mercoledì 22 febbraio 2012

Tibet. Riti funebri per il Nuovo Anno


Niente festeggiamenti quest'anno per il Losar. Il Capodanno nella Terra dei Lama avrà i toni funerei della celebrazione del lutto per quei tibetani (più di 20) che hanno scelto la morte in protesta contro Pechino.

"Dovremo comunque rispettate tradizione e rituali spirituali, recandoci in pellegrinaggio presso i monasteri e accendendo lampade di burro in memoria di coloro che si sono sacrificati e hanno sofferto a causa della repressione attuata dalla polizia cinese." Queste le parole di Lobsang Sangay, primo ministro del governo tibetano in esilio, originario di una famiglia povera scappata dal Tibet nel 1959 e Phd ad Harvard.

"In Tibet non è possibile protestare, né radunarsi pacificamente. Se lo fai rischi di prenderti una pallottola. E non è permesso neanche lo sciopero della fame, né manifestare. Per i tibetani questo (l'autocombustione) è l'unico modo di far sentire la propria voce contro il governo cinese. Sono talmente tante le restrizioni che alcuni preferiscono fuggire o vengono espulsi. Le condizioni politiche,economiche e spirituali sono repressive a tal punto che è preferibile dare la vita" ha commentato Lobsang, riportando quanto sentito dire da molti connazionali. "Il funzionario del partito locale di Lhasa ha dichiarato guerra a chiunque osi protestare. Quale governo avrebbe dichiarato guerra al proprio popolo? Hanno inviato centinaia di migliaia di truppe contro di noi. In Tibet vige la legge marziale, è così. C'è uno scrittore cinese che ha affermato che a Lasha ci sono più han che tibetani. [...] In questo modo Pechino, con la sua linea intransigente, sta discriminando il nostro popolo"

Gli atti di protesta nelle aree tibetane continuano, ultima vittima una monaca diciottenne (il pezzo è stato scritto prima del 17 febbraio, data dell'ultima auto-immolazione di un monaco quarantenne). Incombe l’anniversario dei moti del 2008. Rispondendo da Dharamsala, in India, Sangay definisce le autoimmolazioni “lo zenit della resistenza nonviolenta, perché darsi fuoco distrugge il proprio corpo ma non tocca l’avversario, cioè i cinesi. Noi, governo in esilio, non abbiamo mai incoraggiato questi sacrifici e abbiamo chiesto di astenersi da misure estreme. Detto questo, l’essenza delle proteste resta il fatto che i tibetani non accetteranno mai l’occupazione militare del Tibet e lo status di cittadini di seconda classe. E dunque è una reazione naturale: dove c’è oppressione, c’è resistenza”. Ma per un buddhista il suicidio è filosoficamente giustificabile? “E’ un tema molto complesso. Ma chi si arde vuole attrarre l’attenzione del mondo sul Tibet. Atti di altruismo, il più alto sacrificio possibile”, si legge sul blog di Marco del Corna, Le Vie dell'Asia. La propaganda cinese insiste sul miglioramento delle condizioni di vita, il piano quinquennale ha stanziato per il Tibet 212 miliardi di renminbi (25 miliardi di euro). “Ma esperti indipendenti hanno mostrato chiaramente che a godere dei principali benefici economici in Tibet sono i cinesi han. I leader comunisti di etnia tibetana non hanno potere reale: sono fantocci e non hanno il potere di tenere alcun canale di comunicazione con noi. Comandano i quadri han. Anche il Panchen Lama di Pechino è un fantoccio”.

Intanto le auto della polizia pattugliano le strade sull'altopiano del Tibet e la mattina del Nuovo Anno le forze di sicurezza si sono preparate ad un'azione preventiva. "Forze paramilitari provenienti da altre parti sono state convogliate qui. C'erano anche dei carri armati," ha riferito un monaco. "Hanno chiuso tutte le uscite per il nostro monastero e ci hanno impedito di uscire". La polizia paramilitare se ne è andata ma alcuni funzionari in borghese continuano a girare all'interno del monastero, scrive Radio Free Asia.

Secondo quanto affermato da Robbie Barnet, esperto di Tibet, il giro di vite messo in atto da Pechino indica un cambiamento nella strategia utilizzata nei confronti del popolo fedele al Dalai Lama. Molti giornalisti stranieri sono finiti agli arresti per aver tentato di raggiungere le aree più sensibili. "Non penso che dietro questo internamento di massa vi siano ragioni politiche come è accaduto per decenni. Qui si tratta di laici che non sono stati accusati di aver fatto nulla che sia contrario alla legge cinese" ha affermato Barnet. "Questo passaggio da un dominio indiretto ad un dominio diretto indica che il governo ha abbandonato il tentativo di mantenere un'apparenza di non-intervento".

Nel frattempo i media ufficiali della Rpc minimizzano quanto sta accadendo tra Qinghai e Sichuan: nessuna auto-immolazione quest'anno, secondo quanto raccontato da un funzionario sichuanese al Global Times.

(Leggi anche Capodanno di sangue nel Sichuan)

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