giovedì 5 giugno 2014

Giovani, studiosi e sucidi


Quando il Professor Zhu lesse il biglietto non ebbe un attimo di esitazione. Andò subito a cercarla. La ragazzina era sparita da alcuni giorni lasciando quell'unico messaggio: voleva abbandonare gli studi e scappare di casa. La trovò da una compagna di classe, provò a consolarla fino a notte fonda, ma la disperazione ebbe il sopravvento. La giovane si precipitò verso la finestra per farla finita. Zhu riuscì ad afferrarla al volo, poi i due precipitarono nel vuoto. La studentessa si è salvata, l'insegnante è morto eroicamente facendole da scudo con il proprio corpo.

Tragedie come quella consumatasi nella scuola media di Jinji, Provincia dello Anhui, non sono rare in Cina. Accadono la maggior parte delle volte senza tanto rumore, senza finali eroici o titoloni sui giornali, ma accadono.

Secondo quanto riportano i media di Stato, in Cina il suicidio è la prima causa di morte per la popolazione compresa nella fascia d'età tra i 15 e i 34 anni. Sebbene le stime esatte vengano ancora tenute nascoste -stando a una rivista del Ministero della Salute- ogni anno sarebbero circa 500 i ragazzi delle scuole elementari e medie a togliersi la vita. Mentre, secondo il 'Journal Adolescent Health', tra il 6% e il 10% dei ragazzi cinesi ha cercato almeno una volta di uccidersi. Lo scorso 14 maggio, l'organizzazione no-profit 21st Century Education Research Institute ha rilasciato un nuovo libro blu compilato congiuntamente da associazioni governative ed educative di varie aree del Paese. Dei 79 casi di suicidi tra le mura degli istituti primari e secondari presi in esame lo scorso anno, il 92% si è verificato in seguito a periodi di particolare stress scolastico o a diverbi con gli insegnanti; il 63% è avvenuto nella seconda parte dell'anno, con l'avvicinarsi dei temuti esami di ammissione alle scuole superiori e del famigerato gaokao, l'equivalente della nostra maturità. (Segue su L'Indro)

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