giovedì 23 giugno 2016

Rassegna: Dispacci dalla Silk Road Economic Belt


Le relazioni tra la Cina e l'Uzbekistan diventano "partnership comprensiva strategica". E' quanto stabilito durante il colloquio di tre ore tra Xi Jinping e il suo omologo Karimov a Tashkent, dove il presidente cinese si trova per presenziare al 16esimo summit SCO. I due paesi si erano impegnati in una partnership strategica nel 2012. Durante la sua visita di due giorni in Uzbekistan Xi ha anche partecipato all'inaugurazione del tunnel Qamchin, il più lungo dell'Asia Centrale realizzato dalla China Railway Tunnel Group. (Xinhua)

Non solo controterrorismo. La SCO deve diventare qualcosa di più. Pechino propone di estendere la cooperazione in sei comparti: connettività, finanza, capacità produttiva, sicurezza, affari sociali e commercio. Segno che anche la SCO sta diventando sempre più uno strumento al servizio della One Belt One Road. (Xinhua)

L'ingresso di India e Pakistan nella SCO è ancora lontano dal realizzarsi. E' il commento di alcuni esperti cinesi allo scoccare del 16esimo summit che riunisce i leader dei paesi membri dell'organizzazione. Sull'estensione della membership pesano lo sviluppo nucleare dei due paesi dell'Asia Meridionale, nonché le reciproche frizioni per la sovranità sul Kashmir. (China Radio International)

Alashankou, cittadina di 10mila anime lungo il confine sino-kazako, è uno dei centri della regione autonoma dello Xinjiang destinata a diventare centro nevralgico della Nuova Via della Seta malgrado le caratteristiche geografiche lo rendano un posto tutt'altro che ospitale. Nel 1990 la cittadina ha visto nascere il primo contatto ferroviario con l'Unione Sovietica e oggi viene considerata il principale "porto secco" della Cina occidentale. Nonostante lo scorso anno il valore dei commerci sia stato di soli 135 milioni di dollari, ormai da Alashankou partono regolarmente servizi di trasporto verso Mosca, Rotterdam e Madrid. E la zona di libero commercio lanciata nel 2014 fa sperare in una crescita. Almeno questo è quanto si augurano le 80 compagnie cinesi che hanno scelto la città come trampolino di lancio verso l'Europa. Come a Khorgos, tuttavia, la realtà dei fatti è ben lungi dall'avvicinarsi al futuro vagheggiato dai cartelloni pubblicitari. (The West Australia)

L'imminente visita di Putin (25-16 luglio) dovrebbe portare alla finalizzazione di una trentina di accordi tra Cina e Russia. Recentemente Pechino ha confermato un prestito di 400 miliardi di rubli per costruire la ferrovia superveloce da Mosca a Kazan, espandibile a Pechino. Mentre ad aprile, due banche statali cinesi hanno promesso finanziamenti per 12 miliardi di dollari per sviluppare il giacimento di gas nell'Artico russo. Il progetto renderebbe la Cina il primo acquirente di gas russo. (SCMP) Secondo alcune indiscrezioni, Putin vuole vendere i gioielli di famiglia a Cina e India, due partner strategici. Sotto i riflettori soprattutto la possibile vendita del 19,5 per cento del colosso energetico Rosneft OJSC, la cui cessione dovrebbe fruttare 700 miliardi di rubli. (Bloomberg)

Eurasianet fornisce un'analisi del progetto di delocalizzazione della sovrapproduzione industriale cinese in Kirghizistan. La lista presentata dal ministro degli Esteri cinese a Bishkek lo scorso maggio presenta una quarantina di siti papabili: tra gli impianti vacanti in lizza, impianti per la lavorazione del silicio e dell'antimonio, una fabbrica di lampadine a Mailuu-Suu, due distillerie a Karakol e Kara-Balta, oltre a linee di produzione tessili nel sud. A remare contro l'accordo, tuttavia, permangono le barriere commerciali innalzate con l'accesso del Kirghizistan nell'Unione economica eurasiatica a guida moscovita. Mentre in passato il paese centroasiatico lucrava sopratutto sul re-export di merci cinesi nello spazio ex-sovietico, adesso conviene piuttosto concentrarsi sulla produzione e sull'assemblaggio di merci. Chi, nonostante il calo dei profitti, invece rimane fedele all'import export testa nuovi schemi, come l'importazione di prodotti cinesi attraverso il confine sino-kazako, dove sorge la zona economica speciale di Khorgos. Stando ad alcune fonti locali, molti preferirebbero l'arrivo di investimenti dalla Russia in virtù del passato comune, ma per ora il coinvolgimento di Mosca nel paese si è dimostrato illusorio. Proprio di recente è stato annullato il contratto per la costruzione di due centrali idroelettriche a causa del ritardo nei lavori. In compenso sono state avviate trattative con la China’s State Power Investment Corporation per quattro stazioni lungo il fiume Naryn in grado di generare 4,6 miliardi di kilowattora. Ad ogni modo, secondo Gulnur Chekirova, l'interesse di Pechino per il Kirghizistan è finalizzato sopratutto alla stabilizzazione di rapporti strategici sul lungo periodo, mentre nell'immediato il paese centroasiatico funge da canale di transito verso le nazioni della regione. (Eurasianet)

L'intenzione di Astana di estendere la durata dell'affitto della terra agli stranieri da 10 a 25 anni ha innescato una serie di proteste popolari non prive di sfumature anticinesi, riprese dalla stampa locale. E se è vero che la sinofobia è direttamente proporzionale all'ammontare degli investimenti iniettati dal Dragone nella regione, probabilmente i governanti centroasiatici dovranno fare il callo alle proteste di strada. Negli ultimi 5 anni Pechino ha investito oltre 10 miliardi di dollari nel paese, mentre all'inizio del 2016 si contavano 668 imprese cinesi su suolo kazako, un più 35 per cento rispetto al 2013. A febbraio è stato attivata la linea merci che da Almaty arriva a Linayungang, il volume di container dall'Europa alla Cina passante per il Kazakistan è raddoppiato nel 2015. Intanto l'area industriale di Khorgos ha attratto (inspiegabilmente) 3,1 miliardi di dollari di investimenti da quando è stata lanciata nell'aprile 2012, mentre il Dragone continua a fare la parte del leone nell'industria energetica kazaka, controllando il 30 per cento delle estrazioni petrolifere nel paese centroasiatico (nel 2013 la statale CNPC ha acquistato l'8,33 per cento del mega giacimento di Kashagan). (Eurasianet)

Più di 1.700 treni container sono stati lanciati tra Cina ed Europa da quando sud-ovest sinistra della Cina Chongqing per Duisburg in Germania nel 2011. La maggior parte di questi treni passati attraverso la Polonia, mentre il treno merci Chengdu-Europa e "Sumanou" da Suzhou a Varsavia, a due non fermare i treni, gestito dalla Cina direttamente alla Polonia. Quasi tutti i treni merci tra Cina ed Europa passano per la Polonia. (Xinhua)

Un'analisi di Raffaelo Pantucci sugli interessi cinesi in Asia Centrale e lo stato dell'arte della Silk Road Economic Belt. Pantucci sembra contestare velatamente la mancanza di una strategia regionale chiara. (Eurasianet)

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