempo contadino di Zhufoan, nello Anhui, appesi ad un chiodo zappa e rastrello, è andato in cerca di fortuna nella lontana metropoli di Shanghai, dove ha esercitato lavori saltuari per piu di 10 anni. Poi tre anni fa ha fatto marcia indietro, è tornato a casa e ha fondato una società per la realizzazione di prodotti in bambù.

“Non ho più bisogno di fare una fila di tre giorni e tre notti per riuscire a comprare un biglietto ferroviario per festeggiare il Capodanno con la mia famiglia” ha raccontato Lu “è così bello lavorare vicino casa e poter prendersi cura dei propri genitori e dei propri figli.

Con una produzione di 500.000 bastoncini di bambù, Lu guadagna un totale di 20 milioni di yuan all’anno (3,17 milioni di dollari), elargendo ai suoi dipendenti stipendi da 3 milioni di yuan.
Gli impiegati ricevono salari mensili di 2.000 yuan, un po' meno di quanto guadagnerebbero nelle grandi città, ma con spese nettamente inferiori.

“Nel complesso i lavoratori riescono a risparmiare circa 10.000 yuan all’anno che se vivessero fuori casa”. Lu ha preso la decisione di tornare al proprio paese cavalcando l'onda delle politiche di incentivazione messe in atto dalle autorità locali. Il governo cittadino ha incoraggiato gli agricoltori a tornare presso i propri villaggi per sfruttare le rigogliose foreste di bambù presenti nella zona.

Chen Hong, vice segretario del governo locale, ha introdotto un nuovo sistema che prevede l'affitto a basso costo di edifici di proprietà dello stato per i migranti che, fatto ritorno a casa, decidono di lanciarsi in nuove attività imprenditoriali.

“Per il primo anno non facciamo pagare nulla alle imprese che affittano i nostri impianti. Il secondo anno il costo sarà equivalente al 50% del canone e negli anni a seguire a circa l’80%, in base ai loro guadagni.” ha spiegato Cheng.

Secondo I dati forniti dal governo di Zhufoan, tra I 28.000 abitanti di età superiore ai 18 anni e in grado di lavorare, più di 20.000 scelgono di rimanere a casa per darsi all’agricoltura o ad altre professioni.

Wang Kaiyu, studioso delle questioni riguardanti i mingong, ha spiegato che sempre più persone preferiscono rimanere nei paesi d'origine, attratte dal rapido sviluppo dell'economia locale nonché dalla prospettiva di poter stare vicino ai propri cari. E i migranti arricchiti dalle loro esperienze nelle grandi citta sono una risorsa importantissima per le province interne della Cina.

Ormai da tempo Pechino sta cercando di convogliare la forza lavoro e gli impianti industriali verso le regioni occidentali; più vicino ai luoghi di provenienza dei lavoratori, ma dove il costo del lavoro e anche più basso.

Ma nonostante gli sforzi messi in atto dal governo cinese, il fascino e le comodità della vita metropolitana continuano ad avere la meglio. Ad inizio settimana l’Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino ha conferamto ciò che le proiezioni di alcuni think thank preannunciavano da tempo: per la prima volta nella storia della Cina, più della metà della popolazione vive nelle grandi città 690,79 milioni di cittadini urbanizzati contro i 656,56 milioni ancora residenti nelle zone rurali.
Un sorpasso storico che, trainato dall'esodo di 21 milioni di lavoratori, testimonia ancora una volta come la migrazione interna sia un fenomeno tutt'altro che superato.

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